Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
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1963
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442
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Libri e periodici
nianze sul fasciamo e sull'antifascismo in Italia: Lezioni sull'antifascismo, Bari, Laterza, 1960; Trentanni di storia italiana (1915-1945), Torino, Einaudi, 1961 e Fascismo e antifascismo, 2 voli., Milano, Feltrinelli, 1962.
La lesiona di Vigezzi su L'Italia e la prima guerra mondiale, che è forse la più meditata e incisiva, offre un panorama acuto ed esauriente, malgrado la sua necessaria brevità, della vita politica e del prevalente clima intellettuale e psicologico in Italia alla vigilia del conflitto, del nascere e svilupparsi delle correnti interventiste e neutraliste, della loro dialettica interna. Vigezzi ha inoltre il merito di far spesso parlare direttamente i principali protagonisti delle vicende da Ini narrate, con un'ampia e intelligente scelta di citazioni che rendono più vivo, ed anche più persuasivo, il suo discorso.
Dello due lezioni di Franco Catalano, L'origine del fascismo e La politica interna e la politica economica del Ventennio, la seconda, che evidentemente dovrebbe costituire la spina dorsale dell'intera serie, lascia invero un poco insoddisfatti, anche quando si riconosca l'estrema difficoltà di condensare in una trentina di pagine la trattazione di un argomento così complesso e incandescente. Ci troviamo di fronte ad una descrizione piuttosto esterna di strutture e di attività di governo, che non sempre riesce a cogliere nel vivo le peculiarità essenziali del regime fascista, il suo significato più profondo nella vita storica del popolo italiano. Più convincente, forse anche perché riferentesi ad un problema intricato si, ma pur sempre più circoscritto e meglio individuabile, la prima lezione, in cui sono messi in luce i 'vari e spesso contraddittori fattori che confluirono nel processo di formazione del fascismo. Ci sarebbe da osservare, tuttavia, che Catalano accetta troppo integralmente la tesi della vittoria mutilata, dell'Italia vittima del bieco egoismo delle altre potenze vittoriose, senza neppure tentare una valutazione serena degli argomenti e delle condizioni obiettive che militavano a nostro sfavore. Intanto, è piuttosto avventato dire, a prova dell'ingiusto trattamento riservato all'Italia nel corso delle trattative di Versailles, che la sistemazione europea che ne era uscita aveva tenuto manifestamente presenti le esigenze e le richieste della Francia ed aveva troppo di frequente contravvenuto al principio di nazionalità in favore dell'altro principio, che ne rappresentava la più diretta negazione,di equilibrio e di potenza. Quando proprio a favore dell'Italia si giudicavano all'estero alcune delle più patenti violazioni al principio di nazionalità, sia nell'Alto Adige sia nella Venezia Giulia. Inoltre, quando si vogliaa fiermaré che Mussolini non aveva tutti i torti quando denunciava nella pace stipulata a Parigi una quasi assoluta dimenticanza dei nostri interessi, dei nostri diritti sia nell'ordine territoriale come nell'ordine economico , onestà vorrebbe che si accennasse pure* però, oltre che alla scarsa capacità dimostrata in più occasioni dai nostri negoziatori (e di ciò ovviamente non si può attribuire la responsabilità alle altre potenze vittoriose, così come non si può pretendere che queste non tentassero di avvantaggiarsene), anche al contributo che non a tutti appariva decisivo dato dall'Italia alla caduta degli Imperi centrali e soprattutto alla diffidenza e all'avversione che negli altri alleati aveva suscitato, non completamente a torto, l'atteggiamento ambiguo tenuto a lungo dai nostri governanti, allorché avevano tentato di distinguere la guerra dell'Italia contro l'Austria, e soltanto contro l'Austria (com'è ben noto la dichiarazione di guerra dell'Italia olla Germania venne solo in un secondo tempo, e fu dovuta in buona parte alle pressioni inglesi e francesi), dalla lotta degli alleati contro le potenze centrali. Dopo tutto, le colonie da spartire, per esempio, non erano certo le colonie asburgiche, e l'Italia, che con tanta riluttanza e mai pienamente si era decisa a rinunciare alla concezione della sua guerra come un semplice duello con la sola duplice monarchia, non aveva poi dato un grande aiuto alla caduta dell'Impero germanico e di quello ottomano.
I contributi particolari di Franco Bonacina (La politica scolastica del regime fascista) e di Ferdinando Vegas (La politica estara italiana dal 1922 al 1943) mettono a fuoco due aspetti fondamentali della fisionomia e dell'azióne del fascismo. Mentre la lesiono di Claudio Pavone su La Resistenza italiana va elogiata per la sobria chiarezza con cui egli ha saputo indicarne le fasi ed i problemi salienti ed individuarne il vero valore politico e morale. ALBERTO AQUÀRONE