Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PEPE GUGLIELMO ; STATELLA GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1919>   pagina <148>
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G. Paladino
Un uomo come questo poteva riuscire a trascinarsi dietro delle truppe contro il volere di chi aveva ben altro ascendente su di esse? Era vano sperarlo. Il Correnti stesso non tardò a capirlo, tanto che sfiduciato scrisse: Pepe, pressato da tutte le parti a decidersi, s'ap- piglia a mezze misure .} Una mezza misura era appunto la lettera al Re. Né meno scettici di lai si mostravano lo Zanolini e il cardinal legato.
Quest'ultimo, scrivendo di quei giorni al Mughetti,diceva: La ricusa dei reggimenti napoletani di passare il Po ci tiene in grande costernazione, e, quantunque il generale Pepe si lusinghi di ricevere nuovi ordini da Napoli, gli confesso che non me ne lusingo mol-< tissùno ." Più recisamente lo Zanolini, manifestando all'amico le sue impressioni : Questo buon Pepe, che vorrebbe fare il miracolo M cambiare le pecore.in leoni, mi fa perdere in inutili chiacchiere la maggior parte del tempo **
La incapacità del generale napoletano ad uscire dalla situazione ingarbugliata in cui si trovava è documentata a sufficienza da due nomini insospettabili di carattere e fede diversa.
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Mentre il Pepe attendeva in Bologna una risposta che non veniva, la situazione in Ferrara si complicava di più per l'intervento dell'au­torità pontificia, che costrinse le truppe colà stabilite ad allontanarsi. Vedemmo come, per l'accordo tra il colonnello Zola ed i sottufficiali, la prima divisione acconsentì a non iniziare la ritirata in attesa di conoscere con precisione la volontà del Re. Ma la sera stessa dei giorno in cui si prese quella risoluzione (27 maggio) il cardinal legato Giacchi, dietro invito della Consulta temporanea, chiamò a colloquio lo Zola, per manifestargli l'opinione che l'ulteriore presenza dei Napoletani in Ferrara fosse incompatibile col buon ordine e la tranquillità della città affidata alle sue cure. Invitò quindi il colon­nello a passare oltre o a retrocedere. Lo Zola fu addolorato di quella dichiarazione e pregò il cardinale che lo lasciasse rimanere almeno fino al ritorno degli ufficiali recatisi a. Napoli a parlare col Governo ;
" .formi scelti, H, 38-39.
? Miei ricordi, U, 344, L. card. Àmat a M. Minghottì, Bologna, 28 maggio 1848.
a Ivi, H, 347. A. Zanolini allo atesso, Bologna, 29 maggio 1848.