Rassegna storica del Risorgimento

LEONE XII ; PIO VI ; V
anno <1963>   pagina <516>
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Guido Verucci
in seguito tanta fortuna: nell'inedito Adresse d'un Catholique à Sa Majesté Àp. Léopold Second Roi de Hongrie, et de Boème à Son avènement au Tr8ne (pp. 133 ss.), scritto dal Diessbach nel 1790 per essere presentato all'imperatore Leopol­do Hf si afferma un rapporto dirotto tra i riformatori de' secolo XVI e i filosofi moderni, tra gli Illuminati di Baviera e i rivoluzionari francesi; in uno scritto anonimo intitolato Rote de VA. C. pendant la contrerévolution (pp. 188 ss.), re­datto fra il 1790 e l'agosto 1792, si individua la genesi della rivoluzione dell'89 nella congiura collegata di illuministi, protestanti e giansenisti, e si afferma che la rivoluzione non. può essere vinta con le sole armi. Il Bona mette chiaramente in luce come il motivo centrale della pietà religiosa dell'amicizia fosse la devo­zione al Cuore di Gesù, nella linea di pietà religiosa favorita dai gesuiti in con­trasto con quella dei giansenisti, e come, sempre in aperta polemica con i gian­senisti, gli ambienti dell1Amicizia propugnassero una morale antirigoristica, nello sforzo di avvicinare e non respingere le anime, favorendo la dottrina di s. Al­fonso de' Liguori, che avrebbe poi finito per prevalere nella Chiesa cattolica. Si può aggiungere che accanto alla devozione al Cuore di Gesù occorre sottolineare, fra gli aspetti della pietà religiosa professata dagli amici, la devozione alla Ver­gine Maria, devozione che era esaltata nelle opere dello stesso s. Alfonso, e che, in un progetto per la Istituzione di una Congregazione di persone che assistono nello Spedale {Appendice, pp. 544-548), nato fra gli amici fiorentini, viene definita parimenti tenera rispetto a quella al Cuore di Gesù; occorre sottolineare la comunione frequente, almeno due volte al mese, raccomandata agli amici, la meditazione quotidiana loro prescritta (Loix de VAmitié chrétienne, in Appendice, p. 479), la stessa iniziativa delle missioni popolari, predicate soprattutto dal­l'amicizia viennese, con un apparato esteriore che suscitava sentimenti di ti­more e di esaltazione collettiva. Tutti questi motivi, e il favore accordato a una morale antirigoristica, sono espressione di una lenta evoluzione della spiritualità Cattolica verso forme più popolari, più accoglienti nei riguardi delle masse dei fedeli, ma talora anche religiosamente più autentiche, evoluzione che si deli­neerà nettamente durante il pontificato di Pio IX. *'
Si può aggiungere che fra i motivi propagandati dall'amicizia erano l'infal­libilità personale del papa e l'importanza sociale della religione cattolica, come appare per esempio da L'Ape di Firenze, ispirata dal marchese Cesare Taparelli d'Azeglio e organo, dal 1803, della locale Amicizia: *) di questi motivi, che incon­treranno più tardi molto favore nel mondo cattolico, il Bona neanche fa cenno. Si può aggiungere soprattutto che la battaglia dell'amicizia contro il gianseni­smo non è tanto una querelle teologica, un contrasto riferibile ai problemi della grazia e del libero arbitrio, quanto invece, ciò che non chiarisce il Bona, una battaglia condotta contro l'appoggio dato dai giansenisti alla politica regalistica dei sovrani, coatro le loro tendenze gallicane, *) in nome della fedeltà assoluta al papa, della difesa del suo primato di giurisdizione su tutta la Chiesa, della li-
1) Sulle forme di devozione e Bulla evoluzione della spiritualità sotto il pontificato di Pio IX, si v. le pagine di R. AUBBHT, Le pontificai de Pie IX (1846-1878), voi. XXI dcWHistoire de l'Église, di A. Pliche e V. Martin, ed. Bloud et Gay, 1952, pp. 461-471*
2' Cfr., fra gli altri, gli articoli de L'Ape, Osservazioni sopra il libro di Barruel intito­lalo Du pape et de ses droits, parte prima, II (1804), n. 1, pp. 115 (suU'infallibilita del papa) e Detta Socialità della Religione Cristiana, specialmente della Cattolica, di G. MAR­CHETTI, II (1804), n. 2, pm.9-61, n. 3, pp. 97-109, a. É, pp. 193-206.