Rassegna storica del Risorgimento

LETTERATURA ; ROMANIA ; SOLFERINO E SAN MARTINO
anno <1963>   pagina <390>
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390 Mircea Popescu
I primi diciotto versi, che ai aprono, alla maniera tipica del canto popolare romeno, IÌTÌGO in special modo, con Frunzd verde (Fronda verde), già preannun­ziano l'esito infausto dello scontro: le voci che corrono sono cattive, i luoghi sono nemici, perchè stranieri , mancano pane e acqua, nel grande accampa­mento austro-ungarico la truppa sta in riga anche la notte, pronta a respingere l'attacco dei Francesi, che si trovano di fronte, nelle immediate vicinanze.
Nei seguenti quindici versi si dice che, appena sorto il sole, i Francesi attac­carono, e furono accolti dapprima con colpi di fucile, che volavano come mo­sche , e poi con colpi di cannone, che facevano tremare le colline circostanti. H sangue scorreva come un ruscello; i soldati cadevano, dall'una e dall'altra parte, come covoni di grano .
Gli ultimi diciassette versi danno, in un episodio a sé, la misura della scon­fitta subita dagli AustroUngarici, fra i quali si trovava anche il nostro modesto cantore: un generale corre a cavallo dall'imperatore, lo informa che Italiani e Francesi hanno circondato da tre Iati i suoi reparti e chiede l'autorizzazione a ritirarsi, per non far uccidere tutti i suoi uomini. L'imperatore acconsente, non prima di aver rivolto ai soldati l'esortazione a resistere finch'è possibile.
Tutto qui. Ma, per aver originato un canto popolare, che non segue i moduli tradizionali della balada, la battaglia di Solferino deve aver colpito fortemente la fantasia del soldato transilvano, inducendolo a raccontarla ai suoi compaesani, in chissà quale occasione: ad un banchetto nuziale, in un momento di riposo fra le fatiche dei campi, a qualche riunione serale per la sgranatura del mais, ad una festa da ballo o in osteria.
Nelle sue mani ci vien fatto di pensare non dev'essere arrivato nessuno dei volantini diffusi dai Piemontesi fra le file nemiche, dove si sapeva che i Romeni della Transilvania e della Bucovina erano in numero rilevante.'1) L'incitamento del Tommaseo a non combattere contro quella nazione, che è la madre della vostra nazione , e che aveva appoggiato, pochi mesi prima, l'Unione dei Principati, e ad essere uomini, non fruste in mano agli Austriaci , non è giunto certamente alle orecchie del soldato di Maramures, la cui coscienza etnica, nel 1859, non poteva non essere sveglia.2) Altrimenti, qualche cenno avremmo forse avuto in questo canto consacrato alla battaglia di Solferino. Una diserzione, quasi certamente no. Non ho potuto trovare prove segnalava il povero Marca nel 1924 3) che i Romeni della Transilvania e della Bucovina, che combattevano sul fronte italiano nel 1859, abbiano seguito l'esempio degli ungheresi, disertando, a reggimenti interi, nel Piemonte .
Quel che è sicuro è che le guerre in Italia erano considerate una calamità dai Romeni transil vani, sia per la lontananza dalle proprie case, sia per l'asprezza delle battaglie, sia, magari inconsciamente, per l'estraneità della causa. Se ne trova l'eco in alcuni interessanti canti popolari delle raccolte Al. Tipica, Béla Bartók, I. Bìrlca, sui quali avremo modo di intrattenerci in altra occasione.
MIKCEA POPESCU
x) AL. MASCO, Romantica italiani si Romànii, Bucarest, 1924, pp. 71 e agg,, e il già ricordato Cospiratori, pp. 196 e aegg,
2') Due grandi insurrezioni, nei 1784 e nel 1848-19, erano partite e si .èrano svilup­pate nell'ambiente dei contadini romeni della Transilvania, toccando anche il Maramures.
*) AL. MAJICU, RomanticU cit., p. 198.