Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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pagina
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432
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432 Libri e periodici
l'evoluzione di un gruppo di cattolici intransigenti nel Veneto* all'indomani del 1866, da posizioni di ripudio incondizionato dello stato laico e di astensione totale da qualsiasi partecipazione alla vita pubblica, ad un atteggiamento più sfumato e aperto* nel quale la negazione assoluta opposta alla nuova condizione politica e sociale code mano a mano il posto a forme di critica più costruttiva ed al riconoscimento della impossibilità di un isolamento completo dalle correnti politiche e culturali del mondo moderno; di Emilia Morelli (La rivoluzione del 1831 nello Stato pontificio e la più- recente storiografia), accurata messa a punto del problema alla luce di una fine analisi degli studi di Lajos Pàsztor, Pietro Pirri, e Narciso Nada; di Ettore Passcrin d'Entrèves {Appunti sulV impostazione dello ultime trattative del governo cavouriano colla S. Sede, per una soluzione della questione romana (novembre 1860-marzo 1861), in coi viene messo in luce il maturare del pensiero di Cavour sul problema dei rapporti fra Stato e Chiesa dalle posizioni alquanto empiriche assunte fra il settembre del '59 ed il marzo del '60 (quando faceva proporre dei compromessi basati sull'espediente arcaico e ambiguo dell'alta sovranità papale sulle provincie annesse e non pensava a modificare la politica ecclesiastica fino ad allora seguita), alla coscienza della necessità di una sorta di rivoluzione ideologica nell'impostazione dell'intero problema; infine di Coro Piccirillo (Le idee nuove del padre Curci sulla questione romano), che ha saputo sfruttare con intelligente senso di equilibrio una ricca documentazione tratta dall'archivio romano della Compagnia di Gesù e dall'archivio della Civiltà Cattolica . Qualcosa di più sarebbe invece stato lecito attendersi dai due saggi di Eugenio Di Carlo (Chiesa e Stato nel pensiero di L. Stano) e di Paul Droulers (Question sociale, Etat, Eglise dans la Civiltà Cattolica à ses dvbuts). Argomenti, come si vede, di grande interesse, ma che attraverso una trattazione meramente espositiva sbiadiscono non poco e finiscono con l'apparire quasi irrilevanti, avulsi dalle più vitali correnti di pensiero del loro tempo. ALBERTO AQUARONB
S. MARCHESE, La riforma mancata. Le idee religiose di Bettino Ricasoli; Milano, GiufFrè, 1961, in 8, pp. 131. L. 800.
È un fatto abbastanza inspiegabile che manchino ancora biografie approfondite ed esaurienti della maggior parte dei protagonisti del Risorgimento, le quali sfruttino in maniera organica tutto il materiale archivistico ormai largamente disponibile e hi ricca messe di ricerche particolari, che per lo più non fanno certo difetto. Per quanto riguarda Bettino Kicasoli, poi, che pur è un personaggio di così notevole interesse, anche gli studi su aspetti specifici della Bua vita e della sua opera, che dovrebbero costituire la necessaria premessa per una tale biografia, sono piuttosto scarsi e non sempre felici. Né si potrebbe dire che il presente lavoro del Marchese venga a colmare la lacuna per quel che concerne le idee religiose dell'uomo politico toscano. Si tratta* in effetti, di un saggio non molto persuasivo, condotto con una certa superficialità su fonti limitate e che ben poco aggiunge a quel tanto che sull'argomento già era stato detto da altri in maniera più convincente.
Il Marchese comincia con un rapido accenno all'ambiente culturale in cui si formò Ricasoli, ma le scarne paginette sulla presenza del Vicusscux e sulle idee religiose di Gino Capponi, come puro quelle, un po' più impegnate, sul Lambruschini, riescono solo in piccola, parte a cogliere i nessi fra lo sviluppo della personalità religiosa del barone di Brolio e l'educazione da lui ricevuta nel particolare clima spirituale della Toscana della prima metà del XIX secolo. Allo stesso modo, nel corso della successiva narrazione, è spesso sfiorato, mai però veramente approfondito e chiarito, il problema capitale del nesso fra la particolare concezione religiosa di Ricasoli e la sua politica, sia nella teoria aia nella pratica. Le generalizzazioni piuttosto affrettate, le affermazioni recise lasciato cadere qua e là senza che ne sìa saggiato a sufficienza il fondamento, non mancano. Non basta, per esempio, dire che Ricasoli era alieno dal conservatorismo classista... quanto dalla demagogia . Dato che, leggendo Ricasoli o seguendo la sua azione politico, ci si imbatte abbastanza sovente in quel che ha certamente tutta l'apparenza di conservatorismo classista, corre l'obbligo, quando sì voglia invece negare ciò, offrire almeno un inizio