Rassegna storica del Risorgimento
ROMA ; CAPELLO LUIGI ; MUSEI
anno
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1963
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pagina
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567
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Libri e periodici 567
AMEDEO RICCI, Ufficiali marchigiani nelle armate napoleonìcìie. (Saggio bio-bibliografico)'. Macerata, Comitato dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1962, in 8, pp. 152. S. p.
L'A. che ha consacrato lunghi anni di appassionato e intelligente lavoro alla Biblioteca comunale MozziBorgctti, da lui diretta, e al riordinamento della Seziono di Archìvio di Stato e del Museo del Risorgimento di Macerata, è noto per altri suoi numerosi contributi di storia della regione. Non invano ci si rivolge alla sua competenza, unita ad una squisita gentilezza, delle quali anche chi scrive ha diretta esperienza.
Egli ha riunito in questo volume 157 biografie di marchigiani che militarono con il grado di ufficiale negli eserciti italo-francesi, dalle repubbliche giacobine alla caduta 'dell'impero. Se si pensa che di essi solo 68 sono compresi nell'elenco redatto dal Loevin-son degli Ufficiali del periodo napoleonico (1796-1815) nati nello Stato pontificio (Roma, 1914) è evidente sia l'interesse della raccolta, sia le lunghe ricerche sulle quali è basata: ricerche bibliografiche attraverso le pubblicazioni, che trattano del Risorgimento nelle Marche o della partecipazione degli Italiani alle imprese napoleoniche, e ricerche archivistiche nelle Sezioni di Archivio di Stato di Macerata e di Fano, nei fondi manoscritti delle biblioteche di Macerata e di Fano (questa contiene, fra l'altro, un registro di persone politicamente sospette di quel distretto), nell'archivio di famiglia di uno di questi ufficiali, il conte Cristoforo Ferri, e molto spesso anche nei diversi archivi parrocchiali. Queste ricerche hanno permesso al R. di raccogliere un materiale esteso per molti dei biografati, mentre per altri le difficoltà sono maggiori e il R. stesso indica in quale direzione potrebbero essere fatti altri tentativi.
Come è noto, la regione marchigiana venne a far parte del sistema imperiale dopo il 1808; ma già prima di questo anno giovani marchigiani erano entrati volontariamente nell'esercito del Regno italico e, prima ancora, in quello cisalpino e, naturalmente, in quello della Repubblica romana, che, non ostante le resistenze autonomistiche, aveva esteso la sua giurisdizione anche ai territori marchigiani fino alle porte di Pesaro. Come sottolinea il R. nelle pagine introduttive, oltre il contigente della coscrizione, che Napoleone estese ai tre dipartimenti del Metauro, del Tronto e del Musone, dopo la loro annessione, molti giovani si arruolarono volontariamente, allettati dalla carriera militare. I giovani patrizi entravano di regola nelle Guardie d'onore del viceré e dopo due anni diferma erano nominati sottotenenti, mentre gli altri si arruolavano nel corpo dei Veliti reali e ne uscivano sergenti, per poi passare, con i loro conterranei ufficiali nei reggimenti di fanteria o di cavalleria. Venuti per ultimi nelle file della grande armata, quando già le fortune napoleoniche avevano superato il punto massimo, fecero in tempo a combattere in Spagna, in Russia e in Germania; ma fu in Russia dove, seguendo le disastrose vicende di quella impresa, diedero eroicamente il più. largo contributo di sangue, come avvenne agli altri marchigiani, che centotrenta anni dopo pagarono con le loro vite gli errori e l'imprevidenza altrui. Il volume, edito nel terzo cinquantenario della spedizione di Russia napoleonica, vuole appunto ricordare insieme con la tragedia che si abbattè sulle famiglie marchigiane nel 1812 l'altra e più grave del 1942-43. Degli ufficiali napoleonici marchigiani otto scomparvero in Russia e, tra di essi, due coppie di gemelli e i due cugini di Leopardi, Luigi Cassi e Alessandro Matteozzi Brancaleoni.
I reduci della grande armata e gli ultimi volontari si arruolarono nel 1815 nello esercito mnrattiano e furono per la massima parte incorporati nel 12 reggimento di linea napoletano e ne seguirono le sorti infauste da Occhiobello a Tolentino a Gaeta, di dove gli ufficiali tornarono in agosto alla loro terra, preceduti da una lettera del Consalvi, che raccomandava ai delegati apostolici di vigilarli in maniera particolare (riportata a p. 19).
Le notizie biografiche dateci dal R. ci permettono di seguire l'attività cospirativa e patriottica di non pochi di questi ufficiali durante la restaurazione e anche dopo, polche ve ne furono tra le file dell'esercito della seconda Repubblica romana e uno di essi, Cristoforo Ferretti, che aveva combattuto a Wagram e alla Moscova, fu generale dell'esercito sardo nel 1849, mentre Nicola Antonio AngelcttJ, dopo aver preso parte alla difesa di Roma,