Rassegna storica del Risorgimento
NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno
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1963
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pagina
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403
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Per una storia del nazionalismo italiano
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dall'acceso clima patriottico e nazionalista dell'ora e dai bagliori della rivoluzione bolscevica, svolgendo e portando a maturazione stati d'animo, aspirazioni e certe situazioni preesistenti. In altri termini, predisposizioni autoritarie in senso antiproletario e nazionaliste erano ben presenti nella classe dirigente italiana, ma esse poterono precipitare, per cosi dire, solo nell'infuocato clima del dopoguerra.
Quanto al rapporto Hisorgimento-nazionaUsmo, sembra che la confutazione della tesi di un'eventuale filiazione dell'uno dall'altro sia anche troppo facile.
Infatti si può dimostrare come il nazionalismo non amasse riallacciarsi al Risorgimento quale suo progenitore, ma anzi ne mettesse in evidenza quelle, che a suo parere, ne erano le gravi manchevolezze. Si può pure dimostrare come in Mazzini, P. S. Mancini, negli uomini della Destra storica e in genere in tutti i protagonisti del Risorgimento, con la sola eccezione del Cxispi, il concetto di nazione venga elaborato su basi decisamente volontaristiche, fondandolo sul con sentimento, sulla coscienza della Patria , per dirla con il Mazzini, o sulla Coscienza della Nazionalità , per usare una frase del Mancini;x) e mostrare come tale concezione sia l'antitesi di quella nazionalista, tutta biologica, del corpo organato . Si può pure mettere in evidenza come il principio di nazionalità sia indissolubilmente legato, per gli uomini del nostro Risorgimento, a quello della libertà civile e politica dei cittadini e come esso sia considerato quale strumento di liberazione dei popoli dall'oppressione straniera; mostrando come tutto ciò sia in assoluto contrasto con la concezione nazionalista della nazione come imperio e dominio, come missione di potenza.
I sostenitori, però, della continuità storica e qualitativa fra le rivoluzioni nazionali del secolo scorso e il successivo nazionaleimperialismo si dichiarerebbero insoddisfatti di queste nostre obbiezioni. La questione che essi pongono, infatti, è diversa: non si tratta di differenze di ideologie o di intenzioni, ma di vedere se, poste le rivoluzioni nazionali, non ne discendano come conseguenze i nazionalismi posteriori, ossia se l'organizzazione economica e politica della vita interna ed internazionale nata da quelle rivoluzioni sia o no la premessa dei nazional-imperialismi successivi.
La tesi del Carr,2) ad esempio, ridotta alle sue linee essenziali, è quella che le rivoluzioni nazionali hanno portato ad un grandissimo frazionamento della carta politica, alla creazione di tanti Stati sovrani i quali, a causa dell'immissione di sempre più vasti strati popolari nella città politica, hanno dovuto svolgere un'egoistica funzione economica e politica di protezione di tali ceti che non poteva non scontrarsi duramente con quella degli altri Stati nazionali; e da ciò e derivato pure, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili, un interesse pratico e diretto del lavoratore alla politica e alla potenza della sua nazione.
Che le rivoluzioni nazionali abbiano portato a un esteso frazionamento politico (anche se per la Germania e l'Italia si tratta invece di un processo inverso), all'inserimento di vaste masse popolari nella vita politica e a numerose egoistiche misure protettive della vita economica delle singole nazioni, e che da ciò siano derivate maggiori possibilità di conflitti fra gli Stati, conflitti che hanno assunto proporzioni mai prima sperimentate, è tesi senz'altro accettabile.
ij Vedi sull'argomento F. CiiA.no, VUhu Hi nazione, Bari, 1961, pp. 61-67. 2) E. H, CAi'.ft, Nazionalismo e oltre, Milano, 1947.