Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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pagina
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435
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Libri e periodici
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fratellanze artigiane democratiche, che ad un certo punto si dissolvono senza che se ne sappia più nulla, mentre la loro presenza, la loro tradizione, le loro stesse debolezze sono ineliminabili nella futura atmosfera socialista. Clio cosa sappiamo noi sull'atteggiamento di queste organizzazioni rispetto agli scioperi, all'emigrazione, alla disoccupazione, alle malattie epidemiche e professionali, e ad altre numerose manifestazioni del malessere sociide ? Che cosa hanno fatto, come hanno pesato nella vita civile, in qual senso e con quali risultati hanno indirizzato la pubblica opinione ?
Argomento non meno pressante è quello politico. In occasione delle elezioni e delle grandi campagne di pubblica opinione, il macinato, le guarentigie, il suffragio universale, le convenzioni ferroviarie, quale è stato l'atteggiamento ed il ruolo delle organizzazioni democratiche, da quali interessi determinato, a quali obiettivi rivolto ? E qui si inserirebbe una ricerca sul personale dirigente, onde individuare il processo attraverso cui una minoranza si evolve al socialismo, altri rimangono fermi ad un repubblicanesimo intran-singcnte e sempre più inconsistente, altri veleggiano verso mi radicalismo più o meno possibilista, altri approdano infine francamente ai lidi della conservazione monarchica.
Si tratta, è chiaro, di indagini monografiche d'ambito strettamente locale, che Boi-tanto in un secondo tempo autorizzerebbero conclusioni d'indole generale, ohe sarebbero peraltro inestimabilmente preziose, senza dover restare nella solita bibliografia ormài' canonica e circoscritta, a cui l'A. tiene reverentemente fede, l'introduzione di Candeloro, Della Perula, Rosselli, la sìntesi di Manacorda, la monografia di Conti, la gran requisitoria di Romano, la gran raccolta documentaria di Guillaume. Si tratta di una mezza dozzina di opere assolutamente fondamentali, che hanno fatto il punto in maniera definitiva (salve s'intende, le tendenze ed interpretazioni personali, su cui si può discutere all'infinito) sul filone anarchico-socialista del movimento operaio. Si dovrebbe ora semplicemente comprendere che tale movimento non si esaurisce in quel filone, e che è tempo di mettersi ad inventariare le scorie per rendersi ragione di tanti inopinati intorbidamenti successivi.
Prendiamo un esempio, Roma, sulle Cui tendenze internazionaliste e socialiste Della Perula e Caracciolo hanno recato contributi senz'altro di prim'ordinc, e non riscontrabili facilmente altrove. Domenico' Sforza tiene sul Mondo una rubrica fissa, nella quale con rara sagacia e finezza suole analizzare il fondo passionale, rissoso e violento del proletariato romano, le sue tradizioni, i suoi pregiudizi, la sua riottosità ad una rigorosa disciplina di partito moderno. Questa che Sforza esamina sul piano del costume contemporaneo è nulTaltro che la storia, riflessa al giorno d'oggi, del repubblicanesimo e dell'anticlericalismo romani, la storia di Parboni e Filipperi, di Zuccari e Mazza, su fino a Barzilai ed a Nathan ed a quel Felice Albani le cui carte rimangono tuttora squallidamente neglette. Ecco un tipico residuo , avrebbe detto Pareto, che riemerge potentemente nella politica contemporanea, a determinare col suo peso certe situazioni, certi capovolgimenti altrimenti incomprensibili. E lo storico, mi pare, dovrebbe preoccuparsi anche di questo.
RAFFAELE COLAPIETRA
I. INSOLERA, Roma moderna, un secolo di storia urbanistica (Piccola Biblioteca Einaudi, 25); Torino, Einaudi, 1962, in 16, pp. 279 con ili. L. 1200.
Quando si voglia recuperare per intero il significato dello sviluppo urbanistico di una grande città e in particolare di una città capitalo non è possibile isolarne le vicende da un contesto più vasto nel quale rientrano, con funzione predominante e risolutiva, i programmi e le responsabilità politiche della classe dirigente nazionale e locale. Discende dalla corretta comprensione di questa esigenza lo stimolo verso una storia urbanistica che non si limiti a chiarire le soluzioni dei vari problemi tecnici presentatisi nel tempo ma ohe, partendo da una preliminare identificazione dei centri del poterò politico ed economico, riconduca coerentemente tutta l'espansione della città alle scelte ed alle prospettivo maturatesi nel loro ambito. Su questo terreno di ricerche, fertile di scoperto e di spiegazioni, si è posto decisamente I. Insolera eollcgando alcuni suoi procedenti saggi (v. Urbanistica, XXIX