Rassegna storica del Risorgimento

LEONE XII ; PIO VI ; V
anno <1963>   pagina <523>
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La Chiesa da Pio VI a Leone XII
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lebrato nel ranno 182S dal Sommo Pontefice Leone XII scrìtte da Egidio Fortini Romano e pubblicate dal giornale La Voce della Verità neWAnno Santo 1900, Roma, 19001901, anche se di valore puramente cronachìstico, e nel lavoretto di GeofFroy de Grandmaison, Le jubilé de 1825, Paris, 1902), l'enciclica Quo graviora mala, del 13 marzo 1825, in cui si rinnovava la condanna di massoni e di carbonari.
Ma agli inizi del 1826, sostiene il Colapietra, si delinea già l'abbandono da parte del papa dei suoi programmi di restaurazione religiosa su base popolare. L'atteggiamento filogovernativo e antiultramontano apertamente assunto dagli episcopati di alcuni paesi, prospettando alla S. Sede il pericolo di un isolamento sul piano internazionale, determina in essa uno sforzo di maggiore avvicinamento alla politica dei Mettermeli, dei Villèle e dei Nesselrodc, e perciò una politica di più. dura repressione poliziesca nei confronti dei settari nei Buoi Stati e la temporanea rinunzia a sostenere le forze e gli ideali dell' ultramontanismo: di questa svolta dell'anno 1826 sono segni caratteristici la disgrazia in cui cadde il Marchetti e l'allontanamento del Ventura dall'insegnamento alla Sapienza. Gli anni che seguirono, come ben mostra il Colapietra in un quadro della politica internazionale della Chiesa denso di fatti, videro il progressivo affiancarsi della S. Sede alle grandi potenze europee, con una politica che, soprattutto ad opera del card. Bernetti, divenuto poi segretario di Stato nel giugno 1828, mirava a un inserimento meccanico della Chiesa, senza prospettive di una funzione pro­pria, inserimento diverso pertanto anche da crucilo vagheggiato dal Consalvi, nel concerto internazionale. L'esempio forse più probante di questa posizione della S. Sede negli anni di Leone XII è offerto dall'atteggiamento da essa assunto nei confronti delle tre ordinanze dell'aprile e giugno 1828, che colpivano il pre­dominio del clero francese nel campo dell'insegnamento: mentre i vescovi e i cattolici francesi insorgevano sdegnati, Leone XII li invitava all'accettazione delle ordinanze per non rompere i buoni rapporti che la S. Sede aveva stabilito con il re di Francia.
H pontificato di Leone XII, quindi, che aveva acceso speranze di rinnova­mento religioso e di riforma dello Stato della Chiesa, terminava in un fallimento: questo era sancito dal prevalere di uno spirito religioso oppressivo ed esteriore, dall'avversione completa dell'opinione liberale, dal disordine amministrativo e finanziario. Anche se erano state compiute talune riforme nel campo giudizia­rio e assistenziale, e prese alcune misure per una maggiore disciplina del clero; anche se i germi dello spirito religioso ultramontano avevano avuto modo di diffondersi in parte: queste le conclusioni del Colapietra (pp. 336337). La prospettiva in cui egli colloca il pontificato di Leone XII, fra Lamennais e Metter­meli, richiede però qualche chiarimento. Se è vero che nel corso del pontificato di Leone XII si posero a confronto due diverse visioni del compito della Chiesa nella società moderna, deve essere tuttavia sottolineato che le effet­tive alternative fra cui esso si svolse e oscillò furono l'adesione alla politica e al sistema europeo ispirato dal Mettermeli e l'adesione agli ideali di più profonda restaurazione religiosa, e non gli ideali lamcnnaisiani. Troppo forte era infatti la distanza fra i gruppi cattolici italiani più sensibili alle istanze religiose, più legati agli ideali ultramontani, i gruppi delle Amicizie, delle Memorie modenesi, dell'eliaco d'Italia, dello stesso Giornale Ecclesiastico, e il movimento lamcnnaisiano; in questi gruppi era assente, con l'eccezione solo in parte del padre Ventura, il quale assai più tardi sì accosterà alle