Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
anno
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1964
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pagina
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109
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Libri e periodici 109
In tanto vi finanzia in quanto esso ha la sensazione* che vale anche come intima giustificazione morale per i sìngoli, che l'appello alla collaborazione giunga proprio dalla parte che fino a quel momento è stata fieramente avversa e tenacemente sorda alle postulazioni del radicalismo; che, insomma, si diparta dalla Destra conservatrice un movimento di comprensione verso le istanze della Sinistra, nel cui grande torrente, a causa della inintelligente politica del Pellonx, i radicali, cosi come altri esponenti della democrazia risorgimentale, hanno finito col confondersi non solo per esigenze tattiche di lotta, ma anche per un avvertimento, sempre più vivo, delle istanze di progresso e di giustizia nel campo del lavoro.
La storia del radicalismo dopo l'adesione agli allettamenti della sirena gioiitliana, è storia, quindi, che può trascurarsi, essendo venuti meno con gli atti, che si fanno sempre più numerosi, di compromissione governativa, quegli ideali rivoluzionari da cui il radicalismo aveva preso le mosse, vivo ancora Mazzini, tra il 1871 e il 1872. Eppure, a chi guarda, a tanta distanza di tempo, a quei fremiti, a quei travagli e anche a quelle illusioni di nomini che avevano fatto il Risorgimento militando nel campo democratico, vici fatto di pensare che un tradimento ideale non fu consumato.
I radicali tesoreggiavano, sfiduciati, agli inizi del corrente secolo il consiglio, che doveva apparire sempre più positivo ed illuminante, di Garibaldi che già al principio del 1872 aveva da Caprera rivolto una proposta a tutti i democratici italiani che non poteva essere più ricca di realismo, e quindi di seduzioni concrete: Il presente per isven-tura della Nazione aveva scritto è ancora delle monarchie, dei preti e del privilegio . Erano parole che già suonavano rassegnate dinanzi al fatto irreversibile. Ma il 14 ottobre 1873, dopo gli arresti inconsulti di Villa Raffi, Garibaldi si pronunziava ancora in modo più esplicito e spregiudicato nella lettera a Felice Cavallotti: Voi come i vostri intimi appartenete ad una schiera assuefatta a non contare i nemici. Comunque dissensioni da parte dei nostri e corruzione infiltrata nelle moltitudini ci rendono impotenti ad agire come vorressimo, quindi consiglio l'arena parlamentare ove sembrami possibile far progredire la causa santa .
E merito dello Spadolini di aver dato atto del fiuto politico di Garibaldi come quello che più abbia contribuito alla inserzione silenziosa e faticata dell'Italia repubblicana nel Parlamento . Le pagine dello Spadolini in cui viene ripercorso lo svolgimento del suo pensiero fino alla maturazione suggerita, anzi imposta, dalla realtà, ci presentano un Garibaldi che ha già rapidamente intuito hi via che la democrazia dovrà percorrere, liberata che sia dai nobili, ma ormai inceppanti e improduttivi, canoni mazziniani.
Più si attardano i repubblicani nella fedeltà eroica al loro mito mazziniano e più si irrigidiscono nella loro posizione di lotta di fondo contro il sistema che pur hanno, col loro sangue, contribuito a creare, maggiormente si allontanano i tempi dell'alternativa democratica a quelli imperanti delle monarchie, dei preti (hi setta dei vivi d'inferno ) e del privilegio. Garibaldi ha già dunque rilasciato, fin da allora, fresco ancora il tumulo di Mazzini a Staglieno, una autorizzazione ad andare arditamente incontro alla realtà, e a un impiego esperto degli strumenti che l'Italia regia consente di adoperare. E pertanto, quell'antico messaggio di Garibaldi può ancora avere valore di indicazione (e di assoluzione) per quanti, dopo avere nei giovani anni combattuto sulle barricato e assalito il nemico in campo aperto, si apprestano a diventare deputati, ministri, e, ohimè, anche burocrati.
Del resto, essi, con una intransigenza che non conosce tramonti e linguaggio che non accetta castigo, non continueranno forse a battersi ancora per la nazione armata, per l'irredentismo, del quale levano in alto, più inflessibilmente di ogni altro aggruppamento politico, il dolente vessillo; per il lìbero pensiero; per l'abolizione della legge delle guarentigie; e non continuano a celebrare puntualmente il Venti Settembre?
SI, tutto questo e vero, ma anche so continua il linguaggio concitato dei Colajanni e degli Inumani non si ode pia quello di Felice Cavallotti, il bardo della democrazia spento in duello; e hi posizione di Marcerà, cho sembrava agli inizi tanto meno possibilista di quella del Sacchi, si è andata si fluitarne ale evolvendo ohe, dopo lo elezioni del 1904,