Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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436
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436
Libri e periodici
(1959), 27 e 28-29) sui Piani regolatori dì Roma in un volume organico e ben equilibrato che per taluni determinati problemi si pone come il felice punto d'arrivo e la stimolante sintesi di una direzione di studi e di ricerche ideologicamente anche piuttosto omogenea. Nello stesso tempo però l'estrema attualità dell'argomento che, trapassando dalla storia della prima espansione della città alla cronaca del recente P. B. del 1962, si presenta aperto per diverse possibili soluzioni all'influenza degli ideali e degli interessi in contrasto, sposta il centro di gravità dell'intero volume verso le ultime pagine nelle quali la critica serrata agli uòmini e ai metodi che hanno fatto di Roma una città cresciuta senza amore né civiltà (p. 272) converge nella richiesta di una politica urbanistica nuova che abbia soprattutto fede nella pianificazione e volontà di attuarla (p. 271) e che avvìi, nella definitiva rottura coni sistemi feudali del passato, un processo di espansione finalmente proporzionato alle necessità dell'intero ambiente socio-economico. Tutti i capitoli precedenti risultano in tal modo la dimostrazione di come in pratica questi sistemi feudali abbiano finito per prevalere tutte le volte che si trattato di decidere delle sorti future della citta e di quanto l'assetto attuale dei quartieri e della rete viaria sia debitore della volontà delle forze economiche e politiche dominanti. Da un capo all'altro della storia urbanistica di Roma corre dunque, quasi senza soluzione di continuità, una trama di so* prusi, di speculazioni e di sfruttamenti; gli unici e in definitiva indisturbati protagonisti di tutte le sue vicende appaiono gli interessi dell'alta finanza, delle società di costruzione e dei grandi proprietari sempre saldamente in possesso del potere municipale e comunque in grado di piegarlo ai propri disegni nei brevi momenti in cui prevalsero orientamenti politici di ispirazione democratica e popolare, come ai tempi del sindacato di L. Pianciani e dell' amministrazione Nathan. Né minori appaiono all'Insolera le responsabilità dei vari governi che, non riuscendo a sciogliere alcuni nodi essenziali della vita cittadina come l'industrializzazione dell'economia e la riforma fondiaria dell'Agro, direttamente o indirettamente favorirono il monopolio dei gruppi locali più conservatori. Dal punto di vista dell'equilibrio di potere costituitosi a Roma nessuna reale modificazione si è verificata fino agli anni del secondo dopoguerra; e solo fra il 1950 ed il 1960, pur sembrando l'attività urbanistica ancora legata alla legislazione e agli strumenti amministrativi fascisti (p. 203), il maturare di nuovi orientamenti culturali e di una più decisa volontà politica ha alterato il tradizionale schieramento aprendo prospettive nuove per la prima volta in scala con le reali esigenze civili e sociali della cittadinanza.
Le premesse e i giudizi di valore da cui parte ed il modo con cui ha condotto il suo studio avvicinano l'Insolera a quanti identificano nel ruolo predominante dell'attività economica privata la causa principale delle disannonie e delle contraddizioni che caratterizzano lo sviluppo storico del Paese. Tuttavia anche coloro che rifiutano tale conclusione ed avvertono il bisogno di un esame sempre più approfondito ed articolato, libero da eccessivi schematismi e scevro da finalità pratiche ed operative, non possono non riconoscere le conseguenze negative che l'aggressività degli interessi privati e le situazioni di monopolio costituitesi nei diversi settori produssero sullo sviluppo urbanistico della capitale. All'origine dei gravi problemi che attualmente si impongono all'attenzione degli studiosi, dei politici e in genere della cittadinanza - le borgate, il traffico, la graduale scomparsa del verde e l'insufficienza delle scuole e dei trasporti stanno certamente lo precise responsabilità di coloro che nel passato non vollero o tecnicamente e culturalmente non seppero attrezzare la città proiettandone le esigenze verso il futuro; ma forse non possibile ridurre tutto questo passato al comune denominatore di una costante inadempienza ai propri doveri da parto delle autorità pubbliche di fronte alla pressione dei gruppi economici aspiranti all'egemonia. Quali furono, al di là di ogni semplificazione, i reali rapporti tra il Comune ed i grandi proprietari di arce fabbricabili? È da credere che sempre i centri del potere politico e di quello economico si siano a tal punto identificati da trasformare la vita municipale di Roma nella tranquilla gestione degli interessi delle più grandi società private? Sembra del resto pericoloso continuare a parlare di blocchi feudali , di monopoli finanziari e terrieri senza specificarne ulteriormente la struttura e l'articolazione: quello che visto da lontano appese come un potentissimo strumento di