Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno <1963>   pagina <396>
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Raffaele Molinelli
gioco della lotta di potenza nel vasto scacchiere internazionale, ma certamente non ci appare fondata se consideriamo che quella prudente e paziente politica estera riuscì a farci muovere, pur rimanendo all'interno di un'alleanza, con una agilità tale da consentirci rapporti fruttuosi al di fuori di essa e a porre premesse di grande importanza.
Ma per quali ragioni la nostra classe politica, la nostra opinione pubblica, erano, secondo i nazionalisti, cosi aliene da una politica estera vigorosa ed ener­gica? Le cause, profonde e lontane, avevano le loro radici nello stesso Kisorgi-niento, essi dicevano.
Al movimento di liberazione nazionale rimproveravano di essere stato fatto con poca guerra e poca rivoluzione, di essersi compiuto con raggiri diplomatici e armi straniere e in nome della libertà del cittadino e dei diritti dell'uomo; e ciò, essi dicevano, aveva avuto come conseguenza uno scarso sviluppo della coscienza nazionale e della volontà di potenza. *) Ma il volere d'Italia poteva essere suscitato instillando nel popolo italiano l'idea della necessità di preparare la guerra e di farla : il nazionalismo pensa che la guerra sia necessaria all'Italia. Suo compito è prepararla , diceva Corradini.2J
Tramite l'eroicismo, la concezione della vita e della storia come lotta dram­matica, del disprezzo della vita, della retorica della guerra, della bella morte operaia terribile e benefica , della carne sbranata , di contro alla paura del sangue e allo spettro ebe perseguita le piccole Ladies Macbcth in diciot­tesimo (frutto tutto ciò di quel superomismo, aristocraticismo, estetismo che costituivano il fondo culturale dei primi corifei del nazionalismo), banditi sin dai tempi del Regno,9) si rinverdiva così il mito del necessario tiepido fumante bagno di sangue di Rocco de Zerbi.
Ad ogni modo, con la guerra o senza, ciò che i nazionalisti chiedevano alla classe politica italiana era una politica di espansione coloniale, come quella che da tempo stavano già conducendo le grandi potenze internazionali.
L'attrazione esercitata dall'esempio dei grandi imperialismi stranieri è da alcuni autori nazionalisti, anche se la tesi è appena accennata, posta come una delle cause del sorgere del nazionalismo italiano.
Diceva infatti il Sighelc, che è il più esplicito a tale proposito, parlando della erisi internazionale del 1908, che è per lui la vera data di inizio del movimento nazionalista: Pareva ormai un assioma... che la missione dell'Italia nel mondo dovesse ridursi allo sterile ufficio di registrare i successi ottenuti dalle altre nazioni, senza mai nulla pretendere per se : allora, egli continuava, quelli che non erano venduti al governo o addormentati dalla rassegnazione insorsero contro la polìtica d'eunuchi . *) E P. L. Occhini, riferendosi al periodo della nascita della rivista II Regno (uscita nel 1903, ma la cui pubblicazione fu decisa nell'estate 1902), cioè al primo sorgere del movimento nazionalista, cosi scriveva: Era quello infatti il momento in cui più si affermava la volontà imperiale di alcuni Stati; e tutto c'ìnduceva a credere che veramente noi ci trovavamo al
J) Vedi E. CORRADINI, Discorsi polìtici, cit., pp. 113, 235; M. MORASSO, L'imperiar lismo artistico, Torino, 1903, p. 75.
2) E. CORRABIMI, Il volere d'Italia, cit, p. 206.
3) Vedi E. Con-HADiwi, La vita nazionale, Siena, 1923, pp. Ili, 115-121; G. PAPINI e G. PEZZOEINI, op. cit., pp. 10-22,26, 35.
*) S. SIGITELE, Il nazionalismo, cit., p. 3.