Rassegna storica del Risorgimento

GIANNONE PIETRO
anno <1963>   pagina <387>
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Rassegna di studi giannoniani 387
in prestito qui a Catania dalla Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma, pa­recchi studiosi recenti di cose giannoniane non erano ancora forse nati o, se nati, avevano ancora da fare col sillabario. Dobbiamo risalire a una trentina d'anni fa. Non so se io abbia saputo trar profitto dalla lezione, ma è certo che l'ho tenuto sempre presente e seguito forse troppo da vicino in tutti i miei studi sull'argo­mento. Chi volesse avere la pazienza di leggere solo quello sotto il titolo di Pietro Ciminone e VIstoria civile, si accorgerebbe subito che l'ho citato e sfruttato lar­gamente a proposito della preparazione, della diffusione e della fortuna del capo­lavoro, sia per il testo originale, sia per le traduzioni francese inglese e tedesca. Lo stesso ho fatto per quanto concerne la Risposta alle Annotazioni del Paoli e per ciò che si riferisce a plagi veri o presunti. E, quel che più importa, l'ho tenuto presente quando si e trattato di vedere quale fosse il mondo al quale il Giannone si sentiva più legato e quali fossero i problemi che più lo inte­ressassero e quali quelli che non lo interessavano affatto o lo interessavano ben poco. Come l'ho seguito da vicino nel saggio P. Giannone e i suoi fami-liari, dove si potranno leggere anche utili notizie sulla Breve relazione de'' consigli e de9 decasteri della città di Vienna, di cui anche il Bertelli si occupa nel Giornale.
Non mi sentirei di seguire, d'altro canto, il Bertelli in tutto quanto egli scri­ve nclTIntroduzione, per altro ben condotta e ben proporzionata e particolar­mente utile per le notizie che fornisce sull'importanza de' memorialisti del Set­tecento. Mi permetterei solo di fare certe riserve sugli Avvertimenti di un grande maestro del Giannone, F. D'Andrea, e di rimandare il lettore al libro del Cola-pietra, che degli Avvertimenti si occupa di proposito a p. 88 e sgg. Completa e utile più di ogni altra cosa mi sembra la Nota al testo. Tuttavia resta ancora inappagato il desiderio di vedere una Vita del Giannone che tenga stretto conto di tutti i documenti che ci restano, che riscontri il contenuto del testo della Vita scritta dal Panzini con VAutobiografia del Giannone, superando il contrasto, le varianti o le lacune, ricorrendo alle lettere del Carteggio col fratello, ricorso asso­lutamente indispensabile per chi intenda seguire da vicino quella parte della vita che si svolse lontana dal viceregno e che non offre minor interesse di quel­l'altra trascorsa in NapoU.
Dal Bertelli ci saremmo potuto aspettare qualcosa di più preciso e più ma­turo sulla figura e il pensiero del Giannone. Egli si è invece limitato a ricomporlo, sia pure a brevissimi tratti, sullo stesso piedistallo alto e malfermo su cui lo hanno collocato recentissimi studiosi (grande storico, pedagogo o educatore, po~ pullula, ecc.), tutte cose che il Carteggio, letto integralmente e attentamente, smentisce. Basterebbe vedere come il grande storico valuta nella sua corrispon­denza, i più noti avvenimenti del suo tempo e specialmente i motivi, le forze e la condotta di quella guerra che lo costrinse a lasciare Vienna. Basterebbe ri­leggere le lettere del gennaio e dell'aprile del 1734, dove per sedare i dubbi del Capasso invoca l'intervento della Provvidenza per concludere che l'imperio augusto del nostro Cesare è unicamente sostenuto da Dio, e non può vacillare . E si sa quel che accade dopo poco tempo all'imperio inespugnabile e al suo fede­lissimo vassallo (p. 114).
La lettura del Carteggio si rende ancor più necessaria per determinare i li­miti e le ragioni della fortuna dell1 Istoria, i motivi por cui ebbe più larga acco-