Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PEPE GUGLIELMO ; STATELLA GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1919>   pagina <159>
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Guglielmo Pepe e il ritomo delle truppe napoletane, ecc. 153
Un generale in capo - disse il Pepe nel suo proclama del f *0 giugno - ha il diritto di modificare sulla sua responsabilità gli ordini che riceve dal suo Governo, sopratutto allorché, modi- ficandoli, ha per iscopo l'onor nazionale e gli alti' interessi del Re . A aire il vero, con tutta la buona volontà di questo mondo, sembra assai difficile accettare ad occhi chiusi come giusta tale teo­ria, specialmente nel caso nostro, in cui si trattava di far la guerra o di non farla. Vittorio Imbriani, uomo certo non sospetto di borbo-nismo, opponendosi a certe deviazioni morali nei giudizi dello zio Alessandro Poerio sulle truppe napoletane, che si rifiutarono di seguire il Pepe, scrisse in proposito le oneste e franche parole che riportiamo: Non può ammettersi, che la milizia discuta gli ordini ricevuti. Non può ammettersi, che neghi d'obbedirvi, ancorché sotto * pretesto, che sieno poco onorevoli e contrari! al bene della patria . '-E nessuno sosterrà certo che rImbriani avesse torto.
Ma il Pepe, nel parlare di diritti a modificare gli ordini goveiv nativi, commise un altro sproposito, che chiameremo d'opportunità, quello cioè di mettere sotto gli occhi dei suoi dipendenti la docu­mentazione chiara e scevra di ogni dubbio che, disponendo il pas­saggio del Po, non era d'accordo con chi stava al disopra di lui.
Come poteva pretendere dunque di essere obbedito, se egli stesso mostrava fino all'evidenza che gli ordini del Governo non erano quelli che egli dava? Anche il vantaggio, ohe si sarebbe potuto in­cavare in quel momento dalla falsa voce del ritorno della flotta, andò cosi perduto, e questo perchè il Pepe non seppe fare a meno di in­serire nel suo proclama una grossa sciocchezza anche come semplice affermazione di carattere generale.
Si aggiunga poi che egli nulla fece neppure quella volta per as­sicurarsi Fobbedienza da parte dei soldati. Ammaestrato da ciò che era accaduto quando aveva lasciato un'intera divisione senza capo, egli avrebbe dovuto tenersi in più stretto contatto coi dipendenti. Invece, se prima a Ferrara v'era stata una divisione senza generale, allora v'era un generale senza soldati. E: questi lontani da lui non sapevano che il comandante supremo agiva - almeno come egli di­ceva - nell'interesse del Re; non gli erano affezionali: non avevano insomma nessuna fiducia in quello che faceva. Se il Pepe, in luogo di condursi a questo modo, si fosse reso familiare con la truppa; se avesse mandati frequentemente presso i capi dei corpi gli ufficiali dello stato maggiore, e fatti venire a sé quelli dei corpi ; se in una
1 STella I03a nota allo Zettere eli A. POERTO, pag. 428.