Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <434>
immagine non disponibile

434
Libri e periodici
D. PACE, Vincenzo Lonzo e la vHa universitaria a ospedaliera a Napoli nel primo Ottocento', A. ZAZO, UesUio di Vincenzo Lonza, Napoli-Foggia-Bari, C.E.S.P., 1962, in-8, pp. 77. L. 600.
Come avverte R. Chinrolanza, in ima lucido premessa, la prima parte del lavoro è costituita da un profilo storico-biografico, già pubblicato nel 1931 nel Rinnovamento medico. Gazzetta internazionale di medicina e chirurgia . Il P. pur facendo ampio posto all'attività scientìfica del li. non trascara di mettere in evidenza la parte che egli ebbe nella vita politica napoletana della prima metà del sec. XIX* e specialmente nel 1848, come deputato al Parlamento, completando la sua esposizione con notizie tratte dai documenti dell*Archivio di Stato di Napoli.
Particolare ed esclusivo interesse per la storia del Risorgimento presenta invece la brillante ed accurata narrazione che, nella seconda parte del volumetto. A, Zazo intesse sui dati tratti da un ricco ed importante carteggio del Lauza con i familiari, depositato nell'Archivio storico provinciale di Benevento, per le cure dello stesso Z. Si tratta del periodo in cui il L, era esule a Genova (1850-55), dove aveva trovato rifugio nell'ottobre 1849, in seguito alla reazione borbonica che aveva luogo a Napoli. Esule con la moglie, povero, boicottato dai medici locali, il L. visse tra stenti e sofferenze notevoli, invano invocando la grazia di rientrare nel regno. Le condizioni dello scienziato, già molto avanti negli anni, destavano la compassione persino di un informatore della polizia borbonica, che scriveva nel giugno 1850: Lonza ha sempre dato prova di uomo onesto; è pentito; io prego per la grazia . Ma tutto fu inutile; solo il 25 agosto il console borbonico a Genova era autorizzato a concedergli il passaporto ed il 6 settembre egli poteva finalmente rien­trare a Napoli. La grazia era dovuta ad un'amnistia a carattere generale, concessa da Ferdinando II per la nascita della principessa Maria Immacolata Luigia. Al suo rientro egli riprese la sua attività di professionista, ma non ottenne di essere reintegrato nella cattedra, che gli era stata tolta nel 1819, in seguito al suo allontanamento da Napoli. Mori il 3 settembre 1860, non potè vedere realizzali gli ideali cui aveva sacrificato la sua carriera di docente universitario ed invano la vedova richiese al governo della Dittatura il riconoscimento dei danni sofferti dal marito per motivi politici. Solo il 16 febbraio 1861 le venne concesso un assegno integrativo della modesta pensione che, notava il Settem­brini, non era certo un adeguato riconoscimento ai meriti di patriota e di scienziato del Lonza. GIUSEPPE CONIGLIO
RICHARD HOSTETTEH, Le origini del socialismo italiano; Milano, Feltrinelli, 1963, in-8, pp. 627. L. 5000.
Ci limitiamo ad una breve segnalazione di un libro che meriterebbe ampio e detta gliato esame su una gran quantità di questioni specifiche da esso poste efficacemente a fuoco, ma che non possono in questa sede affrontarsi a causa della loro estrema minuzia documentaria. Quanto all'inquadramento ed all'ispirazione generali, viceversa, l'A. non mostra gran novità, forse perchè in effetti ben poco c'è ormai da dire e da interpretare intorno alla peculiare struttura del movimento socialista italiano, nel ventennio succes­sivo all'unità. Naturalmente, i suoi problemi di fondo, i suoi agganci col mondo circo­stante, restano sempre apertissimi, ma nessuno degli storici dell'argomento sembra dar­sene per inteso, ribadendo cosi quel carattere chiuso, sezionalistico, corporativo, che la storia del movimento operaio, quasi guscio in sé concluso e refrattario alle sollecitazioni esterne, Teca in Italia, e non da oggi, deplorevolmente con s.
Il movimento associazioniBta mazziniano e garibaldino non dovrebbe infatti venir scheletrito col senno di poi e considerato soltanto sulla prospettiva dell'evoluzione socia­lista che soltanto una ristrettissima minoranza si poneva. Se ne dovrebbero viceversa indagare da un lato i concreti, quotidiani, locali contatti col mondo del lavoro, dall'altro le altrettanto concrete soluzioni politiche. Non parlo qui delle società operaie paternalisti che e conservatrici, che spesso non raggiungevano neppure lo stadio della beneficenza, Q si distorcevauo nelle funzioni di torbido calderone elettorale. Ma mi riferisco proprio alle