Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno <1963>   pagina <402>
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402 Raffaele Molinelli
donassero nel 1912, dopo lo prime manifestazioni politiche dell'Associazione Nazionalista.
Alle considerazioni che abbiamo fatto sulle interpretazioni ohe il naziona­lismo italiano ha dato di sé vogliamo aggiungerne altre che possano meglio aiu­tarci a vedere quale debba essere la collocazione di tale fenomeno politico nella storia dell'Italia contemporanea.
Innanzi tutto ci sembra utile fare una chiarificazione. Troppo spesso si è portati ad associare il nazionalismo o l'imperialismo con l'autoritarismo e il totalitarismo, fenomeno il primo di politica estera e il secondo di quella interna. E tale associazione ohe può divenire anche confusione viene fatta, è ovvio, a causa di certi caratteri propri degli imperialismi della prima metà di questo nostro secolo. Ma la distinzione fra i due fenomeni politici va sempre tenuta presente proprio perchè, come ben sappiamo, essi non vanno sempre insieme, cosi come ci dimostra l'esistenza di certe forme di imperialismo del secolo scorso niente affatto illiberali all'interno e quella di certe forme di autoritarismo esi­stenti ancor oggi che sono nate e vivono solo in funzione di determinati fini di politica interna; anche se, e anche questo va tenuto ben presente, i due fenomeni politici hanno come fondo comune l'uso della violenza adottato dalla classe politica dirigente quale strumento della lotta politica, uso che, spesso, perciò, non può essere riservato ad un solo aspetto della vita politica, interno od estero che sia.
H nazionalismo italiano ebbe, come abbiamo visto, un carattere fonda­mentalmente autoritario e perciò, come ideologia imperialista e autoritaria in­sieme- preparò al fascismo quasi tutto l'intero patrimonio dottrinale.
È vero che il fascismo ai qualificò, più. che sul piano di una costante base programmatica, sul piano dell'azione pratica per la conquista e per il manteni­mento del potere, ma è pur vero che esso giustificò la sua azione politica, nelle sue linee fondamentali, con concetti e teorie già elaborate dal nazionalismo ita­liano del primo Novecento. P
Ad essi il fascismo aggiunse il culto del capò e la struttura e la tecnica orga­nizzativa del partito di massa, reso possibile dall'esperienza già scontata del suffragio universale, da quella grande opera di socializzazione della vita pubblica che fu la prima guerra mondiale e dalla diffusione e dal perfeziona­mento dei mezzi di comunicazione. Nella costruzione dello Stato fascista tota­litario e imperialista il nazionalismo impegnò non solo le sue dottrine, ma anche l'opera dei suoi uomini migliori, da Rocco a Federzoni.
Con l'affermare tutto ciò, però, non si vuole stabilire un rapporto di filia­zione diretta fra nazionalismo e fascismo; perchè il fascismo è un fenomeno pecu­liare del primo dopoguerra che nasce dalla crisi della borghesia liberale, dalle insufficienze del partito socialista, dall'immaturità politica delle giovani forze cattoliche, di fronte ai gravi problèmi della situazione post-bellica, riscaldati
1) Lo stesso Mussolini così scriveva nella prefazione al libro di A. Rocco, Scrìtti e discara politici', il nazionalismo fu l'unico movimento che, tra il 1904 e il 191.4, avesse sulla bandiera quei principi ohe II fascismo doveva alcuni anni dopo realizzare nella loro pienezza . I nazionalisti avevano già sottolineato, e pour COMÒ, tale derivazione; diceva Coppola nel 1922: la rivoluzione fascista quando ha voluto darsi una dottrina, o meglio riconoscersi in una dottrina, in nessun* 11 rn lui potuto riconoscersi se non, con progressiva identificazione nella dottrina nazionalista (Politica-, a, I, n. XXXIX).