Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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431
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Libri e periodici
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cali intransigenti sarebbero andati alle urne, e, per paura di Crispi, avrebbero votato pei moderati rndininni. Come conoscono poco i clericali questi nostri nomini politici! I clericali, come i radicali intransigenti, sono sempre contro il governo qualunque ne sta il colore. Ormai hanno buttato giù la maschera: non vogliono la monarchia, sono repubblicani, antiunitnri, demagoghi e magari socialisti. Del resto tutto il movimento ultraclericale in Europa ha sempre più tendenze democratico-socialistiche. . L'atteggiamento dei clericali a questo proposito, tuttavia, cominciò a mutare proprio poco dopo e tramontarono ben presto definitivamente i tempi in cui essi, come i radicali intransigenti, si schieravano sempre contro il governo qualunque ne sia il colore .
Quanto alle ragioni del costante fallimento delle trattative fra governi e S. Sede, Ponzi giustamente le vede non tanto nell'azione di forze esterne, quali in particolare la massoneria, i gesuiti e la diplomazia francese, generalmente turate in ballo sia dai contemporanei sia da numerosi storici posteriori, quanto nell'incapacità fondamentale delle due parti di trovare un comune linguaggio col quale discutere. Ritengo scrive Fonzi che l'ostacolo maggiore non debba trovarsi ncll' influenza di esterne pressioni miti conci-liatoriste, ma nelle gravi difficoltà insite nello stesso problema che i concilinioristi volevano risolvere, e che il fallimento fu generalmente dovuto allo sciogliersi doloroso e irritante di equivoci nati da formulazioni troppo vaghe e illusorie nonché dall'imprudenza ottimistica di alcuni fra gl'intermediari (come lo stesso padre Tosti). Si tentarono colloqui (soprattutto al tempo di Crispi), che dovevano inevitabilmente fallire perché le due parti erano irremovìbili e rigidissime per ciò che riguardava la questione centrale, quella cioè del territorio: da parte dei governi liberali si sperava di ottenere l'appoggio dei cattolici sul piano elettorale e il sostegno della Segreteria di Stato e della Congregazione di Propaganda sul piano internazionale e coloniale facendo certo delle concessioni e dei sacrifici in settori diversi, ma senza la minima rinuncia sul piano territoriale...; da parte della S. Sede (non del solo Rampolla, ma dello stesso Leone X11I e della grande maggioranza dei cardinali e dei prelati di Curia) si pretendeva anzitutto il riconoscimento di un territorio, sul qnale il Pontefice avesse piena sovranità, e si pensava all'intera città di Roma, o alla città Leonina con una striscia di terra fino al mare, o almeno ai palazzi e giardini vaticani .
Naturalmente, il rifintarsi di attribuire un ruolo determinante, per quanto riguarda il fallimento dei tentativi conciliatoristi, alle pressioni esterne, non significa negarne l'influenza o sottovalutarne, oltre la giusta misura, la portata. Anzi, lo stesso Fonzi sottolinea, e a ragione, l'importanza della funzione anticunciliatorista svolta dalla massoneria, problema questo, però, che si lega all'altro, più vasto, della diffusione, della organizzazione e dell'influenza effettiva della massoneria italiana a cavallo del XIX e del XX secolo e che purtroppo non è ancora mai stato affrontato in maniera adeguata dalla nostra Storiografia.
Un altro contributo di notevole rilievo incluso nella presente raccolta è quello di Giacomo Martina: Osservazioni sulle varie redazioni del Sillabo . Saggio accuratissimo e di vasto respiro, che rappresenta senza dubbio, allo stato presente degli studi, l'analisi meglio documentata del non breve e ancor meno lineare processo formativo di uno dei più importanti documenti della chiesa cattolica moderna. Processo formativo al quale parteciparono cinque successive commissioni e numerosi dotti d'Italia, Francia e Germania; ma che sopra tutto subì l'impronta di tre personalità significative, come rileva padre Martina, per la loro storia e per la loro evoluzione: un cattolico liberale, divenuto poi fiero intransigente e campione deciso dell'alt rnmontanismo, mona. Gcrhct; un intransigente, che attraverso vario delusioni personali, per un complesso di motivi non esclusivamente politici, passò poi al campo avverso, attaccando aspramente il documento che era almeno in porte opera sua, il P> Passaglia; un intransigente, rimasto sempre coerente ai suoi principi, il P. Bufo .
Fra i numerosi altri saggi, di cui sarebbe impossibile render dettagliatamente conto uno per uno, sono sopra tutto da segnalare quelli di Angolo Gatubasin (Orientamenti spirituali e siati, d'animo dei cattolici intransigenti veneti), in cui è seguita con acume