Rassegna storica del Risorgimento

LEONE XII ; PIO VI ; V
anno <1963>   pagina <522>
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Guido Vefucci
un ceto dirigente, arricchito di elementi liberali. Nella prospettiva essenzial­mente politico-diplomatica del grande ministro era tuttavia implicita l'avver­si one per le tendenze a una vera e severa restaurazione della vita religiosa, già assai forti negli ultimi anni del pontificato di Pio VII. Quelle tendenze, nella gamma di sfumature analizzate con sottigliezza, forse anche eccessiva, dal Cola-pietra, si proponevano, attraverso l'opera delle Amicizie cattoliche e della romana Accademia di Religione cattolica, le campagne di periodici quali il modenese Memorie di Religione, di Morale e di Letteratura e il torinese Amico d'Italia, le polemiche degli Anfossi e dei Marchetti, l'attività pastorale dei vescovi zelanti, da Opizzoni a Severoli, da Odescalchi a Gazzola, di combattere senza tregua e senza concessioni la Rivoluzione cosi come essa si manifestava nei residui di Giansenismo e di regalismo, nel rilassamento della fede e dei costumi, nei nuovi principi della libertà e della eguaglianza introdotti anche nella legislazione degli Stati della Restaurazione, facendo appello ai ceti popolari meno contaminati dall'indifferentismo e dall'ateismo per contrapporli alla bor­ghesia scettica
Gli ideali di restaurazione religiosa, come mostra il Colapietra, prevalsero nel corso della prima parte del pontificato di Leone XII, ma depurati degli aspetti più rigidamente polemici dello zelantismo, mentre la politica consalviana diretta a riportare la Chiesa a una posizione dì prestigio su un piano interna* zionale fu continuata: così, secondo il Colapietra il pontificato del Della Genga non ebbe, nei primi anni, quel carattere retrogrado che gli è stato a lungo attri­buito. Gli inizi del pontificato furono caratterizzati da un Iato da alcuni atti di autentica pietà religiosa compiuti da Leone XH, dall'altro dalla tendenza del pontefice a liberarsi della tutela degli zelanti, apportando solo caute modi­fiche alla struttura accentrata dello Stato Pontificio voluta dal Consalvi. Ma gli sforzi di restaurazione religiosa perseguiti dal papa si manifestarono essenzial­mente negli anni 1824-1825. Nella sua prima enciclica, la Ubi primum, del 5 mag­gio 1824, Leone XII condannava l'indifferentismo in materia di religione che era stato aspramente combattuto dall'abate Lamennais, il principio della tolle­ranza e il liberalismo: il 17 maggio dello stesso anno reintegrava i gesuiti nel compito di educazione morale e letteraria dei giovani; con la costituzione Quod divina sapientia. del 28 agosto 1824, stabiliva un severo ordinamento degli studi; seguirono poi una serie di misure vo1te a ristabilire nel clero un costume morale più degno, la riforma dei regolari e la riduzione delle parrocchie romane. Ma il culmine dell'opera religiosa di Leone XII è costituito dalla celebrazione dell'anno santo 1825, proclamato il 24 maggio dell'anno precedente, nonostante l'oppo­sizione di alcuni cardinali, di parte dell'opinione pubblica e dei governi europei, preoccupati questi ultimi per la propaganda liberale e i disordini, cui una così grande raccolta di persone poteva dar luogo. Il Colapietra afferma che il giubileo rappresentava il tentativo, da parte di Leone XII. di ristabilire un contatto tra la Chiesa e le masse popolari dei vari paesi (p. 143 e passim): su questa linea il papa si incontrava con i gruppi cattolici romani, quelli che si raccoglievano attorno al Giornale ecclesiastico e al padre Gioacchino Ventura, più sensibili agli ideali di rinnovamento religioso e sociale predicati in Francia dal Lamennais. Si inserisce nell'atmosfera del giubileo, riuscito solo parzialmente (ma sullo svolgi­mento di questo, dal Colapietra ricostruito quasi esclusivamente sui dispacci dell'ambasciatore sardo Crosa di Vergagni e sul Diario di Roma, Pa. avrebbe potuto trovare diverse notizie nelle Memorie storiche dell'universale Giubileo ce-