Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; CAPELLO LUIGI ; MUSEI
anno <1963>   pagina <566>
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566 Libri e periodici
Aggiungiamo subito, una volta di più, ohe l'assunto fondamentale di quest'ultimo discorso appare comunque ben centrato, e tale da spiegare effettivamente, attraverso questa particolare crestata del sistema interno degli Stati Sardi, certi indirizzi che si con­solideranno sempre più nettamente col nuovo Stato unitario. Né staremo qui a seguire dawkino ciò che la Petracchi può osservare, ad esempio, sui tentativi di riforma Gal-vagno e San Martino e poi sui dibattiti del biennio 1859-61, a conferma della tendenza da lei individuata. Basterà ricordare la chiara discendenza da tradizione e ordinamento locale piemontese degli stessi progetti regionali del 1861, su coi l'Autrice insiste negli ultimi capitoli del suo libro, vedendo in essi la continuazione dello spirito che aveva spinto, molti anni addietro, la burocrazia piemontese a ricercare nella Divistone una circoscri­zione più ampia, atta ad esercitare meglio un controllo e un'affermazione del potere cen­trale. In definitiva, discostandosi alquanto da quanto afferma Carlo Ghisalberti nei suoi stimolanti Contribuii alla storia delle amministrazioni preunitarie, essa ritiene che l'ordi­namento locale dell'Italia unita, nella forma in cui si consolidò tra il 1859 e il 1861, sia esclusivamente ed essenzialmente piemontese [....], sopra tatto nella persistenza di alcune particolarità istituzionali tenacemente soprawisute alle esperienze arcaiche che le ori­ginarono (p. 371). Salvo poi, naturalmente, avvertire che la parte più fortemente accen­tratrice dì quella tradizione fu fatta propria principalmente dal ceto degli esuli degli antichi Stati, e che diventarono definitive molte soluzioni nate come provvisorie nel caldo dei mesi della unificazione politica (pp. 373 e segg.). Nell'insieme, un quadro in gran parte convergente con quello che giunge a stabilire ora, procedendo per vie un po' diverse, Claudio Pavone nel suo ricco saggio su Amministraxione centrale e amministrazione peri­ferica da Rattazsi a Ricasoli, che abbiamo potuto leggere in bozze.
Crediamo di aver dato un'idea, in questi brevi appuntì, della notevole densità ana­litica e problematica del libro. Naturalmente verrebbe anche fatto di muovere singoli appunti o di porre esigenze e quesiti. Cosi per esempio si fa desiderare uno studio anche degli aspetti più propriamente dottrinari di diritto, come pure dell'ambiente di giuristi e di coltura giuridica in cui quelli sorgevano e con i quali il legislatore dovette fare i conti. Ovvero lascia perplessi la spiegazione fornita (p. 384) a proposito di derivazione belga dei progetti del 1854 e del 1860-61, dove ci sembra che più che di un fatto tecnico debba par­larsi di un persistente legame politico-culturale, testimoniato già dall'assunzione della Carta belga a modello dello Statuto. E in vari luoghi si amerebbe avere un più ampio confronto fra testi legislativi e realtà della prassi quotidiana, quale può conoscersi attra­verso fonti pubblicistiche, memorialistiche e giurisprudenziali.
Ma sull'importanza del libro non può esservi discussione. E non tanto, ci preme ri­peterlo, perchè questa sia l'unica via da battere, in quanto lavoro di storia delle istitu­zioni tecnicamente ben condotto e rivolto, com'è giusto, a guardare innanzitutto alla istituzione o al sistema amministrativo in quanto tale, nel suo interno, nel meccanismo suo proprio: bensì, invece, come contributo di prim'ordine lungo una delle vie possibili per la migliore ricostruzione di un processo storico, nella quale debbono confluire però anche ricerche strettamente giuridiche, o di storia intellettuale e sociale, o di scienza politica, ecc. Contro gli eccessi, di una storiografia esclusivamente politica che finiva per riuscire spesso generica, e sprovvista di spiegazioni dinanzi a una serie di processi e fenomeni era giunto il momento di mettere in. evidenza l'analisi specifica degli istituti, della legislazione, dell'amministrazione, questo sì. E la fatica di Adriana Petracchi intorno a una secolare evoluzione di ordinamenti comunali e provinciali rappresenta dunque un tempestivo e solido apporto agli stadi non solo per lo storico amministrativista o isti-tuzionalista, ma per la storiografia tout court sulla formazione dell'Italia moderno*
ALBERTO CARACCIOLO