Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <426>
immagine non disponibile

426 Libri e periodici
cruciali della storia italiana. L'esposizione dei fatti e limpida e ordinata, ma non raggiunge neppure il livello di un buon insegnamento liceale, per mantenersi invece a quello di un buon testo per la scuola media. Inutile quindi soffermarsi ad elencare i punti deboli della trattazione e le inevitabili superficialità di interpretazione in cui sono spesso caduti gli autori, ai quali va peraltro dato merito di aver compiuto un lavoro onesto ed equili­brato nei giudizi, nell'insieme ispirato ad una viva simpatia per il nostro paese.
La trattazione è estremamente succinta fino al termine del periodo napoleonico. Più particolareggiata per il secolo e mezzo che va dal Congresso di Vienna al 1960, tanto che vi è dedicata più della metà dell'intero libro. Anche per quest'ultimo periodo, tuttavia, le lacune e gli eccessi di sinteticità si fanno avvertire. L'importanza fondamentale della trasformazione delle strutture economiche e sociali a cavallo del XTX e del XX secolo non è colta in sufficiente misura e gli aspetti essenziali del periodo giolittiano sono lasciati piuttosto nell'ombra. H fenomeno del fascismo appare alquanto sbiadito, mentre manca qualsiasi accenno all'azione, o per lo meno all'esistenza, di movimenti antifascisti in Italia e sopra tutto all'estero.
La breve bibliografia pubblicata in appendice è alquanto sconclusionata, pur avendo il pregio di essere assai aggiornata. Vi si trovano opere di carattere piuttosto particolare e limitato, come The Neapolitan Revolution of 1820-21 di G. T. Romani e Rìcasoli and the Risorgimento in Tuscany di "W". K. Hancock, ma sono dimenticate opere ben più fonda­mentali, disponibili in lingua inglese, quali Chiesa e Stato in Italia di A. C. Jemolo e i nu­merosi scritti di Salvemini sul fascismo. Mentre su Mazzini si cita il libro di G-. 0. GrifBth, ma non quello, ancor oggi classico, di Bolton King. Una bibliografia del genere dovrebbe o limitarsi effettivamente ai soli libri essenziali, oppure esser compilata con maggior ordine ed organicità. ALBERTO AQUAROMS
JAMES CGSHMAN DAVIS, The Decline ofthe Venetian Nobility as a Ruling Class (The John Hopkins University Studies in Historical and Politicai Science, Series LXXX [1962], Number 2); Baltimore, The John Hopkins Press, 1962, in-8, pp. 158-X. 400.
Forse le più concrete ricerche di storia sociale moderna riguardano, per ora, le classi dirigenti come il patriziato: in Italia, quello piemontese (ad opera del Marini, mia e del "Wbolf), lombardo (principalmente per merito del Magni), genovese (grazie alla Arduino e alla Ottonello), napoletano (grazie al Pontieri), messinese (grazie al Petrocchi), veneziano (per merito del Cozzi, del Bcltromi, del Petrocchi). Di questo delinea gli ultimi due secali di vita l'autore di questo studio, uscito nella ottuagenaria e sempre giovane collana della gloriosa John Hopkins. Non soltanto in Italia, d'altronde, accade che gli storici sociali indaghino di preferenza le strutture delle classi dirigenti: e più abbondante il materiale che le concerne e l'abbandono dei vecchi schemi storiografici a favore della storia sociale avviene gradualmente e quindi, per intanto, si rimane nell'ambito dei ceti alti, politici o colturali che siano; la socialistizzazione più o meno consapevole neppure nella storiografia può avvenire in breve tempo su tutti i pioni.
Il gusto per tale tipo di studi è piuttosto diffuso alla Hopkins (basti ricordare la mo­nografia di R. Forster sulla nobiltà di Tolosa nel '700) come generico combinarsi dell'inte­resse sociologico con quello storico, e del pori l'attenzione per la storia veneziana, coltiva­tavi, con eccellenti risultati, da Frederic C. Lane, che vi ha per primo introdotto il Davis.
Soltanto marginalmente il volume del Davis interessa il Risorgimento, perché si arresta, ovviamente, a Cainpoformio, mentre affonda lo radici nell'alto medioevo. II pro­gressivo impoverimento del patriziato veneziano, a partire dal terzultimo decennio del Cinquecento, è deostruito efficacemente ed é messo in relazione con la decadenza com­merciale, il cui andamento è stato approfondito, dopo il Luzzatto, da una schiera di stu­diosi chiamati ripetutamente a raccolta dall'attivissimo Centro Cini. Procedette parallela la diminuzione demografica* La pratico e formale chiusura classista tra il 1380 e il 1645, e Io scarso a ricambio in altri perìodi, sono presentati come altri sintomi e motivi della decadenza, insieme col lusso e col crescente disinteresse per la cosa pubblica. Pure