Rassegna storica del Risorgimento
LEONE XII ; PIO VI ; V
anno
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1963
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La Chiesa da Pio VI a Leone XII
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dato nel 1817 a Torino e diretto dal teologo antirigorista Luigi Fortunato Gitala, impegnato anch'esso a infondere nei giovani sacerdoti la morale alfonsiana (pp. 307 ss.). L'Amicizia era soprattutto affiancata dal periodico Amico d'Italia, che il fondatore, il marchese d'Azeglio, volle, per motivi di prudenza, tenere distinto dall'Amicizia, di cui però era, in realtà, un completamento. Nel libro del Bona manca assolutamente la precisazione dei caratteri e dei temi polemici AvWAmico d*ItaUa che, sia pure a un livello inferiore, si inseriva nella schiera dei periodici cattolici conservatori italiani del tempo, ponendosi prevalentemente su un terreno politico. L'Amico attaccava la Rivoluzione dell'89, il liberalismo, la stessa Restaurazione, colpevole di tentare un impossibile compromesso fra i principi dell'Antico regime e quelli della Rivoluzione; affermava la necessità della religione, oltre che per gli individui, per la società e per lo Stato, difendeva il diritto divino dei re e la loro autorità, ma a patto che essi riconoscessero la supremazia della Chiesa e abbandonassero ogni pretesa regalistàca nei confronti di essa: si manifestava così, nel pensiero dei cattolici dell'amico, nella nuova atmosfera della Restaurazione, la rottura, a vantaggio della Chiesa, del tradizionale equilibrio fra i due poteri. *)
In realtà, V Amicizia Cattolica segnava una trasformazione importante del movimento cattolico iniziato dal Dìessbach. Negli anni della Restaurazione essa perse, è vero, la sua capacità di espansione oltr'alpe, per circoscriversi a Torino e a qualche altra città italiana; ma andando oltre i limiti di un ristretto gruppo di élites, teso al perfezionamento individuale dei propri membri, chiamando i laici cattolici a una funzione autonoma di primo piano, rafforzando i legami di fedeltà al papa e ai vescovi, agendo più allo scoperto, nella coscienza di essere passata da una fase di dilesa a una fase di penetrazione più attiva nella società, V Amicizia Cattolica poneva le basi di un movimento cattolico più adeguato ai tempi nuovi. Questa nuova epoca della storia dell'-jnimta portava a una partecipazione più diretta alla vita politica. Il Bona riconosce che sostenendo con intransigenza i principi del conservatorismo politico e del legittimismo, YAmi-cizia preparava la sua rovina, che precedette di poco la rovina degli ideali politici della Restaurazione (pp. 302, 334 ss.). E tuttavia egli sembra voler scagionare YAmicina da tutte le accuse di perseguire scopi politici che le si rivolgevano da parte degli avversari.
Intorno al 18251826, in coincidenza con il clima di riacceso anticlericalismo esistente in quegli anni in Francia, cominciò a delinearsi contro VAmicìzia una opposizione proveniente da gruppi monarchici legalistici e anticlericali, che temevano la Bua crescente influenza nell'amministrazione dello Stato, sulla istruzione pubblica e a corte: diversi amici rivestivano infatti cariche importanti nella cancelleria di Stato, nei ministeri delle finanze, dell'istruzione pubblica, degli esteri. Questa opposizione, motivata anche da questioni di carattere personale, come le gelosie e i timori del ministro degli interni Gaspare Roget de Cholex verso alcuni amici impegnati nella vita politica, non mancava tuttavia di concreto fondamento. L'azione religiosa dell'Amicizia si associava infatti alla difesa di una particolare concezione politica, quella rigidamente conservatrice
*) Sull'amico d'Italia mi permetto di rinviare alla mia relazione all'XI Convegno storico toscano, del 1958 Per una storia del Cattolicesimo intransigente in Italia dal 1815 al 1848, pubblicata nella Rassegna storica toscana, XV (1958), pp. 251-285.