Rassegna storica del Risorgimento
FONTI ; POLONIA ; CZARTORYSKI (FAMIGLIA)
anno
<
1963
>
pagina
<
454
>
454
Vita dell'Istituto
stoni di spoglio sono risultati eletti a componenti del Consìglio Direttivo, a norma dello art. 4 dello statuto:
1) prof. Valente Gustavo con voti 16; 2) prof. Tavolaro Emilio con voti 8; 3) prof. Adamo Ugo con voti 7:4) Chiodi aw. Vincenzo con voti 6; 5) Grisolia dr. Italo con voti 6; 6) Guarasci prof. Antonio con voti 6.
GENOVA. Un infarto cardiaco ha improvvisamente stroncato il 1 marzo 1963 la vita operosa di Attilio Depoli, patriota e storico fiumano, uno dei pochi superstiti tra i protagonisti dell'irredentissimo istriano, consigliere attivissimo del Comitato.
Nato a Fiume nel 1887, figlio del direttore didattico Pasquale e fratello minore dell'illustre naturalista Guido, egli fu educato al patriottismo in famiglia, nella scuola e nelle società culturali. Frequentò l'Università a Budapest, a Firenze e a Roma, laureandosi in lettere; fu tra i fondatori della Giovine Fiume, organizzazione di punta nello schieramento nazionale, e nel 1914 venne eletto consigliere comunale. La prima guerra mondiale travolse presto questa rappresentanza comunale, molti componenti della quale furono internati come politicamente sospetti nei campi di concentramento ungheresi. Tra questi il Depoli, che solo alla fine del conflitto rientrò a Fiume. E subito plaudi pubblicamente alla dichiarazione separatistica fatta al Parlamento di Budapest dal deputato Andrea Ossoinack il 18 ottobre 1918; fece parte del Consiglio Nazionale allora costituito, promosse la rinascita della Giovine Fiume e fondò le sezioni della Dante Alighieri e della Giovane Italia,
Erano i giorni dell'attesa. Fiume, dopo il plebiscito per l'annessione all'Italia del 30 ottobre, fu occupata da contingenti dei vari alleati, mentre a Parigi i delegati jugoslavi patrocinati da Wilson chiedevano di annettersi la città. Uscì allora l'opuscolo documentato del Depoli su Fiume nel memoriale SELS alla conferenza della pace, che servì di sostegno- alle richieste dei delegati italiani, consci dell'errore commesso a Londra non rivendicando Fiume.
Ebbe luogo poi l'impresa di D'Annunzio, che .suscitò entusiasmi e perplessità. Il Depoli .con altri fu contrario alla proclamazione della Reggenza del Carnaro sostenendo l'opportunità dell'annessione all'Italia senz'altro. Seguirono invece anni critici, poiché, partito D'Annunzio, fu attuato lo Stato Libero di Fiume negoziato a Rapallo, col distacco dalla città del porto Baross. Il Depoli denunciò il pericolo della cessione nello studio su Il confine orientale di Fiume e la questione del Delta della Fiumara, uscito assieme a II diritto storico ed etnico di Fiume di fronte alla Croazia.
Costituito lo Stato Libero, il Depoli venne eletto deputato e vice-presidente della Costituente, dove si batta contro la maggioranza zanelliana e contro quanti, proclamando un'illusoria indipendenza, intendevano staccare sempre piò. Fiume dall'Italia. Non partecipò, però, al colpo di mano degli estremisti, che il 3 marzo 1922 cacciarono Riccardo Zanella, Capo dello Stato, inducendolo a rifugiarsi in Jugoslavia, né fece parte dei fittizi e velleitari comitati che se ne contesero la successione. Accettò, invece, il difficile compito affidatogli dall'Assemblea il 5 aprile, di assumere, cioè, le funzioni di Capo provvisorio dello Stato. Pur convinto del fallimento economico e politico dello Stato Libero, egli cercò di provvedere alle necessità vitali, di Fiume assicurandole l'indispensabile aiuto dello Stato italiano col suoi colloqui con Facta e con Mussolini. Seppe determinare, infine, senza scosse l'esito naturale della situazione, ponendo nella relazione del settembre 1923 il Governo italiano di fronte alle sue responsabilità verso una popolazione minuscola, che dopo anni di esperimenti e d'incomprensione Ita infine diritto alla vita. Il Depoli si dimise ponendo, dopo quasi due anni di difficile e scrupolosa amministrazione, il potere nelle mani d'un governatore militare (gcn. Giardino) e aprendo finalmente là via all'annessione, già idrtualmente raggiunta.
Poi sì dedicò tutto alln scuola e agli studi, assumendo qualche incarico anche pubblico non politico, alieno com'era dal regime vigente. Discese por un ventennio il Liceo Scienti-