Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; CAPELLO LUIGI ; MUSEI
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1963
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560
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Libri e periodici
del suo predecessore, ì quali lo fermarono, lo e determinarono ad atti opposti e via via cresciuti sino a quelli deplorevoli della repressione, giusta in sé, ingiusta nelle forme e negli eccessi, della congiura del 1833 . Ma, chiamati attorno a sé uomini meno estremi , egli, seguendo l'esempio di quel che avveniva nella penisola, ove il cielo cominciava a rischiararsi, cominciò pure a camminar nelle riforme , poiché il suo Stato era rimasto il più retrogrado tra gli Stati italiani. Se non che, a parer dell'autore, esse furon troppo lente, troppo insufficienti, come se avesse a durar sempre il regno assoluto o s'avessero secoli a far passi alla libertà . Eppure il suo pensiero era sempre teso al desiderio dell'indipendenza dallo straniero, e non solo perchè ne risultasse accresciuto il territorio dei suoi avi. Come attestava il suo dire, se la Provvidenza gli avesse dato un segno propizio, egli sarebbe partito con i suoi figli, pronti come lui a morire sul campo pur di liberare la Patria. Ma nessun solido provvedimento egli prese in realtà per migliorare convenientemente sotto l'aspetto liberale il Piemonte, né preparò convenientemente l'esercito per un imminente conflitto, neanche dopo l'episodio di Ferrara, quando parve che il suo astro fosse per spuntare. La sua grande tema fu, per tutto il suo regno, che la libertà troppo ampia concessa ai cittadini potesse convertirsi in licenza o ne approfittassero i rivoluzionari, di cui ebbe sempre una specie di terrore, per sovvertire nascostamente le basi del potere. E, particolarmente, mancanza di slancio il Re dimostrò per tutto il periodo della guerra (le cui fasi son descritte dal Balbo con chiara visione), eccetto che a Goito, il 30 maggio, che fu la giornata più bella di quella campagna, la più bella che siasi fatta dagli Italiani da sette secoli . E commise anche gravi errori (di cui alcuni, a suo avviso, inconcepibili, come quello dell'intero mese dal 14 giugno al 31 luglio: un mese di ozio, di silenzio inaudito, non interrotto che da alcuni colpi di fucile ) e combattè spesso con mosse incompiute, titubanti, senza disegno . Errori però non tutti a lui imputabili (ed è osservazione perfettamente esatta, checché ancor oggi si dica), poiché tutta la campagna del '48 fu viziata dal particolarismo del Paese, pigro o diviso o disputante , che abbandonò Carlo Alberto con le sue deboli forze alle prese con un esercito poderoso: quattro milioni e mezzo in armi non bastano a liberare 23 milioni d'oziosi contro a 36 milioni di resistenti, se non per un caso, un miracolo, che è viltà sperare. Il racconto per disavventura si arresta con la sconfitta di Custoza, che sarebbe assai interessante conoscere come egli giudicò il secondo periodo della guerra e il supremo sacrificio del Sovrano, sacrificio che ne riabilitò la memoria. Comunque, le affermazioni su riferite paiono a me (se non erro) degne di attenta e seria considerazione.
{MARINO CIRAVEGNA
CARLO GIUSALBERTI, Gian Vincenzo Gravina giurista e storico; Milano, Ghtffrè, 1962, in 8, pp. 185. L. 1.500.
CARLO GHISALBEHTJ, Contributi alla storia delle amministrazioni preunitarie; Milano, Giuflrè, 1963, in 8, pp. 243. L. 2.000.
A qualche distanza di tempo dai suoi saggi su Melchiorre Delfico (La giurisprudenza romana nel pensiero di Melchiorre Delfico, in Rivista Italiana per le Scienze Giuridiche, voi. HI, serie III, 1954-55) e su Giacomo Ugo Botton di Castellamonte (Il diritto romano nel pensiero di un illuminista piemontese., in Archivio Giuridico, voi. CLIIIT, fascicolo 12, luglio-ottobre 1957), Carlo Gbisalberti è tornato allo studio del pensiero storico-giuridico italiano con un lavoro di più ampio respiro, pubblicato nella collana Jus Nostrum dell'Istituto di storia del diritto italiano dell'Università di Roma. Lavoro che viene almeno parzialmente a colmare una rilevante lacuna in questo campo di studi, in quanto mancava fino ad oggi una valutazione approfondita ed esauriente di Gian Vincenzo Gravina come storico del diritto, uno studio che ne seguisse da vicino la formazione intellettuale ed il magistero e definisse con la massima possibile precisione i caratteri peculiari della sua opera ed il posto di questa nell'ambito della tradizione storico-giuridica italiana.