Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno <1963>   pagina <393>
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Per una storia del nazionalismo italiano
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esistenza e dello possibilità di successo della sua azione. Proprio perchè il popolo italiano si è scosso dal torpore, proprio perchè le basi della prosperità sono gettate, è possibile far sorgere le opere e-i monumenti della grandezza , *) continuava il manifesto, auspicando un'Italia forte e potente.
Se tale rigoglio vitale rendeva possibili tabi aspirazioni e quindi anche Pesi* stenza di un movimento politico che le nutrisse, la peculiarità di tali aspirazioni poteva essere attribuita a quel movimento solo in presenza di una situazione di disfacimento morale .
Alfredo Rocco, il futuro guardasigilli, il cervello nazionalista più lucido e rigoroso, così ricordava nel 1914 quella situazione: Da quaranta anni i partiti politici italiani si erano preoccupati dei più diversi problemi: della libertà, che nessuno ormai più minacciava; della democrazia, cioè della partecipazione del popolo al Governo, che, col suffragio universale, ha raggiunto i limiti estremi della sua realizzazione; del socialismo, ossia di quella ripartizione di quella mi­serabile ricchezza che la natura, avara e matrigna col popolo italiano, ci ha per­messo di conseguire; della religione, che è una grande e rispettabile cosa, ma riguarda più la coscienza interiore che l'azione politica: del femminismo, dell'an-tialeoolismo e della vivisezione, ma nessuno (salvo Francesco Crispi, che ne mori di crepacuore), aveva parlato mai al popolo di quella piccola e miserabile cosa che è la nazione italiana. Ci si era dimenticati di questo particolare: che, oltre l'indi­viduo, oltre la classe, oltre l'umanità, esiste la nazione., la razza italiana .z)
Prezzoline, sempre nello scritto citato, diceva che dal 1898 al 1908, di fronte allo sviluppo industriale, al miglioramento generale della vita economica, al crescere dei pubblici servizi e alla maggiore libertà politica, si era avuta una decadenza morale caratterizzata dalla degenerazione del partito socialista, dal sorgere del giornalismo industriale, dalla confusione dei partiti politici, dalla po­tenza della massoneria, dall'anticlericalismo incapace di opporre valori superiori a quelli della religione, dal disfacimento del modernismo, da una politica di demo­crazia piccoloborghese e da una politica estera casalinga da piccola nazione.3)
I motivi di critica, come si vede, sono in gran parte diversi, e per la dif­ferente formazione culturale, e per il distacco da tempo avvenuto del fondatore della Voce dal nazionalismo, ma in entrambi i giudizi risulta evidente l'insoddi­sfazione per la vita civile e politica dell'Italia giolittiana, per l'Italia del grande dominatore e addormentatore . *)
La vita politica, poi, scriveva L'Idea nazionale in uno dei suoi primi numeri nel 1911, non ha ancora come presupposto che la lotta e la competizione dei partiti si svolgano entro i confini e sulla base di interessi nazionali sia pure vagamente ed ibridamente intesi e perciò, continuava, ci siamo accinti con animo fervido e fede sicura a creare lo strumento nuovo che valga ad agitare e ad imporre alla coscienza del popolo italiano i maggiori problemi della vita nazionale. *) E qualche mese più tardi diceva: è una dottrina, la nostra, che
1) Ibidem,
2) A, Rocco, Che cosa è il nazionalismo e che cosa vogliono i nazionalisti* H ed., Pa­dova, 1914, pp. 3-4.
3) G. PAPI? e G. Fnszzoxmc, op. eit., p. X. *> Ibidem.
s) JJdea nazionale* Ruma, 15 murzo 1911, art. U nazionalismo e la realtà politica
italiana?
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