Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno <1963>   pagina <395>
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Per una stona del nazionalismo italiano 395
soltanto che la massima parte delle questioni interne sono false interne e possono sempre convenirsi in questioni esterne . *)
Questa svalutazione della politica interna era fatta in funzione di pungolo per spingere la classe dirigente ad operare una diversa politica estera, e come tale essa va presa. E non va considerata come esauriente l'intera dottrina e l'in­tera prassi nazionalista; e perchè gli stessi nazionalisti erano ben consapevoli dei rapporti fra politica interna ed estera (come quando si preoccupano di deli­neare quelle che debbono essere le condizioni della vita politica interna in vista della guerra vittoriosa , cioè il metodo di disciplina nazionale ; e quando definiscono la nazione con l'economicistica concezione di campo di raccolta , associazione di affini la quale ha per primo scopo di rendere più efficaci gli strumenti per soddisfare a un istinto con cui ogni individuo nasce, l'istinto di riunire in sé il massimo possesso , potenza per fare l'utile dei cittadini )2) e soprattutto perchè essi avevano idee abbastanza precise in fatto di preferenze sociali e simpatie più che evidenti per certe soluzioni di politica interna, tanto da poter apertamente dichiarare ohe il guardare inori dei confini era per loro anche uno strumento di riforma interna rivoluzionaria , uno strumento per rinnovare il personale di governo .3)
Ad ogni modo, l'affermazione dell'inesistenza di una politica estera italiana 4) fu uno dei temi fondamentali della giustificazione nazionalista dell'esistenza del movimento; e questa motivazione la ritroviamo tanto negli esponenti della fra­zione più estremista e reazionaria, quanto in quelli dell'ala democratica. Corra-dini, ad esempio, affermava che il nazionalismo era nato dall'orrore per la nega­zione della suprema finalità nazionale, la politica estera 5J e il democratico Scipio Stghele diceva che esso era sorto allorché, in occasione della crisi bosniaca del 1908, il piccolo gruppo di dottrinari che da tempo faceva propaganda di nazionalismo e il più vasto nucleo di cittadini che provavano disgusto per la viltà dei governanti e per l'indifferenza collettiva di fronte ai problemi di politica internazionale, riconobbero la loro affinità . 6J Anzi potremmo dire che il più solido se non unico legame, che riunì a Palazzo Vecchio a Firenze nel dicembre 1910 l'eterogenea folla dei convenuti al primo convegno nazionalista, fu proprio quello della comune convinzione della mancanza di un'attiva politica estera ita­liana.
Ma tale convinzione a noi, che vediamo con gli occhi del poi, appare moti­vata solo se essa vuole significare che la classe politica del primo Novecento, raffigurata e compendiata in Giolitti, non aveva un gusto spiccato per il grande
3) Il nazionalismo italiana. Atti del congresso di Firenze, Firenze, 1911, p. 28.
*) E. CQHBADINI, Discorsi politici ci!., pp. 60, 61, 66, 102, 106.
') Ibidem, p. 131; II nazionalismo italiano, op, cit., p. 35.
0 Vedi sull'argomento la risposta ài Giulio de Frenai (L. Federzoni) al questionario su I mossimi problemi della Nazione , in P. AitCA.ni, La coscienza nazionale in Italia, Voci del tempo presente, Milano, 1911, pp. 82, 83 e la relazione dello stesso de Frenai al congresso, di Firenze in II nazionalismo italiano, op. cit., pp. 105-126.
5) E. COBRADINI, Discorsi politici, cit., p. 232.
<) S. SIGHEMS, Il nazionalismo e i partiti politici, Milano, 1911, p. 2; vedi pure dello stesso Pagine nazionaliste, Milano, 1910, pp. 141-156. A proposito della valutazione della politica estera come la politica per eccellenza , vedi pure il Manifesto della rivista di F. Coppola e di A. Rocco, Politica, a. I., voi. I, fase, 1,1918, p. 16.