Rassegna storica del Risorgimento

ROMA ; CAPELLO LUIGI ; MUSEI
anno <1963>   pagina <571>
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Libri e periodici 571
molto di quello che omette e di notevole significato. Appare inadeguato il criterio fissato dall'A. per stabilire l'importanza per la politica britannica italiana dei vari documenti. Per fare solo una osservazione che può apparire ovvia, la politica italiana non si può com­prendere se non in relazione a quello francese. Di ani la necessità di non separare netta­mente il materiale delle relazioni anglo-francesi da anello delle relazioni angleitaliane; questo concetto speriamo sia tenuto presente se saranno pubblicate, come promette il Giarrizzo, le carte Cowley.
E spiacevole notare che i volumi sono costellati di errori di stampa. I nomi sono spesso scritti erroneamente, la data deiranno non esatta, alcune parolette sono omesse; e questo accade persino quando i documenti sono tratti da copie stampate o scritte da co­pisti. Quando si è dovuto trascrivere una calligrafia frettolosa e difficile come è il caso* delle lettere delle carte Cowley gli errori sono qualche volta più gravi. La lettera XXII, voi VI Appendice IV, p. 430, dovrebbe cominciare con Is it e non It is. La lettera XXVIII (p. 432 dello stesso volume) non ha senso, perchè Annuation si dovrebbe leg­gere conservative e shown e chosen. Si potrebbe anche notare che la scelta delle carte Cowley nelle Appendici è assai smilza e poco piò. ricca di quella pubblicata da Wellesley nel suo The Paris Embassy during the Second Empire, che non vedo citato.
Non ritengo che l'edizione di questi documenti possa modificare notevolmente la conoscenza storica sulle relazioni anglo-italiane di questi anni, argomento tanto studiato e BUI quale molte delle fonti qui edite erano già note. I segreti, più che dalle carte del Public Record Office, potranno essere svelati da quelle di Derby e di Malmesbnry, che sono inaccessibili e dagli Archivi reali e di Palmerston, dei quali pochi privilegiati hanno potuto fare uso, aia pur limitato. Per fare un esempio, i documenti del castello di Windsor danno la prova che il richiamo di Hudson da Torino era stato deciso assai prima del giugno 1859 (cfr. voi. VII, p. 81). In complesso, però, bisogna dire che è certamente importante il latto di aver pubblicato tutta la corrispondenza di Hudson, hi quale servirà a modificare qualche opinione corrente su alcuni argomenti quali la politica interna piemontese e le relazioni di Hudson stesso con i suoi superiori in patria.
Purtroppo, da parte inglese, non abbiamo pubblicazioni critiche dei nostri archivi che si possono porre a confronto. Noel Blakiston, che ci ha recentemente dato la corri­spondenza di Odo Russell da Roma tra il 1858 e il 1870, lavora quasi solo in questo campo. Il vasto disegno di edizioni di fonti del quale questi volumi fanno parte non può che suscitare l'invidia, Pam m frazione e la gratitudine degli storici inglesi. DEHEK BBAI.ES
Carteggio Cavalletto-Luciani (1861-1866) raccolto e annotato da GIOVANNI QUARANTOTTI; Padova, Comitato di Padova dell'Istituto per la storia del Risorgimento, 1962, in 8, pp. XXVDT-224. S. p.
Promesso da tempo, è recentemente uscito il carteggio tra il patriota padovano Ca­valletto e il patriota istriano Luciani, primo d'una serie di pubblicazioni promosse dal Comitato padovano dell'Istituto in preparazione del Centenario della liberazione del Ve­neto. Si tratta delle lettere scambiate negli anni cruciali dell'attività del Comitato Cen­trale Veneto di Torino, di cui il Cavalletto era l'anima, fra due patrioti unitari i quali ebbero a cuore hi soluzione dell'intera questione veneta, con l'annessione all'Italia del Veneto, del Trentino e dell'Istria (con tale termine il Cavalletto indica anzi l'intera Venezia Giulia dall'Isonzo al Quarnaro). Sono 252 lettere, delle quali 160 (del Luciani) possedute dal Museo Civico di Padova cui il Cavalletto le legò, e le altre (del Caval­letto) conservate quasi tutte a Venezia dalla Società Istriana di Archeologia e Storia Patria* Coi le assicurò Francesco Salata; Pubblicato quasi sempre integralmente e annotate con sicura competenza da Giovanni Quarantotti, esse danno un quadro completo della intensa attività svolta nel Regno appena costituito dagli emigrati politici veneti e giuliani.
Entusiasmi e delusioni trovano eco nelle lettere, buttate giù, in fretta, ma coerenti e controllate del Cavalletto, il quale si rivela un uomo politico preparato, governativo e monarchico per convinzione, dopo che s'era reso conto dell'insufficienza dei moti di