Rassegna storica del Risorgimento

GIANNONE PIETRO
anno <1963>   pagina <386>
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Carmelo Caristia
3. Con la nuova edizione ddV Autobiografia curata da S. Bertelli} studioso di priin'ordinc, rientriamo nel campo delle ricerche direttamente giannoniane,
La prima edizione daW Autobiografia fu curata da P. S. Mancini, e segnò certamente un passo in avanti nel campo degli studi giaunoniani, e di essa rese conto, giovanissimo, nel lontano 1890 (Archivio star, per le prov. napohtjtp. 677-685), B. Croce, soddisfatto e insoddisfatto, specialmente per la stampa piena di errori gravissimi , perchè fatta senza garbo, piena di borra e di roba inutile (p. 684 e ss.). Ma in complesso persuaso che fra quanto si sapeva ad opera del Panami e (manto ad essa si veniva ad aggiungere per quella compiuta recentis­simamente dal Mancini e da altri scrittori, ei fosse già in possesso di notizie si­cure e minute sulle vicende esterne della vita del Giannone, anche se queste suscitassero il bisogno di una conoscenza più intima e profonda dell'ingegno e del carattere di un taut'uomo. Dell'Epistolario che all'uopo riveste un'importanza di prim'ordine, né il Croce né altri fa cenno. E in verità pochissimi si sono accorti della sua esistenza finché F. Nicolini non l'ha espressamente ricordata in quella sua bibliografia diligentissima ed esaurientissima, ciré di grande utilità anche a' nostri giorni. Com'è noto, Io stesso Nicolini provvide opportunamente alla pub­blicazione di una nuova edizione delT Autobiografia, che riusci certamente più corretta e meglio ordinata di quella del Mancini.
Nell'edizione curata in un volume più agile e maneggevole dal Bertelli (P. GIANNONE, Vita scritta da lui medesimo, Milano, Feltrinelli, I960) note­vole è il proposito di restituire al testo originario la sua piena integrità. Nico­lini aveva ripulito, modificato, per altro solo nella forma, il testo, Bertelli prefe­risce mantenersi più fedele al testo, e non osa nemmeno pronunziarsi esatta­mente sul nome del paesuccio di confine in cui scattò la trappola preparata da quel Gastaldi, emissario del governo del re di Sardegna che trasse il Giannone nelle mani de' suoi nemici, per avviarlo alla lunga prigionia. Non voglio indugiarmi a mostrare se fosse più conducente la via seguita dall'uno o dall'altro, ma debbo aggiungere col rispetto dovuto a chi ha dati a* nostri studi un contributo ch'è tuttora il più vasto e il più valido che se avessi dovuto scegliere, avrei seguito la via del Bertelli. Il quale ha compiuto lodevolmente altre ricerche nello Archivio di Stato di Torino e nell'Archivio Segreto Vaticano, e opportunamente rimanda il lettore desideroso di maggiori notizie a un altro suo saggio di maggior rilievo pubblicato nel Giornale storico della letteratura italiana del 1955 (pp. 169-235). E valeva la pena. Non tanto per il giusto lamento, che, del resto, l'autore di questa nota ha fatto più volte, sull'oblio o la traseuraggine di cui fu coperto sino a ieri l'Epistolario, quanto per le abbondanti e sicure notizie che di esso si danno. Ma non mi sembra in nulla conforme a verità quanto egli scrive a p. 170, lodando il Caristia e il Marini per aver consultato il manoscritto e aggiungendo però che tanto l'uno quanto l'altro ben poco può dirsi abbiano attinto dallo Epistolario .
Ora non vorrei dire se il Marini abbia o non abbia attinto o non attinto a sufficienza. Ma chi conosca il suo libro più impegnativo (donnone e il gianno-nismo), potrà vedere che in esso VEpistolario é citato con molta parsimonia, a pp. 95-97, 108, 112. Sempre con grande cautela. Per quel che mi riguarda e per la verità, debbo aggiungere che quando io conobbi e lessi il manoscritto avuto