Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
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1963
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428
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Libri e periodici
Caratteristiche peculiari ebbe l'iullncnza del pensiero di Rousseau nei Mezzogiorno. Qui, la particolare struttura sociale del Regno, con l'ancor netto prevalete di forme feudali, con l'estrema gracilità del ceto borghese, contribuiva a portare in primo piano l'esigenza egualitaria, la necessità di un radicale rinnovamento sociale, rispetto alle quali il problema della forma politica di governo passava, in seconda linea. Negli allievi del Genovesi, rileva la Rota Gbibaudi, nel Delfico come nel Briganti, nel Palmieri come nel Galanti e nel Pagano, la critica morale del maestro si trasforma in una formn lozione più ardita e consapevole dei diritti individuali dell'umanità, in particolare del diritto di uguaglianza. Ma data la diversa struttura sociale del Mezzogiorno rispetto agli altri Stati italiani, la rivendicazione del principio egualitario rimase circoscritta all'ambito sociale e non sfociò nell'aspirazione democratica in senso politico, nella stessa misura e con la medesima nettezza che in altre regioni italiane, quali la Lombardia e la Toscana. Ciò che colpisca nei pensatori meridionali del periodo preri voluziouario conclude in proposito l'autrice - è l'arditezza di talune formulazioni egualitarie inserite in una costruzione teorica che, sotto l'aspetto strettamente politico, non suggerisce radia di nuovo. Sono per lo più accolte le tesi giusnaturalistiche tradizionali circa il problema dell'origine della società e della sua organizzazione, mentre il pensiero di Rousseau in ordine al problema dell' uguaglianza lascia una traccia non peritura .
L'indagine della Rota Gbibaudi, già l'ho accennato, è diligeutissima e minuziosa. E se c'è da rendere omaggio alla sua completezza, non si può tuttavia non rilevare come questa vada nel complesso a scapito della prospettiva storica. I numerosi autori presi in esame nel corso delubro sono valutati e giudicati tutti un po' troppo alla medesima stregua, quale che sia il loro valore e quale che sia stata la loro influenza successiva sulla storia dello svolgimento del pensiero politico italiano; ne risulta cosi un generale appiattimento che non facilita l'esatta comprensione del problema affrontato, quello cioè della fortuna del Rousseau, e del suo significato. Tanto per fare un esempio, sarebbe stato necessario, più ancora che opportuno, un maggior approfondimento del pensiero di Romagnosi in rapporto a Rousseau, che la paginetta dedicata ai due opuscoli del 1792-93 (Che cosa è uguaglianza? e Che cosa è libertà?) ed il breve accenno all' Introduzione allo studio del diritto pubblico universale del 1805, sono del tutto insufficienti, sopra tutto quando si consideri che Romagnosi costituì il principale tramite attraverso il quale il pensiero politico settecentesco si riversò, fortemente influenzandolo, in quello del secolo successivo e che l'opera romagnosi ana rappresenta veramente la matrice di tanta parte della tradizione democratica risorgimentale, a cominciare da Cattaneo e Pisacauc. (Si può ricordare, a questo proposito, che proprio di recente Giuseppe Berti, nel suo cosi denso e attento studio su 1 democratici e Viniziativa meridionale nel Risorgimento, ha ancora una volta posto nella giusta luce l'importantissima funzione formativa esercitata dal pensiero di Romagnosi). Anche lo Spcdalieri avrebbe forse meritato maggiore attenzione e non un semplice esame esterno del De' diritti dell'uomo, con un rinvio allo scredi tatissimo Cimbali come unica indicazione bibliografica sulla letteratura più o meno recente in materia. (Di notevole interesse sono, per esempio, le osservazioni su Spcdalieri di Ettore Passeriu d'Eiitrèvcs nel suo saggio La politica dei giansenisti in Italia nell'ultimo Settecento, apparso nei Quaderni di cultura e storia sociale, 1952).
A ciò si deve pure aggiungere che la Rota Gbibaudi, soffermandosi sempre solo su quegli scritti, degli autori da lei esaminati, che contengono accenni diretti a Rousseau, finisce non di rado con l'avere una- visione monca di questi stessi autori e della loro opera, di modo che l'intera interpretazione del loro rapporto con il pensiero del Ginevrino non può non venirne più o meno pregiudicata. Così, por esempio, a proposito di Giovanni Scola, uno dei più significativi rappresentai)ti dell'illuminismo nel Veneto, ella si limita a considerare il suo Esame critico intorno ad alcune proposizioni contenute nel libro d'un anonimo intitolato L'uomo libero, scritto in polemica con il Carli; ma un giudizio Bulla personalità e sull'opera dello Scola non può prescindere, mi sembro, dall'analisi dei suoi scritti sul Giornale enciclopedico, in particolare di quel saggio Dolio agricoltura e di quelle Lettere ni seguaci del sistema sintetico ohe molto opportunamente sono stati inclusi da Marino Berengo nella sua bella antologia Giornali veneziani del Settecento,