Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1964
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Massimiliano Pavan
designare, come si fa, la parte di guadagno clic nella spartizione si vorrebbe, è, parmi, venir meno alla fede dei patti.
E non è questo soltanto. La Triplice ci ha dato trent'anui di pace con. tutte le Potenze europee; pace feconda d'ogni maniera di progressi civili ed economici. Sconfessare senz'altro un indirizzo politico di cui il successo ha provato la sa-viezza e spezzare di colpo ed irremissibilmente la continuità della nostra politica estera finché, ben, inteso* non vi siamo costretti mi sembra errore gravissimo. Né si giustifica questo errore coi giudizi avventati che si leggono e più si ascoltano sull'avvenire dell'Austria. Storica e non profeta, io non oso fare sull'esito della presente guerra europea quelle previsioni di cui sono liberali gli strateghi da strapazzo. Ma se (il che io ignoro) la Germania e l'Austria verranno battute* non sarà senza una lotta fiera, disperata* diuturna, degna del valore che Tedeschi e Austriaci hanno sempre dimostrato; tale insomma da rendere agli stessi vincitori amatissima la vittoria. Parlare quindi del prossimo smembramento dell'Austria come della cosa più ovvia e sicura e su questa sicurezza fondare i nostri disegni d'avvenire è esporci a disinganni penosi.
A disinganni anche peggiori ci si espone col dimenticare il molto che dobbiamo alla Germania e gl'interessi d'ogni genere politici, culturali, economici, che ad essa ci legano strettamente. Contro la Germania ci si aizza ora gridando alla barbarie teutonica. E certo è doveroso protestare altamente contro le crudeli repressioni tedesche nel Belgio. L'orrore che la sorte di Lovanio ha destato nell'animo di tutti è riuscito alla causa germanica più esiziale che la perdita d'una grande battaglia. Ed è bene, nell'interesse superiore del progresso civile, che sia.
Perchè sarà, questo, ammaestramento perenne ad ascoltare, fra lo strepito delle armi, la voce dell'umanità. Ma non debbono tali sentimenti, per quanto giustificati, farci dimenticare né le colpe di altri popoli contro l'umanità, né le benemerenze grandissime verso la civiltà della nazione tedesca. Ed è questo il momento per chi, come me, deve in buona parte al pensiero germanico la propria formazione spirituale, di riconoscere apertamente il proprio debito.
Frattanto, volendo perseguire gl'interessi che avremo nel caso ipotetico d'una dissoluzione dell'Austria, si dimenticano non quelli soltanto che, all'in-fuori di qualsiasi caso ipotetico, abbiamo comuni con la Germania* ma anche altri, gravi ad un tempo ed owii, ai quali, entro certi limiti e con la opportuna prudenza, la neutralità ci darebbe assai bene il modo di provvedere. Teniamo d'occhio anche questi. E sopratutto nella gravità dell'ora prendiamo esempio dai popoli europei che combattono per stringerci saldamente attorno al Governo cui il Parlamento a nome della nazione ha affermato la propria fiducia.
Gaetano De Sanctis dell'Università di Torino