Rassegna storica del Risorgimento

LEONE XII ; PIO VI ; V
anno <1963>   pagina <521>
immagine non disponibile

la Chiesa da Pio VI a Leone XII 521
La crisi delle Amicizie esplose sotto il pontificato di Leone XII, durante il quale si ebbe lo scontro fra due contrastanti concezioni della funzione della Chiesa nella nuova società. Fra la concezione che partendo dalla constatazione della rottura definitiva avvenuta fra la Chiesa e il potere politico con il crollo dell'Antico regime indicava alla Chiesa una nuova, autonoma via da percorrere, nell'affermazione del primato del papa non solo nella Chiesa ma anche nella società, nell'alleanza, venuto meno il tradizionale sostegno dei sovrani, con i popoli, nell'accoglimento delle libertà democratiche per restituire alla Chiesa una funzione di guida dell'umanità: era la concezione che ispirava l'abate La-mennais, il quale portava idealmente a conseguenze rivoluzionarie il movimento di difesa e di espansione del Cattolicesimo avviato dalle Amicizie', e la concezione che mirava a ripristinare, dove possibile, e a conservare l'alleanza fra trono e altare, difendendo la libertà della Chiesa, senza però giungere a posizioni di rottura con i sovrani, sposando la causa del conservatorismo europeo e affian­candolo nella lotta intransigente contro il liberalismo: era la concezione che pre­valse nel gruppo dirigente ecclesiastico ai tempi di Leone XH. H contrasto fra queste due concezioni intende illustrare, durante tutto il pontificato del card. Della Genga, fra il 1823 e il 1829, R. Colapietra, nel suo libro La Chiesa tra Lamennais e Mettemich. Il pontificato di Leone XII (Brescia, 1963), frutto di una vasta ricerca in diversi archivi e biblioteche italiane, che viene a colmare una grossa lacuna, l'unica opera sul pontificato di Leone XII essendo la vecchia Histoire du pape Leon XII, 2 voli. (Paris, 1843) di Artaud de Montor.
U conclave del settembre 1823, da cui uscì eletto il Della Genga, rappre­senta la fine di un'epoca della storia della Chiesa dominata dalla grande figura del segretario di Stato Consalvi. Questi muoveva dal concetto, come si esprimeva in una lettera al Della Genga del 6 dicembre 1800, che ... la rivoluzione ha fatto nel politico e nel morale ciò che fece il diluvio nel fisico, cambiando del tutto la faccia della terra, e ... Noè, uscito dall'arca, bevve il vino e mangiò le carni e fece altre cose che prima del diluvio non faceva... (cit. a p. 18), e cioè dalla coscienza della irreversibilità della trasformazione rivoluzionaria. La risposta data dal Consalvi a tale trasformazione era, come Sottolinea il Colapietra (pp. 19-20, 139 e passim), la concezione di una Chiesa inserita, con una sua pecu­liare funzione' da svolgere, nel mondo politico dcUa Restaurazione, nel concerto metternichiano delle potenze, e perciò rammodernata nelle sue strutture di Stato temporale, sull'esempio napoleonico. Discendevano da questa concezione la politica concordataria duttilmente svolta dal Consalvi, nello sforzo di strap­pare ora una ora l'altra concessione alle varie potenze; la lunga resistenza oppo­sta alla pressione austrìaca in Italia, a contenere la quale si perseguiva l'avvi­cinamento, nonostante la politica antigesuitica di Pietroburgo, alla Russia; le relazioni con la Gran Bretagna, dirette fra l'altro a ottenere l'emancipazione dei cattolici inglesi. Connessa con la nuova posizione internazionale che il Consalvi intendeva fare assumere alla Chiesa, era la politica interna da lui messa in atto nello Stato pontificio: l'unificazione legislativa, l'eguaglianza giuridica stabilita come base dei rapporti civili, l'ammessa partecipazione di tutti i ceti agli orga­nismi amministrativi; la conferma degli impiegati laici compromessi con il pre­cedente regime e l'indulgenza manifestata verso gli acquirenti di beni nazionali; la oculata politica finanziaria, l'incremento dato alla pubblica assistenza e alle misure per preservare la salute pubblica, il tentativo di costituire in Romagna