Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PARLATORE FILIPPO ; COTT? DI ROCCAFORTE LORENZO ; SICILI
anno <1963>   pagina <526>
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Nicola Giordano
Compirti scrisse quel famoso dispaccio a Stabile sul ricevimento fatto dal Granduca ai nostri Commissari e dopo tornato da Sicilia per spingere la candida­tura del figlio del Granduca stesso (come voi forse saprete e come possono testi­moniare Stabile, Agnetta. Ruoli, Errante, Bertolani, il fratello di cotesto Mar­chese D'Albergo ecc.) e dopo avere preso ed ottenuto il consenso del Casini, ministro degli esteri e Ridolfi, ministro all'interno. In quanto poi alla fornitura di effetti militari ed armi debbono essere ritenuti come conseguenze del conso­lato - e di armi ai siciliani ne diede anche il Granduca (sciabole) alla Legione Sicula che andava in Lombardia e ne era sprovvista. Dunque di che cosa mi si vuole dar debito? Sarà una vendetta? Ed allora le conseguenze dell'asilo di Gaeta potrebbero cascarmi addosso, ma il mondo, la stampa dovrà sapere come questi esecutori di vendette erano anch'essi complici non solo, ma autori inte­ressati ai fatti che oggi si vorrebbero... punire .
Ed ecco la lettera di Filippo Parlatore:
Mio caro Roccaforte, Firenze, 2 maggio 1848.
Profitto della venuta costà del Sig. Gallina per farvi avere questa mia lettera. Da gran tempo desiderava di scrivervi e di chiedervi direttamente le vostre nuove e quelle della vostra cara sorella e famiglia giacche le ho sempre domandate a mio fratello e agli amici, sopratutto dietro la grande rivoluzione avvenuta costà nello scorso gennaio; però ora una còsa ora un'altra me lo ha impedito. Quali cangiamenti non hanno avuto luogo costà e in tutto il resto d'Italia e si può dir in Europa in questi ultimi mesi!.
Oh! quanto ho dovuto palpitare per tutti voi, per la cara mia Palermo quando vi sapeva fra le stragi della guerra e gli orrori dèi bombardamento gonza che perei mi potesse giungere alcuna:notizia della mia famiglia e dei miei più cari amici 1 Io eredea quasi non poter più resistere alla piena del dolóre, all'ango­scia di una crudele incertezza sullo stato da; tutti vox !
Sia resa grazia a Dio che ci ha liberati da un empio tiranno e resa la Sicilia libera ed indipendente come Dio la fece*.
Ho vedutoenn piacere il vosttoome fra 1 pari di Sicilia e più mi sono con­solato liei rilevare ohe pi fate in quella camera una delle più belle figure, del che io non dubitava putito conoscendo i vostri meriti e l'ottimo vostro cuore.
Aveva già preveduto la caduta di Ferdinando e della sua dinastia dal trono di Sicilia ed ero sicuro ebe la Sicilia si sarebbe mostrata italiana ed avrebbe respinto cosi qualunque calùnnia di volere lo straniero, proclamando di volere reggersi a monarchia costituzionale con un Principe italiano. Di già io ne avea scritto a qualcuno dei nostri amici costà, ad Errante, a Michele Amari ecc.
Questo decreto del Parlamento siciliano ha fatto un gran piacere qui princi­palmente: per vedere la Sicilia uniformarsi al resto d'Italia e far parte della lega italiana, quantunque si fosse temuto da principio che il decadimento di Ferdi­nando dal trono siciliano avesse potuto portare un ostacolo o offrire almeno una scusa al re di Napoli, già abbastanza noto per i suoi prineipii, per negare altri soccorsi per la guerra d'indipendenza contro lo straniero; guerra di prima impor­tanza da cui dipende la nostra indipendenza, la nazionalità e la libertà di tutta Italia,