Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <439>
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Libri e periodici 439
Sotto questo profilo non vi e sostanziale trattura fra la posizione liberale e quella nazionalistica: quest'ultima porta avanti, sino alle sue ultime conseguenze, quanto è im­pilato nella prima. Nei nazionalisti il rifiuto radicale della emigrazione, come mezzo per risolvere il problema sociale e garantire l'ordine interno, appare ispirato dalla preoccupa­zione dominante della potenza e della grandezza della nazione, posta in pericolo da una costante emorragia di forze, più che da una valutazione degli aspetti sociali del fenomeno: alla emigrazione il nazionalismo oppone la politica coloniale e imperialistica, come ade­guato sfogo alla pressione demografica e valida forma di affermazione del prestigio na­zionale. Anche qui, in sostanza, le esigenze della società sono subordinate ad un disegno politico e alla ragione di Stato, anche se concepita in termini nuovi.
Nei movimenti che tradizionalmente hanno espresso, contro il paese legale, le istanze del paese reale troviamo, naturalmente, una più viva preoccupazione per gli aspetti sociali del fenomeno migratorio. Nei cattòlici l'interesse per la condizione-umana degli emigranti è sin dall'inizio assai vivo: il Manzotti ha ricordato l'opera svolta per gli emigranti da uomini come il Boncinelli o lo Scalabrini e ha sottolineato, invece, una certa assenza degli intransigenti in questo campo. Non è un caso che proprio fra i conciliatoristi interesse per l'emigrazione sia stato più vivo: l'opera di assistenza agli emigranti pre­supponeva frequenti contatti con i rappresentanti ufficiali dell'Italia all'estero, richiedeva tutto un complesso di conoscenze, di legami con gli uomini dell'Italia ufficiale, impossibile agli intransigenti. La stessa azione sociale degli intransingcnti resta dunque limitata in questo settore dal rifiuto dello Stato, mentre i conciliatoristi nell'assistenza agli emigranti scorgono un terreno in cui attuare il duplice ideale religioso e patriottico.
La ricerca del Manzotti suggerisce molte osservazioni circa gli orientamenti dei socialisti. La denunzia delle condizioni degli emigranti e delle speculazioni cui sono sog­getti è naturalmente appassionata in campo socialista. Ma il Manzotti sottolinea acuta­mente l'estrema difficoltà, per i socialisti, di chiudere nei loro schemi e nelle loro interpre­tazioni un fenomeno come l'emigrazione ed offrire soluzioni adeguate. Andrea Costa, ad esempio, nella discussione parlamentare sul progetto Crispi, presentato alla Camera alla fine del 1887, si oppone alle soluzioni proposte dal governo od elaborate dalla Commissione parlamentare, invoca un concetto nuovo dello Stato, consapevole della sua missione mo­derna di tutela sociale, ma finisce poi col risolvere il problema dell'emigrazione nel pro­blema sociale e con l'indicare come rimedio immediato quelle stesse cooperative di lavoro per la colonizzazione delle terre incolte che proponevano anche le correnti politiche più moderate.
La maggiore difficoltà nasce però, per i socialisti, dalla pessima accoglienza, nella maggior parte dei casi, delle organizzazioni operaie di altri paesi ai nostri lavoratori. La solidarietà internazionale del proletariato appare ben presto un mito: i proletari del mondo non sono uniti quando l'emigrazione pone in gioco il livello dei salari; al Congresso di Stoccarda del 1907, della internazionale socialista, ove il problema è ampiamente dibat­tuto, si manifesta un profondo disagio nel socialismo internazionale. I socialisti italiani sono indotti, da queste difficoltà ad una autocritica che porterà alcuni di loro ad approvare la guerra coloniale volta ad assicurare nuovo campo di lavoro alle braccia italiane.
Anche io campo socialista le voci più vive sono quelle che escono dagli schemi troppo augusti delle ideologìe politiche e di partito: quelle ad esempio di un Salvemini o di un Gino Luzzatto, che sulle pagine dcll* Unità acutamente ricollegavano il problema del­l'emigrazione alla questione del Mezzogiorno e denunziavano il contraccolpo negativo, sogli emigranti, della politica del partito socialista nel periodo giolittiano.
In tutti i settori politici, dunque, la polemica sull'emigrazione agisce come un vigo­roso reagente per provare ideologie e formule politichese mettere ù luce atteggiamenti mentali piò profondi e limiti reali delle diverse correnti. Ferdinando Manzotti ha dato, con la sua ricerca, non solo un apporto allo studio di un aspetto particolare della storia dell'Italia unita, ma un contributo per la valutazione complessiva delle forse politiche operanti nel nostro Paese sino alla prima guerra mondiale. PIETRO SCOPPOLA