Rassegna storica del Risorgimento

LEONE XII ; PIO VI ; V
anno <1963>   pagina <518>
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Guido Veructiè
in luce, come già si è eletto, gli stretti rapporti intercorsi ira le due società, san* citi dal fatto che alcuni membri dellM micizia del Diessbach appartenevano pure all'ha, rivendica con abbastanza persuasive argomentazioni, la originalità della Amicizia e la paternità dell'ex gesuita nei confronti di essa (pp. 91 ss.). L'altro momento della storia deWAmicùda riguarda l'opera svolta a sostegno del papa prigioniero a Savona, e dei suoi diritti, durante il conflitto che lo oppose a Na­poleone. "L'Amicizia torinese, in collaborazione con le società segrete francesi, prestava assistenza al papa, promuoveva la circolazione tra il Piemonte e la Francia di libri che sostenevano i diritti del papa. L'a. formula l'ipotesi che, attraverso la società di Firenze, essa contribuisse al passaggio dall'Italia in Fran­cia della bolla di scomunica contro Napoleone lanciata da Pio Vii il 10 giugno 1809; egli inoltre apporta le prove dell'aiuto prestato dagli ambienti dell'amicizia torinese al papa, nel corso della controversia sulla istituzione canonica dei ve­scovi nominati dal governo francese: il Lanieri, in particolare, avrebbe fornito a Pio VII, che non era in grado di apprestarla, la documentazione canonica sulla quale fondare la proibizione fatta ai vescovi di nomina imperiale di ammini­strare la diocesi senza la conferma papale (pp. 283 ss.). Questo episodio valse al Lanteri, nel 1811, l'esilio, e portò alla interruzione delle attività dell'amicizia.
Ricostituitasi all'indomani della Restaurazione, e riprese le riunioni nel marzo 1817, l'amicìzia cristiana si trasformò rapidamente in un'associazione che pur sostanzialmente erede della vecchia Amicizia, mostra caratteristiche e finalità in parte diverse. La nuova società, denominata Amicizia Cattolica, non poneva più tra i fini principali il perfezionamento cristiano dei suoi membri, al cui numero non metteva più alcun limite, introduceva per gli affiliati -un giura­mento, da rinnovarsi annualmente, di fedeltà all'autorità e alla personale infal­libilità del papa, abbandonava il segreto, ammetteva nelle cariche direttive i soli laici, riconosceva per proprio capo e protettore l'arcivescovo di Torino (pp. 299, 320-321,329). L'abbandono del segreto era giustificato dagli amici con l'avvento, nel nuovo clima della Restaurazione, di sovrani favorevoli alla religione, e con la necessità di meglio convogliare verso VAmicizia uomini e mezzi finanziari {Memorie detta Società degli Amici Cattolici, in Appendice, p. 555); l'assai più importante posto assegnato ai laici nella organizzazione della nuova Amicizia, era giustificato con l'asserzione che l'opera dei laici può giungere laddove spesso non può giungere l'opera degli ecclesiastici (p. 326). L''Amicizia cattolica restava fedele allo spirito dell'amicizia cristiana innanzitutto nel compito che si propo­neva, di diffondere i buoni libri, i cui autori andavano dalTantigiansenista Gio­vanni Marchetti a Karl Ludwig Haller, ai nuovi ce padri della Chiesa francese del secolo XIX, il Bonald, il de Maistre e il Lamennais; per contrastare l'opera delle Società Bibliche d'ispirazione protestante, essa diffondeva anche copie della Bibbia. Un altro importante legame con la vecchia Amicizia era costituito dalla lotta contro il rigorismo morale sostenuto ancora in diversi ambienti teolo­gici, soprattutto quelli dell'Università di Torino, e in favore della dottrina di 8. Alfonso de* Lignori.
L'opera dell'amicizia Cattolica era affiancata dalla Pia Unione di S. Paolo Apostolo, istituita a Roma nel 1790 e introdotta dal Lanteri a Torino nel 1815, il cui scopo era essenzialmente quello di diffondere la dottrina alfonsiaua; dalla Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, di cui era stato praticamente fon­datore lo stesso Lanteri, e che aveva fra i suoi compiti principali la difesa dei diritti papali e la diffusione della buona stampa; dal Convitto Ecclesiastico, fon-