Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <427>
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Libri e periodici 427
ì rimedi proposti ripetutamente sono analizzati dal Davis, cho saltuariamente introduce raffronti con altri paesi.
Direi che le conclusioni interessanti i risorgimentisti si compendiano in oneste righe del Davis, col lamento della mancanza di una borghesia economica consistente: 'Modera * cities have populations active in industry, tradc, or adrainistration. But Venice and others like her in southern Europe became centers in which groups of wealthy nobles were surrounded hy constcllations of lesser nobles, lawyers, priests, shopkeepers, tailors, entertainers, and scrvants, dependent for their living on the patronage of a few Wealthy aristocrats. There were lo be. important implications for the nineteenth century uuifica-tion movement in the lack of vigorous merchants and industrialists in many Italian cities, and in the dependence of the majority o city-dwellers on the patronage of a small and conservative group of land-owners (pp, 127-8).
Spetta ad altri studi approfondire perché quella borghesia non poteva formarsi, e non si formò, nei seca XVI-XVHI, se non come composito e alquanto modesto ceto
<avae * LUIGI BUUERETTI
S. ROTA GHTBAXJDI, La fortuna di Rousseau in Italia (1750-1015); Torino, Giappichelli, 1961, in 8, pp. 373. L. 2800.
È questa un'indagine attenta e minuziosa, limitata, nelle intenzioni stesse dell'au­trice, all'aspetto politico del problema; è tralasciato, quindi, lo stadio dell'influenza eser­citata dal Rousseau in Italia nel campo filosofico-morale ed in quello letterario.
La parte più interessante del libro, anche per la ricchezza delle fonti esaminate, spesso sconosciute o comunque quasi del tutto dimenticate e difficilmente reperibili anche nelle migliori biblioteche, è la prima, che si riferisce al periodo anteriore alla Rivoluzione. La trattazione procede qui (contrariamente a quanto avviene nella seconda parte, ove è seguito il criterio cronologico), per problemi: la polemica sulle scienze e sulle arti; lo stato di natura; uguaglianza e proprietà; origine della società e contratto; libertà; religione. E anche se raramente ci si trova di fronte, nei numerosi autori considerati, ad una discus­sione originale e stimolante dei temi proposti dalla problematica politica di Rousseau, pure si ricava l'impressione di un dibattito culturale vivo e ampiamente seguito, che merita attenzione e ulteriori indagini da parte degli studiosi del periodo.
Osserva la Rota Ghibaudi, e mi sembra conragione, che in Italia, prima della Rivo razione, l'assimilazione più completa del pensiero rousseauviano si ritrova soltanto in pensatori estranei al movimento del dispotismo illuminato e all'attività riformistica pratica . Tipico il caso dei riformatori lombardi, da Verri a Beccaria, a Carli, i quali interpretarono il pensiero di Rousseau come il più efficace, stimolante incitamento ad una più razionale e provvida attività di governo, ma non come critica radicale dell'ordine esistente, volta a demolirlo . E ciò non per incapacità di intendere le tesi rousscauviane, ma per la ben precìsa volontà di non prendere in considerazione quanto contrastava inequivocabilmente con l'ideale riformistico. Analogamente, i ghiBuaturalisti ed econo­misti toscani, pur con le loro ampie aperture, le loro aspirazioni libertarie, la loro sensi­bilità sociale, non giungeranno ad una vera e cosciente accettazione dei postulati del Ginevrino . Un vero radicalismo democratico di netta impronto ronsseauviana si ritrova invece, anche se limitatamente a pensatori isolati, negli Stati italiani più dispotici e cultu­ralmente arretrati, chiusi a qualsiasi iniziativa riformistica di vasto respiro, quali il Pie­monte ed il Veneto. È in questi Stati ohe, accanto a posizioni conformistiche e quindi non predisposte all'assimilazione del pensiero di Rousseau, si riscontrano taluni atteggia­menti nettamente eversivi, i quali traggono spunto soprattutto dal pensiero del Ginevrino per formulazioni teoriche libertarie e democratiche chiarissime e ardito. Il radicalismo estremo di un Vasco in Piemonte, di un Gonzaga, di un Popoli, di un Ortes nel Veneto, si può almeno in parto spiegare con le particolari condizioni politiche del loro ambiente, * dove la mancanza assoluta di libertà e di partecipazione al governo rendeva piò pre­potente l'esigenza di un mutamento in grado di assicurare una vita politica aperta a tutto le classi sociali .