Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; CAPELLO LUIGI ; MUSEI
anno
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1963
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pagina
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562
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562 Libri e periodici
mente giuridico e che l'intento del Ghisalberti è stato esplicitamente quello di offrire non già uno studio completo sul suo autore, ma un'analisi della sua personalità intellettuale come storico e giurista e non altro; ciò non toglie tuttavia) mi sembra, che un più diretto e circostanziato riferimento, in certi punti di questo cosi attento e documentato lavoro, ad alcuni fra gli aspetti essenziali delle concezioni politiche di Gravina, non sarebbe stato inutile o sovrabbondante.
All'interpretazione storicizzante del diritto romano propria del Gravina, non certo del tutto nuova, ma da lui condotta Con rinnovato vigore e non comune originalità di spunti e di riflessioni, si accompagna costantemente una profonda esigenza di razionalizzazione e organica sistemazione del diritto positivo, anch'essa non priva di precedenti, ma di cui bisogna comunque tener il debito conto, quando si voglia misurare l'importanza dell'apporto del Gravina al rinnovamento non solo degli studi giuridici, ma della concezione atessa della funzione del diritto nella società del suo tempo. E sopra tutto nelle opere a carattere istituzionale che si rivela in tutta la sua forza l'attenzione rivolta dal Gravina al delicato problema del ridimensionamento e della riorganizzazione della materia giuridica, tanto che esse, come giustamente osserva Ghisalberti, e rappresentano ormai un ponte verso l'avvenire, un punto fermo in favore del trionfo di quelle esigenze di ordine e di chiarezza che, accompagnandosi al graduale processo di storicizzazione del diritto romano, costituiranno la base e la premessa della moderna codificazione . Sia nelle In-stituiiones juris receptioris sia nelle Instituti-onea jurìs pontificii, lo schema istituzionale è dominato e quasi sopraffatto dall'esigenza sistematica e razionalistica, l'impostazione meramente didattica malamente nasconde la suprema aspirazione dell'autore, che non è solo la rottura nei confronti di una metodologia scientifica e pratica sorpassata, ma che è anelito ed aspirazione ancora forse non del tutto precisata e tuttora indefinita nei limili. verso quel rinnovamento legislativo al quale spetterà l'avvenire .
La vocazione alla storia del Gravina, ben messa in rilievo da Ghisalberti nel primo capitolo della sua monografia, sfocia così, attraverso la meditazione e la ricerca sulle origini del diritto, sulla costituzione di Roma e sul diritto comune, in una nuova, più matura e più moderna sensibilità per i problemi del presente, risolvibili ormai non più sul piano dello studio e del commento del corpus giustinianeo, ma su quello, o per lo meno anche su quello, di una revisione radicale di tutto il sistema giuridico in vigore. Né v'è-contrasto come osserva Ghisalberti nel fatto che sia proprio uno storico a farsi, anche se inconsapevole o non del tutto cosciente, antesignano di una tendenza destinata a favorire con la codificazione moderna la definitiva crisi del diritto comune. Che, anzi, la coscienza della storicizzazione del diritto romano, l'idea della sua appartenenza ad un passato del quale è ormai possibile descrivere la storia, costituisce il logico presupposto della ricerca di un diverso ordine giuridico, di una nuova base sulla quale fondare le leggi dell'umana convivenza .
H secondo dei volumi in discorso è una raccolta di saggi, in parte già editi, su vari temi di quella storia delle strutture amministrative in Italia a cavallo fra il Sette e l'Ottocento, per la quale il Ghisalberti ha sempre manifestato un vivo interesse. Esso è anche il primo di una nuova collana di studi storici, diretta da Alberto Caracciolo, che sotto il titolo di Ricerche sull'Italia moderna , si propone di raccogliere lavori monografici e analisi settoriali che meglio chiariscano quale sia stato, attraverso il Risorgimento e l'unificazione, il tessuto sociale, economico, associativo, istituzionale del paese, ossia, più concisamente, la sua società civile.
I due primi saggi, VaWmtcndenie al prefetto e Le amministrazioni locali nel perìodo napoleonico, affrontano il problema, cruciale in qualsiasi ordinamento statale, dei rapporti tra potere centrale e comunità locali, che si risolve poi, in ultima analisi, nella sempre presente e mutevole dialettica fra le esigenze della centralizzazione burocratica e quelle sia delle autonomie locali che del decentramento amministrativo. Il Ghisalberti parte dalla constatazione, come anche in Italia, e particolarmente in Piemonte e nel Regno, si fosse-verificato, nel periodo anteriore alla rivoluzione francese, quel processo di graduale centralizzazione burocraticogovernativa messo in luce da Tocqueville, nella sua opera