Rassegna storica del Risorgimento

NAZIONALISMO ; STORIOGRAFIA
anno <1963>   pagina <405>
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Per una storia del nazionalismo italiano
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Ci si dirà che questo è già abbastanza; ma tanto varrebbe allora condannare ogni mutamento della carta politica e magari rimpiangere il particolarismo dell'età feudalet o, all'inverso, per seguire la tesi del Carr, rimpiangere l'uni-versalità dell'Impero carolingio.
er ciò' che riguarda la storia italiana, ci sembra che anche nel primo pe­riodo di vita unitaria le premesse per una politica nazionalista siano limitata­mente rilevanti. L'espansionismo Crispino, il militarismo dei circoli di corte, la prosa di Oriarii, la pubblicistica di un Turiello o di un Rocco de Zerbi1) sono clementi significativi, senza dubbio, ma essi non riescono a fondersi insieme e a delincare una costante e comune direttiva di marcia politica.
In realtà il nazionalismo italiano è figlio dello sviluppo economico e civile dei primi anni del secolo, è una specie di indice della nostra crescenza, è il segno che il nostro paese ha dimenticato le lontane preoccupazioni della possibilità della sua stessa sopravvivenza e che ha raggiunto un livello da potenza di una eerta grandezza, tale, secondo alcuni, i nazionalisti, da potersi perfino avven­turare in una politica di organico espansionismo.
Esso trova i suoi esponenti maggiori in un gruppo di letterati e giornalisti2) che vi vedono la possibilità di realizzare nella pratica gli ideali di aristocratismo, superomismo, eroicismo e attivismo e la conferma alle concezioni irrazionalistiche e vitalistiche della realtà, che hanno assorbito dal clima culturale europeo del­l'epoca 31 e che in Italia han trovato in D'Annunzio il più qualificato interprete.4) Sull'esempio degli imperialismi stranieri essi invocano, per amor di patria, anche per il loro paese una politica espansionistica, cosi come la loro formazione cul­turale, la conoscenza degli scrittori nazionalisti francesi e la loro stessa estra­zione sociale li portano a posizioni chiaramente antisocialiste ed antidemocratiche, a farsi cioè interpreti delle paure della borghesia italiana all'inizio del secolo; e in questi loro atteggiamenti politici trovano l'appoggio e la protezione di certi gruppi economici, interessati ad una politica di conquista.s)
H nazionalismo, più come stato d'animo che come movimento politico, si capisce, trovò un terreno abbastanza favorevole alla sua diffusione perchè per buona parte della società italiana la coscienza del binomio patria-libertà era
Sull'opera dei due pubblicisti vedi F. CUAJJOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896. Le premesse, Bari, 195.1, pp. 14,15, 47, 304, 323 e D. MACK Saura, op. cit., pp. 229, 230, 425.
2) Altri, come ad esempio il Sighele, provenivano dagli studi scientifici. Sulla con­fluenza di queste due correnti nel nazionalismo vedi S. SICHELE, Il nazionalismo e i. partiti politici, cit., p. 6. I. Bonomi, invece, distingue una corrente di provenienza socialista e un'altra letteraria (La politica italiana da Porla Pia a Vittorio Veneto, Torino, 1944, pp. 298-300).
*) Sulla cultura europea del tempo vedi L, SALVATORELLI, Storia del Novecento, II ed., Milano, 1958, pp. 189-207.
*) Sui rapporti fra nazionalismo e letteratura in Italia vedi L. SALVATORELLI, op. Cit.,-pp. 187-189, 212-215; C. SALINARI, LO orìgini del nazionalismo e l'ideologia di Pascoli n D'Annunzio, in Società, 1958, n. 3, pp. 459-486; C. VARESE, Pascoli politico. Tasso e altri saggi, Milano, 1961, pp. 241-254.
s) per l'appoggio di quotiti gruppi vedi B. CROCE, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, XII ed., Bari, .1959, p. 289; L. ALHERTINI, Venti anni di vita politica, Bologna, 1951, voL 1, pp 97-98; F. CATALANO, Appunti sulla storia del primo Novecento, (recensione a L. SAL­VATORELLI, Storia del Novecento, cit.), in Rivista storica del socialismo, a. II, n. 5, p. 86.