Rassegna storica del Risorgimento
LEONE XII ; PIO VI ; V
anno
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1963
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La Chiesa da Pio VI a Leone XII
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berta della Chiesa da ogni ingerenza del potere politico. Nelle Loix de VAnùtié chr Etienne si professa un attachement invio la blc pour le Saint-Siège, une soumission parfaite envcrs nos Évéques, et une fidelità entière cnvers notre Souverain... (Appendice, p. 485): ma mentre l'attaccamento alla S. Sede è, si può dire, effettivamente la pietra di paragone del movimento àaWAmicizia cristiana, con più cautela, mi sembra, devono essere accettate le altre due affermazioni di fedeltà. Significativo è infatti che della costituzione della società cattolica non fu informata l'autorità ecclesiastica diocesana, e che persino la richiesta di approvazione alla S. Sede fa inoltrata piuttosto tardi, pare agli inizi dell'800 (pp. 81-82); significativo è che neppure l'autorità statale fu informata-, neanche quando un editto di Vittorio Amedeo III proibì l'esistenza di società segrete, e che nella Suite des loix de l'Amitié chrétienne, nel caso in cui il segreto fosse violato dalle autorità politiche o dai superiori ecclesiastici, e le une o gli altri vietassero agli amici di continuare le loro riunioni, era prescritta l'obbedienza, aggiungendosi però che nous continuerons toujours à rester intéricure-raent unis par les liens de l'Amitié Chrétienne, et à contribuer chacun en parti-culier par la vole de l'instruction, et de la por suasion au salut du prochain, eu faisant autant, qu'il dépendra de nous, circuler avec un zèle systématique, et actif les bons livres (Appendice, p. 497). L'Amicizia cristiana, quindi, era concepita come un'attività autonoma rispetto all'autorità politica e persino ai superiori ecclesiastici, da continuare anche con la loro opposizione: sta nascendo una coscienza nuova della funzione e dei compiti dei cattolici organizzati.
La storia interna dell'Amicizia cristiana è molto bene illustrata dal Bona: il suo sorgere dopo l'esperienza della Pia Associazione per la stampa, i suoi membri e i suoi collaboratori; l'attività pubblicistica che attorno a essa si svolse, le sue iniziative editoriali, i suoi rapporti con altre società cattoliche, VAa, la Società dei Padri del Sacro Cuore, pure di origine francese, quella dei Padri della Fede, fondata da Niccolò Paccanari; l'opera di Luigi Virginio, subentrato nel 1798, alia morte del Diessbach, alla direzione dell'amicizia, e quella di Pio Bininone Lanteri, succeduto al Virginio nel 1805; la sua diffusione a Milano, Firenze, forse Roma, a Vienna, a Parigi, a Varsavia, forse in Svizzera: a proposito della diffusione dell'amicizia all'estero è possibile che nuove ricerche possano ampliare o approfondire il quadro tracciato dal Bona. Su due momenti della storia del-l'Amicizia l'a. ha portato una documentazione particolarmente interessante. L'uno si riferisce ai rapporti con VAa, sulla quale è ancora alquanto fitto il mistero. Lo storico francese De Bertier de Sauvigny aveva sostenuto l'identità delT<4a con l'Amicizia del Diessbach, facendo dell'amicizia non altro che una filiazione italiana della società segreta francese.2) Il Bona invece, pur mettendo
*) Sull'aspetto accentuatamente regalistico del giansenismo degli ultimi decenni del '700 efir. soprattutto, di E. PASKEBIN D'ENTBÈVES, oltre a una serie di articoli su La politica dei giansenisti in Italia nell'ultimo Settecento, pubblicati, fra il 1952 e il 1954, nei Quaderni di cultura e storia sociale, gli articoli // fallimento dell'offensiva riformistica di Scipione de1 Ricci secondo nuovi documenti (1781-1788), in Rivista di storia della Chiesa in Italia, IX. (1955), pp. 101 ss., Giansenisti e Illuministi, in La cultura illumi' malica in Italia, a cura di M. Fumivi, Torino, 1957, pp. 189207, e La riforma giansenista della Chiesa e la lotta anticuriale in Italia nella seconda metà del Settecento, in Rivista storica italiana, LXX1 (1959), pp. 209-234.
2) DE BEBTIEK DE SAUVIGNV, op. eit,, pp. 40-41.