Rassegna storica del Risorgimento
LEONE XII ; PIO VI ; V
anno
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1963
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Guido VeTucci
e intendeva in parte realizzarsi con metodi di lotta politica: cosi, per esempio a proposito della rimozione dall'insegnamento dell'abate antimolinista Giovanni Maria Dettoti, che nonostante ciò che dice il Bona (pp. 434 ss.) sembra doversi ascrivere all'azione dell'ai mi asta; così quando il d'Azeglio, nel 1827, indirizzò a Carlo Felice un progetto di censura di opere stampate o introdotte nel regno, che istituiva una commissione sottoposta alla giurisdizione del presidente capo della istruzione pubblica, l'amico Gian Carlo Brignole, che comminava ammende e prigione, e stabiliva doversi stampare, con i proventi delle ammende, libri di carattere morale e religioso (pp. 446-447). E bisognerebbe poi andare più a fondo nello studio della attività politica degli andò, più influenti, studio che il Bona deliberatamente evita di fare (p. 418). Per rafforzare la sua tesi, che sostanzialmente esclude una influenza politica dell'amicizia nella società piemontese, l'a. sostiene la inesistenza di qualsiasi legame tra l'associazione cattolica torinese e la società francese degli ChevaUers de la JPW, accogliendo fra l'altro pienamente la tesi del De Bertier de Sauvigny che questa, e non la famosa Congrégation, svolgesse quell'attività politica che era denunziata dai liberali. L'affermazione del Bona è un po' troppo categorica e affrettata: ulteriori ricerche potrebbero infatti modificarla. l)
V Amicizia Cattolica si sciolse nel giugno 1828 per le pressioni che il governo di Russia, le cui preoccupazioni erano in parte condivise dai governi di Austria e di Prussia, esercitò sul governo sardo: destavano timore, oltre che l'attività dei gesuiti, di cui V Amicizia era considerata la longa manus, gli eccessi della polemica antiliberale degli amici torinesi, che potevano unire per favorire i liberali stessi (pp. 437 ss,). In realtà, il tentativo dell4micisia di svolgere una funzione sostanzialmente propulsiva e direttiva nei confronti dello Stato, nel campo religiosomorale e nella lotta contro gli errori del tempo, secondo la nuova tendenza dei cattolici della Restaurazione, s'infrangeva contro l'autorità dello Stato, riaffermata sulla base della vecchia tradizione regalistica e forse anche della nuova esperienza napoleonica. I sovrani, insomma, riconoscevano si il principio della utilità della religione per la vita dello Stato, ma erano consapevoli delle tendenze sovvertitrici dell'equilibrio fra potere politico e potere religioso, delle capacità direttamente e indirettamente eversive dello Stato, insite nei gruppi cattolici più intransigenti, intendendo pertanto regolare essi stessi i modi di attuazione di quel principio.
Nonostante che manchi d'illustrare chiaramente, nell'ambito della vita religiosa e politica piemontese e italiana fra Settecento e Ottocento, il significato e le caratteristiche del moviménto delle Amicizie, il libro del Bona offre, come già si è detto, una ricostruzione pressoché completa della storia di questo movimento, tale da farne uno dei lavori più significativi che nel corso di molti anni siano stati pubblicati sulla storia religiosa italiana dall'epoca dell'Illuminismo a quella del Romanticismo.
') Conto di pubblicare presto un gruppo di Ietterò inviate da alcuni corrispondenti francesi al Sallicr de la Tour, che se non era proprio iscritto all'amicizia (come invece afferma P. GASTALDI, Detta vita del servo di Dio Pio Brunone Lanteri fondatore della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, Torino, 1870, p. 216), forse per motivi di prudenza, le era però assai vicino, lettere che documentano l'esistenza di rapporti tra i gruppi cattolici ultra francesi e gli ambienti delIMmicisia.