Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
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1963
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Raffaele Molinelli
oggi ci mette, se non contro, fuori dei partiti politici attualmente esistenti in Italia, per un'azione concreta, chiara singolare, tutta nostra . E Corradini, sempre nel 1911, così si esprimeva: L'Italia ha sul collo i suoi politici ignari e debilitati; l'Italia è schiava d'una opinione pubblica delle sue classi colte che è tutta quanta una serie di luoghi comuni e di errori; l'Italia, in tutto ciò ohe fa e che non fa, appare misera, timida e povera . 2)
L'antitesi fra una situazione di vigoroso sviluppo economico ed una degenerazione civile e politica serve ai nazionalisti a giustificare la loro esistenza, ma quest'antitesi, se per certi aspetti aveva motivo di essere posta, tanto da suscitare risentimenti e opposizioni in tutt'altri settori, ci appare valida oggi, nella sua interezza, solo in una prospettiva nazionalistica e poco fondata, invece, in una visione storica, che tenga conto delle reali esigenze della società nazionale nel primo quindicennio del secolo.
D'altro canto, poi, i nostri nazionalisti non si rendevano conto che quel meraviglioso sviluppo economico, che essi stessi magnificavano, era anche per buona parte frutto di quella politica interna ed estera da loro così aspramente avversata: di una politica di raccoglimento interno, delle grandi lotte sindacali, dell'ascesa delle grandi masse ad un più. dignitoso livello di vita civile, delle libertà politiche.
Ciò che della vita politica i nazionalisti consideravano poco nazionale era il maggiore interesse del ceto politico per i problemi della politica interna rispetto a quelli internazionali.
Abbiamo visto come Alfredo Rocco trattasse con disdegno l'attività della classe politica postunitaria in favore dei problemi della libertà del cittadino, della sua partecipazione al governo della cosa pubblica, della giustizia sociale e della vita religiosa, come se questi non fossero problemi nazionali , interessanti cioè l'intera nazione nel divenire del suo progresso civile.
La svalutazione della politica interna di fronte a quella estera costituisce un po' il leit-motiv di tutta la propaganda nazionalista. Già nel 1905 Corradini diceva che sono cronaca che passa, le agitazioni dei cittadini dentro il confine; sono storia gli atti della nazione in cospetto delle altre nazioni ; e questo convincimento gli derivava dalla sua concezione della nazione come missione e come organismo ( un corpo organato, in se compiuto, vivo e attivo ) e della storia del mondo come conflitto di antagonismi di cui le nazioni sono gli organi maggiori ; *' concetti tratti da reminiscenze risorgimentali, dal positivismo e dalla lettura del Mommsen.4) E nel 1910, nella relazione al congresso di Firenze, dal quale doveva avere origine l'Associazione Nazionalista, affermava: e Se io volessi parlare un linguaggio esagerato, direi che per un vero nazionalista, per un uomo, cioè, dotato d'ima vera coscienza nazionale, questioni interne della nazione non esistono. Ma siccome voglio parlare un linguaggio temperato, dirò
1) lì Jdiut nazionale, 8 giugno 1911.
2) E. GOHRADXNX, Il volare d'Italia, Napoli, 1911, p. 14,
E. CORBADINI, Discorsi politici (1302-1924)* II ed., Firenze, 1925, pp. 37, 44.
*) Per l'influenza delle dottrine dello storico tedesco sul pensiero di Corredini vedi P. L. Occorra, Corradini* Firenze, 1933, p. 123; Io stesso Corradini in alcune pagine sicuramente nutobiogrufiebo de La patria lontana accenna all'influenza di severi studi di storia sullo formazione politica del protagonista dei romanzo (p, 187).