Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1964>   pagina <77>
immagine non disponibile

Gli antichisti e la prima guerra mondiale 77
n
LA BARBARIE TEUTONICA .1)
Signor Direttore,
Cesare de LoHis si sente quasi spaurito della sua solitudine. Il solo egli non è di certo; io sento di pensare in tutto e per tutto come lui. Io, cittadino italiano, sono da anni privato docente di filologia classica in una grande Università te­desca; ho avuto e ho relazioni non solo con studenti di ogni facoltà e con pro­fessori, ma con persone di ogni condizione sociale, sono quindi in grado di cono-scere quella che secondo l'immensa maggioranza è la barbarie teutonica un po' meglio che non i più e sono intorno a questa barbarie di opinione diversa da quella dei più. Né ci possono essere ragioni che mi proibiscano di dichiarare che l'indisciplinatezza politica, che mira a rovesciare uà ministero in un momento così grave della vita nazionale par di cattivo augurio per il buon successo di una gran­de guerra; che par leggerezza voler spezzare patti che nessuno di noi conosce, dei quali solo sappiamo che su di essi da un trentennio è fondata quella politica estera, che ci ha concesso finora una vita nazionale dignitosa. E della mia opi­nione ho ragione di credere siano altri che non han finora creduto opportuno di parlar chiaro nei giornali.
Giorgio Pasquali
m.
Q ITALI INTERESSI ABBIAMO CON LA GERMANIA?2)
Signor Direttore,
Il clamore di quelli che per le vie o nei giornali chiedono la guerra contro l'Austria e la Gemania si è fatto così violento che pei dissenzienti, se pure alieni dal chiasso e dalla pubblicità, è ormai stretto dovere di levare anch'essi la voce. La legge di Solone che condanna d'infamia chi non prende partito nei dissensi cittadini vige e si applica sopratutto quando c'è il rischio che l'astensione e il silenzio degli uni possano far considerare gli altri quali veri e massimi rappre­sentanti della pubblica opinione. Tale è, credo, il caso presento.
Mi sia quindi permesso, a costo di ripetere cose già dette e già note, di profit­tare della ospitalità ohe concede il Giornale d'Italia per insistere su alcune verità che a me paiono di evidenza palmare. L'una è che il trattato nostro d'alleanza con la Germania e l'Austria sussiste tuttora. Se il Governo italiano riteneva che le Potenze alleate lo avessero violato iniziando la guerra, quello dell'inìzio della guerra era il momento di denunciarlo. Non denunciandolo, abbiamo per nostra parte riconosciuto nel modo pia palese che esso rimane in vigore. Ora invocare la guerra contro ima Potenza alleata chiedere la spartizione del suo territorio,
'' In // Giornate d'Italia, Roma, giovedì, 17 settembre 1914. 2) tu II Giornali d'Italia, Roma, martedì, 22 settembre 1914.