Rassegna storica del Risorgimento
GIANNONE PIETRO
anno
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1963
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pagina
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385
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Rassegna di studi giannoniani 385
studi sull'argomento, die cioè Punica materia che interessi vivamente, profondamente e incessantemente il Già uno ne sia la politica ecclesiastica; e poi che non poche di queste lettere riguardanti rapporti personali hanno stretta attinenza con le vicende relative alla stesura, alla preparazione, alla diffusione non solo dell' Istoria civile ma anche di altre opere, a segno che riesce estremamente difficile spiegarsi come mai studiosi recenti e di valore non ne abbiano mai preso conoscenza.
Anche per ciò che concerne l'interpretazione forzata del Vigczzi relativa alla concezione del diritto divino, alcune pagine del Colapietra sembrano più persuasive e decisive (104 e sgg). E non sembra che per quanto riguardi i rapporti tra principe e suddito il Giannone intenda scostarsi gran che da quanto pensava e scriveva il suo grande amico Capasse. Questo mi pare ineccepibile. Per l'atteggiamento assunto dal Giannone di fronte alla politica, alle istituzioni e alla legislazione spagnole, non sarà mai abbastanza ripetuto ch'egli in ciò, estraneo com'era a' problemi essenziali della vita nazionale e internazionale, tolti, s'intende, quelli relativi alla politica ecclesiastica, ha preferito affidarsi spessissimo a giudizi altrui, limitandosi a ripeterli letteralmente. Non è lecito pretendere che in un lavoro del tipo di quello che il Colapietra ha intrapreso, lavoro di cscavazione e approfondimento di un terreno appena dissodato, possano trovare posto adeguato ricerche d'indole prevalentemente filologica sulle fonti dell'/storia civile, e non sarà lecito, per esempio, fargli torto se anche lui attribuisce direttamente al Giannone, a proposito della rivolta di Masaniello, quanto costui ha copiato dal Nani; ma non si potrà, per i motivi suesposti, non far torto a' gian-nonisti di professione di aver attribuito poca importanza o di avere trascurato del tutto cotesto ricerche. Ciò che qui occorre soprattutto porre in evidenza è che solo attraverso un'attenta lettura dell'Epistolario, possiamo metterci in grado di conoscere l'intimità spirituale de' rapporti tra P. Giannone e N. Capasse. Il quale, stando alle indagini recenti e convincenti del Colapietra (p. 108) rappresenta il punto d'approdo, l'ideale dell'epoca, e particolarmente dell'autore dell' Istoria, il cesaropapismo. Cosa che appare ancor più evidente per chi conosca gli altri scritti del Giannone e ricordi la pagina conclusiva di quello dedicato alla Legazia siculo.
Arrivati a questo punto, siamo in grado di vedere, all'iufuori di qualsivoglia pregiudizio, qual conto debba farsi di quell'opinione che, pur protestando di avere studiato come niun altro mai, in lungo e a fondo, VIstoria civile, sostiene che essa suggerisce un sentimento Ubero e moderno della vita .
Possiamo intanto rallegrarci, nell'interesse degli studi di qualsiasi ispirazione e tendenza, che finalmente per la prima volta sia stata posta in rilievo la straordinaria importanza che, pel nostro argomento e per la storia del vicercgno napoletano, riveste la lunga corrispondenza del Giannone col fratello. Tutte cose che, più modestamente e in parole più povere, io vado dicendo da molti anni, meritandomi lo sdegno o l'indifferenza ostentata di certi specialisti, e che ora ricevono conferma in un libro di un autore, che non ho il bene di conoscere porso-nalmente e che molto probabilmente non conosce i mici scritti. Sicché potrei ricordare col Poeta quella stessa
. . .,.* ........ vendetta
che tu vedrai innanzi che tu muoi
(Par. XXII, 15).