Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; CAPELLO LUIGI ; MUSEI
anno
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1963
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pagina
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564
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564 Libri e periodici
della circostanza, possiamo ora dire che lo stadio della Petrocchi appare solido, condottò insieme in profondità e con apertura di coltura e di idee. insomma a nostro giudizio un ottimo lavoro che, senza bisogno di farne qualche cosa come un modello o come una svolta sostanziale, porta innanzi lo stato degli studi e tocca nel vivo dei problemi storici, finora poco o mal ripensata, ohe si è proposti. E non sono soprattutto questi i contributi di cui oggi si sente il bisogno?
Usciamo dal generico. Fermiamoci un momento su quei capitoli iniziali, che prendono in esame il sistema amministrativo stabilito nel 1770-75 e le sue prime correzioni e svolgimenti. Interessanti ci sembrano già i rilievi avanzati (p. 29), in discussione col Quazza, a proposito dei caratteri tipici di assolutismo pre-illuministico affermati nello Stato sabaudo da Vittorio Amedeo II a Carlo Emanuele III. Ma il centro dell'attenzione è rivolto all'evoluzione di quell'ente superiore ai Pubblici (cioè municipi), concepito quale strumento dell'assolutismo centrale, che è la Provincia, diretta dall'Intendente. Seguire, dal Regolamento del 1775 alle riforme del 1842-43, i rapporti fra Intendenza e Comune con il suo Consiglio ordinario e Consiglio generale significa cogliere la tendenza del legislatore e del governo ad accentrare e a riassumere a livelli più complessi i poteri locali. Si vedrà l'Intendente trasformarsi quasi subito da semplice controllore finanziario in autentica autorità politica; l'approvazione dei bilanci essere portata in organi collegiali pio. elevati e con mire più precise non solo di buona gestione ma (p. 85) di sostegno e di progresso all'economia locale; e persino ricercarsi circoscrizioni territoriali più ampie della stessa primitiva Provincia.
Su quest'ultimo aspetto la Petracchi porta un contributo degno di rilievo, innanzitutto con una precisione che potremmo dire filologica, allorché ricorda come la nascita nel 1814-15 di istituzioni provinciali superiori alle piccole Provincie già esistenti sia da riferire agli obblighi fatti dal congresso di Vienna al Regno subalpino in vista dell'annessione del Genovesato con uno status particolare (pp. 61-63). Ella spiega inoltre la funzione che a questi organi ai volle attribuita nel senso di migliorare e accelerare la spesa pubblica e di provvedere in ispecie al settore, del quale i tempi stavano dimostrando tutta l'importanza, della viabilità e comunicazioni (pp. 89,97). E giustamente insiste nel rilevare il fatto che quella che nel 1842 fu infine battezzata Divisione, al pari dell'antica Provincia nasceva per un atto d'autorità, creata dall'alto: era tanto fittizia, che per lunghi anni non ebbe neppure una denominazione propria e distinta da quella dell'ufficio governativo che le aveva dato vita. Eppure [..] sarebbe diventata l'odierna provincia italiana (p. 91). Si potrebbe ancora dire, con l'Autrice, che la futura Provincia autonoma} del Regno d'Italia e presenti subito due tratti essenziali: anzitutto viene creata, per così dire, a rovescio: cioè l'organo ed i quadri destinati ad amministrarla sorgono prima che essa venga riconosciuta come corpo naturale; in secondo luogo, essa nasce con finalità essenzialmente conservatrici, come elemento d'ordine e di moderazione, come ponte gettato fra Governo centrale e Comuni progressisti e ribelli: carattere questo che la Provincia italiana non ha poi sostanzialmente più perduto (p. 89).
Sorgono qui dne questioni, intorno alle quali la Petracchi ha creduto opportunamente di fermarsi. Per prima cosa, giungendo alle riforme albertinc e al periodo costituzionale, in che modo un assetto cresciuto lungo quell'indirizzo sarebbe venuto a combinarsi con le nuove istanze rappresentative e liberali? E, inoltro e in connessione a ciò, quale fu il punto d'appoggio nella società civile, l'apporto di classi e di ceti, cui ai fece ricorso per siffatta operazione?
Com'è noto, a un editto 27 novembre 1847 fece seguito una legge 7 ottobre 1848 che in parte confermava e sviluppava, in parte contraddiceva il primo. L'editto, elaborato dal Giovannctti, è preso in particolare considerazione dalla Petracchi per la coerenza del suo impianto il quale, come dice il relativo Preambolo tendeva a fondere in un sol getto l'ordinamento comunale, provinciale e divisionale , e che inoltre, nell'in tradurre il principio di elcttività ad ogni livello nonché la qualifica di corpi mortili, tentava un interessante equilibrio fra l'ente locale e gli organi esecutivi, burocratici e non burocratici, di nomina regia. Senonchè hi legge del 1848 consacrò la rinuncia a questo razionale sistema