Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <425>
immagine non disponibile

LIBRI E PERIODICI
E. H. DANCE, Hiatory the betrayer. A sludy of bias; London, Hutchinson, 1960, in 8, pp. 162. 12s 6d.
SÌ tratta di un'analisi, utile anche se a tratti piuttosto schematica, delle distor­sioni, per lo più a sfondo nazionalistico, cui è soggetta la storia specialmente nei testi scolastici, ossia proprio là dove tali distorsioni producono le conseguenze negative più gravi e ampiamente diffuse, contribuendo non poco all'incomprensione, quando non all'ostilità vera e propria, fra i popoli. Argomento, certo, abbastanza scontato-ed al quale Fautore non aggiunge nulla di sostanzialmente nuovo. Tuttavia, data l'estrema impor­tanza del problema, e la naturale tendenza prevalente fra gli storici a limitarsi a prenderne frettolosamente atto, per poi non darvi più pensiero, ogni contributo in. materia può considerarsi benvenuto, e valido per lo meno nella misura in cui riesce a tener deste le coscienze.
Uno dei punti su cui l'autore insiste maggiormente, e che del resto è divenuto oggigiorno quasi un luogo comune, è l'ignoranza quasi assoluta nella quale gli studenti europei sono lasciati circa la storia delle civiltà orientali in tutti i loro aspetti. Ne consegue non solo una visione monca e artefatta della storia in genere, ma anche, e questo è senza dubbio più grave, una estrema indifferenza, che non di rado degenera in vero e proprio disprezzo, per tutti quei valori spirituali che non siano elementi essenziali della cultura occidentale. Nelle condizioni del mondo moderno, è invece esigenza impre­scindibile, afferma il Dance, che la storia insegnata nelle scuole sia essenzialmente Btoria universale, e ciò non solo nel senso che deve tener conto di tutte le forme di civiltà e non di quella occidentale soltanto, ma nel senso, altresì, che deve dare adeguato sviluppo anche a tutti quei fattori che non rientrano nella storia politica ed economica in senso stretto, ed in primo luogo alle arti ed alla scienza. Anche qui, si potrebbe obiettare che l'autore sfonda delle porte aperte. Ma è anche vero che molto spesso si danno per spalancate delle porte che continuano in realtà ad essere ermeticamente chiuse, ed in certa misura questo è uno di tali casi.
L'ultimo capitolo del libro è dedicato ad un rendiconto delle iniziative che sono state prese in questo dopoguerra, principalmente sotto l'egida dell'UNESCO, al fine di pro­muovere un movimento collettivo per la revisione dei testi di storia, in modo da eliminare da essi tutte quelle deformazioni sciovinistiche e intolleranti che fino ad ora hanno in cosi larga misura avvelenato gli animi dei giovani nei confronti di altri paesi e di altre culture. Risultati notevoli sono già Btati ottenuti e si può sperare che le cose, a questo riguardo, andranno sempre migliorando. In Italia non ci si preoccupa molto di questo problema, non tanto, almeno, quanto la sua importanza e delicatezza esigerebbe. Il libro di Dance può servire, se non altro, come stimolo ad una più viva presa di coscienza di esso. ALBERTO AQTJARONE
A short history of tlaly from classica! times lo the present day, a cura di H. HEARDER e D. P. "WALEY; Cambridge, Cambridge University Press, 1963, in-8, pp. V111-263.
L'origine di questa breve storia d'Italia ne spiega le caratteristiche ed i limiti. Scritta da C. M. Ady e A. J. "Whyte durante la guerra per conto della Naval Intelligence Division dell'Ammiragliato britannico, come parte di un mannaie in due volumi sull'Italia, essa e stata successivamente riveduta e aggiornata dai due curatori, i quali l'hanno pure abbreviata rispetto alla stesura originale. Si tratta quindi di un sintetico panorama di circa venti secoli di storia italiana destinato a lettori del tutto profani, scritto in maniera chiara ma piuttosto elementare, in chiave meramente descrittiva. Manca, ovviamente, una vera problematica storiografica, corno pure un approfondimento adeguato dei nodi
T