Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
<
1963
>
pagina
<
433
>
Libri e periodici 433
di dimostrazione dell'irrealtà di tale apparenza. Ricaroli, scrive ancora l'autore, non sarà mai Mirrale di un liberalismo egocentrico o problematico nei riguardi della religione, ma conscguente e serrato; il fondamento della libertà avrà la più pura sorgente nel cristianesimo sentito senza dubbi e oscillazioni. Ricasoli aveva trovato intuitivamente il fondamento storico e teoretico del liberalismo nella fede cristiana, liberale e sostanzialmente protestante (...) Alla incorporea fede nella libertà, come nobile esigenza dello spunto, alla utilità e fecondità dell'idea, al concetto di opportunità politica delle fondamentali garanzie Uberai!, Ricasoli sostituisce la necessità metafisica e teologica, terribilmente forte quando sia colata nell'articolazione pratica della realtà, con la doppia morsa delle intime esigenze irrazionali e delle convinzioni teoreticn-religiosc . Tutto questo, che potrebbe essere abbastanza importante, è detto, non spiegato. E proprio là dove ci si aspetterebbe l'inizio di un lungo discorso, il capitolo, inopinatamente, si chiude.
Assai sbrigativo è il Marchese ncll'asserirc un intimo e diretto rapporto fra la concezione dello Stato di Rousseau e quella di Ricasoli. Ma. francamente, non sembra del tatto accettabile, almeno non nel modo in cui la presenta l'autore, la tesi che l'idea dello Stato, quale si forma nel pensiero del Ricasoli, si avvicina sempre di più a quella del Rousseau, nelle sue linee interiori . Si tratterebbe, indubbiamente, di una derivazione di singolare interesse, che avrebbe meritato una più. attenta indagine. Ma il Marchese si limita ad alcune frasi piuttosto generiche e ben poco approfondisce la vera natura di quelle concezioni politiche e religiose di Rousseau, la cui influenza Ricasoli avrebbe così profondamente subito. Tutto si riduce a due rapidi e non troppo chiari rinvìi a Otto Vossler, che per quel che riguarda il pensiero di Rousseau non è la guida più sicura.
Quanto alla concreta azione di politica ecclesiastica intrapresa da Ricasoli durante * suoi due ministeri, Marchese non apporta alcun elemento nuovo. E il suo saggio si conclude con una critica alla legge delle Guarentìgie la quale, niente di meno, rifuse insieme Chiesa e Papato, religione e gerarchia vaticana . Ma che, al tempo stesso, fu colpevole di non aver percorso la via della riforma interna della Chiesa, come avrebbe dovuto fare, in omaggio ad un liberalismo piuttosto fumoso che finisce con il trovare in Bismarck il suo alfiere. Ragioni di opportunità, di contingenze scrive Marchese giustificarono e prepararono le Guarentigie, le fecero sembrare un monumento di sapienza, ma se la forza e la validità di un fatto o di un'idea si misura dalla sua fecondità nella storia, il giudizio da parte liberale e laica non può essere sostanzialmente positivo. Veniva fuori quella deficienza strutturale del liberalismo italiano, che pur nella sua nobiltà e nella sua forza costruttiva, rivelava quella carenza di forza sistematica e teoretica che, fuori dagli studi accademici e libreschi, rinsalda i principi e le azioni. Un liberalismo che si era costruito senza un profondo travaglio filosofico e teologico, che aveva assimilato dallo spirito europeo i presupposti liberali entro limiti modesti e un po' angusti, quasi domestici, in una lotta di idee su un piano straordinariamente alto e complesso manifestava le sue carenze teoriche. I rimbrotti di Bismarck, a parte il suo gioco politico e l'imprudente Kulturkampf, e l'assalto dei suoi professori di diritto ecclesiastico alla legge delle Guarentigie, non erano senza un fondamento oggettivo ed avevano la validità di una lezione ad alto livello, che un paese ove il diritto ecclesiastico aveva avuto notevoli approfondi mentì, rivolgeva ad un paese che si avventurava con le sue troppo giovani fòrze in un campo così antico e spinoso .
Una volta considerata questa impostazione del Marchese, non sorprende ch'egli definisca Ricasoli come tra i più consapevoli e coerenti tra i liberali italiani, anzi tra i liberali d'Italia, come amava precisare, conginngendosi al liberalismo europeo . Ma il problema fondameli tal e di. Ricasoli è quello, al di là di ogni apparente coerenza del suo pensiero, delle intime contraddizioni del suo liberalismo, del mai totalmente chiarito e risolto rapporto stabili toni in Ini fra liberalismo religioso e liberalismo politico. La preminenza ch'egli sempre attribuì alla questione della riforma della chiesa cattolica non potò non influire negativamente, almeno in parte, sul carattere genuinamente liberale dello concrete soluzioni politiche da lui propugnate. Ed è in questa direzione, mi sembra, ohe le ulteriori indagini sulle idee religiose di Ricasoli dovrebbero inoltrarsi.
ALBERTO AQUAHONE