Rassegna storica del Risorgimento

FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno <1963>   pagina <440>
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440 Libri e periodici
REINHOLD LORENZ, Kaiser Karl and der Untergang der Donaamonurchìft; Graz, Verlag Styria, 1960, in 16, pp. xxvx-692 con ili. S. p.
Prima del L. nessuno storico di qualche rilievo aveva affrontato lo studio critico della figura di Carlo I d'Asburgo, l'ultimo infelice imperatore d'Austria, salito inaspettatamente al trono dopo la morte violenta degli altri due principi ereditari austriaci succedendo al vecchio Francesco Giuseppe durante la prima guerra mondiale. L'Imperatore della crisi finale della monarchia danubiana è ora studiato su un'abbondante base documentaria, seguito da vicino dalla nascita alla morte; guardato sempre con un'umana simpatia che non impedisce all'Autore di riconoscere in Carlo I incertezza di condotta e debolezza di carattere, tali da renderlo in definitiva impari al compito che il destino volle affidargli.
Nato nel 1887 dall'arciduca Ottone, militaresco e frivolo, educato a Òdenburg e a Schotten da maestri privati, Carlo entrò nei Dragoni e solo dopo la morte del padre fu considerato erede presuntivo al trono; studiò all'Università di Praga ed ebbe come guida e tutore Francesco Ferdinando. Un matrimonio d'amore, conforme tuttavia alla sua posizione! coronò nel 1911 una giovinezza semplice e indipendente. Siamo negli ultimi anni di pace prima del conflitto mondiale: gli anni delle guerre balcaniche, dell'irrequietezza degli Slavi dell'Impero, dell'attività energica, ma contraddittoria, di Francesco Ferdi­nando. Vienna accentua la sua preparazione militare, mentre dopo la guerra di Libia è venuta crescendo la sfiducia verso gli alleati italiani.
L'eccidio di Serajevo fu un duro colpo per la Monarchia, che venne privata del futuro continuatore della politica asburgica in senso antitaliano, il quale aveva di mira la ricostituzione dell'Alleanza dei tre Imperatori. Carlo e Zita, ben più popolari dell'assas­sinato Francesco Ferdinando, vennero fatti segno ad applausi già durante i funerali notturni dell'arciduca. Ma il nuovo erede venne tenuto all'oscuro del lavorio diplomatico e delle decisioni gravissime, poiché a Corte era considerato impreparato ad affrontare responsabilità politiche e ignaro del funzionamento dell'ingranaggio amministrativo. La guerra ebbe inizio e dopo un freddo incontro col Kaiser, Carlo ebbe il battesimo del fuoco durante la seconda battaglia di Leopoli; la situazione interna austriaca si faceva pesante per le discordie tra Carlo e il Comando supremo, per l'uccisione del primo ministro assolutista Sturgkh, infine per la morte del vecchio Imperatore.
Due gravi problemi si presentavano a Carlo I: l'integrità della Monarchia plurina­zionale, che già nell'intento di Francesco Ferdinando doveva trasformarsi da dualistica (austro-ungarica) in trialistica (austroungarico-slava), e la situazione dei rifornimenti in vista d'una lunga guerra. Ad ambedue cercò di dare soluzione ed i primi approcci per la pace risalgono alla fine del 1916, quando annunciò i suoi propositi in un proclama ai soldati nel quale parlava della necessità d'un generale compromesso per una duratura pacificazione. Il papa Benedetto XV fu pregato di contribuire all'opera, un appello fu diretto al presidente 'Wilson e un manifesto della Quadruplice ai neutrali; invano, poiché gli Alleati ritennero troppo vaghe le basi su cui intendeva arrivare alla pace chi aveva scatenato la guerra. In ogni modo, Carlo inteso la urgenza della cessazione delle ostilità come premessa alla soluzione dei problemi della monarchia non solo, anzi come un impe­rativo morale e religioso
Tale natura di sovrano, attaccato alla Chiesa e alla famiglia prima che albi ragion di Stato, impedì a Carlo tempestivi provvedimenti atti a combattere gli implacabili nemici interni ed esterni, scontentò i migliori collaboratori, lo costrinse infine a umilianti patteg­giamenti. Molte realtà egli non seppe vedere e* sottovalutando anche le-contrastanti aspi­razioni delle varie popolazioni dell'Impero, si accontentò delle ufficiose proteste di fedeltà di funzionari e parlamentari. Riprendendo nella primavera del '17 i suoi sondaggi per la pace attraverso il cognato Sisto, dimostrò ancora debolézza, rese diffidente l'alleato ger­manico e palesò all'Intesa le difficoltà interne del suo paese. Le leali buone intenzìoui di Carlo erano destinate a naufragare ad una ad una, con suo dolore e disinganno.
lì .Parlamento ungherese rimase aperto fino all'aprile del '17, quando l'intemperanza dell'opposizione convinse Tlsza a chiuderlo; al Senato 0 dittatorio ministro, che godeva peraltro della fiducia di Cario, impose pure il silenzio. Mentre da questa parte l'imperatore