Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno
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1963
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pagina
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400
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400 Raffaele Molinelli
come alcuni socialisti rivoluzionari fossero potuti diventare nazionalisti), trascu-scurando invece il suo obbiettivo ultimo, la costruzione, cioè, di una società socialista, ci si rende chiaro come tali atteggiamenti fossero solo una civetteria da esteli che facevano politica. D'altronde certi compiacimenti, insieme alla concezione della lotta fra nazioni proletarie e nazioni plutocratiche e a quella del socialismo precursore del nazionalismo, servivano a tacitare la coscienza proletaria dei vari Maraviglia, Forges Davanzali, passati al movimento nazionalista. E da notare, poi, che altri esponenti del nazionalismo, come ad esempio Rocco, provavano per il sindacalismo rivoluzionario solo una profonda avversione. *)
D'altro canto, Io stesso Corradini negli anni della guerra e in quelli immediatamente successivi inviterà la borghesia a spezzare qualsiasi organizzazione di lotta di classe socialista, ad organizzarsi per combattere la belva rossa, a ridurre a dovere gli irresponsabili ;2) e più tardi, nel 1923, riconoscerà che il nazionalismo era stato l'ultimo dei partiti politici della borghesia e non aveva saputo essere il primo dell'intero popolo italiano ,3' anche se nelle sue intenzioni questo riconoscimento voleva essere soprattutto un elogio al fascismo, più fortunato.
Quasi tutti gli scrittori nazionalisti affermano, poi, che il nazionalismo italiano è sorto soprattutto come reazione a quella che essi definivano la mentalità democratica .
Giovanni Papini in un discorso del 1904 descriveva questa mentalità come quel miscuglio di bassi sentimenti, d'idee vuote, di frasi debilitanti e di aspirazioni bestiali, che va dal comodo radicalismo del piede di casa al lacrimoso tolstoianismo a nti milita re, dallo pseudo positivismo ingenuamente progressista e superficialmente anticlericale fino all'apoteosi delle rimbombanti blagues della Rivoluzione: Giustizia, Fraternità, Eguaglianza, Libertà .*'
Per i nazionalisti della tendenza democratica l'opposizione verso tale mentalità si riduceva, però, al combattere quel costume di vita civile e politica che impediva il diffondersi di un vibrante amor di patria e l'attuarsi di una vigorosa politica estera. Paolo Arcari diceva, infatti, nel 1911: nell'Italia attuale stanno di contro quelli che alla patria pensano e quelli che la dimenticano, quelli che sentono innamn tatto la vasta solidarietà di essere italiani e quelli che, prima di un tal vincolo, od anche senza di esso ne sentono molti altri, di partito, di classe e di confessione . Il nazionalismo è sorto a sanare questa frattura perchè, egli diceva, non si può credere in un'antitesi fra la nazione e l'individuo, così come non si può dissociare l'idea di nazione da quella di democrazia, perchè ciò che è nazionale non può non essere democratico, e viceversa.5) E Scipio Sigitele, nel 1910, diceva di non rilevare contraddizione sostanziale fra umanitarismo e patriottismo, così come non v'era contraddizione psicologica tra l'amare la propria famiglia e l'amare il prossimo; anzi, aggiungeva, soltanto chi sa amare molto i pochi sa veramente amare un poco i moltissimi.6'
*) A. Rocco, op. cit., pp. 30-31.
2) E. Comi A Di.M, Discorsi politici, cit., pp. 382, 418,421-422.
8) rbidem, p. 19.
4) G. PAPINI e G. I'IIBZZOUNI, op. cit., p. 9.
*) P. AaCAai, op. cit., p. VHI, XIV, XVI.
*) Ibidem* p. 52.