Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
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1964
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pagina
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110
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110 Libri e periodici
nitticora diventa presidente dalla Camera. In brevi anni il travaglio dopo la parentesi, del Novanlutto, si è compiuto, e adesso il radicalismo navigherà in acque più dolci. Francesco Pnpalava addirittura dirà del te: Liberiamolo dai viluppi cortigianeschi e dalla ululili aristocratica, modernizziamolo, democratizziamolo, ma salviamolo ... Il nostro Paese non è un organismo abbastanza robusto da potersi privare senza danno di questo elemento di forza che è il re .
ben vero che i radicali si trovano stretti tra la concorrenza del fiorente partito socialista e quella del rinnovato partito repubblicano, ma il significato delle surrìportate parole, che seppelliscono definitivamente le istanze repubblicane che sembravano essere state la piattaforma di partenza del movimento radicale, non è dubbio: i radicali hanno cessato di esistere come punta della democrazia risorgimentale.
Del resto, a parer nostro, più che di radicalismo nella storia d'Italia dovrebbe parlarsi di radicali. Il radicalismo, come più tardi nel secondo dopoguerra razioniamo, nacque da presupposti troppo complessi per potere diventare popolari. La proposta poi di Garibaldi, di cui i radicali vollero e seppero farsi beneficiari, era una proposta rivolta a tutta una democrazia, non a un settore di essa. Era messaggio a un popolo tradito, e poteva anche intendersi come lanciato probabilmente a più popoli, a quanti ovunque soffrivano per la tenace persistenza al potere delle monarchie, dei preti e del privilegio. Il radicalismo non fu quindi un partito che potesse ritenersi, a parer nostro, sufficientemente caratterizzato. D'altro canto, non avrebbe mai potuto rappresentare una alternativa alla formula politica del periodo umbertino perchè presupposto irrinunziabile per hi creazione dì tale alternativa non poteva che essere l'esistenza attiva ed operante, che in Italia non c'era, di ima borghesia disposta fervidamente ad accettare, con le delizie, anche la croce del progressismo. Né poteva essere, come si augurava il Turati e lo Spadolini annota, una forza mediatrice e di transizione in seno alla borghesia prima dell'avvento del socialismo al governo del paese, perchè lontano era il momento della formazione di quella forte democrazia industriale in Italia che avrebbe potuto determinare la creazione di un altrettanto forte proletariato, condizione inderogabile per l'affermazione del socialismo.
Sotto questo punto di vista apprezzabile ci sembra il lavoro che va svolgendo S. M. Ganci, che sembra orientato più a illuminare singole figure di radicali (Napoleone Colajan-ni) che la componente politica radicale della vita italiana tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento che, ad approfondito e spregiudicato esame, ci sembra piuttosto labile ed artificiosa.
Andando al di là delle conclusioni spadohnianc, saremmo indotti a ritenere che la dissoluzione del radicalismo non era un fatto che doveva verificarsi al primo, suggestivo appello della sirena giolittiana, ma un termine scontato in partenza, poiché si trattava dì pattuglie di affini, legati fra essi da alleanze sentimentali e da programmi avventurosi, più che di una sicura e individuata istanza della democrazia risorgimentale. Questa ultima, checché ne dicesse all'indomani del 18 marzo 1876 il Dovere, legato al più stretto rigorismo mazziniano, aveva trovato il suo orientamento con o nella Sinistra depretisiana. Solo le delusioni causate dal trasformismo avrebbero potuto restituire vigore al mai spento partito repubblicano, e renderne attuale e significante la battaglia politica. Tertìwm non datar.
Il lavoro dello Spadolini molto opportunamente conclude con hi presentazione di una storia del trasformismo. L'ideale parentela col Morandi che lo Spadolini richiama nella introduzione, vale, data hi ben diversa formazione dei due autori, come un atto di fede nella liberazione dalla agiografia e dal conformismo nel campo degli studi di storia politica, e come un proponimento di altrettale chiarezza che ci sembra felicemente raggiunto dal nostro autore così nella espressione formale come nella esposizione ideologica. La lettura di un cosi utile, vivace libro ci avverto ohe lo Spadolini, del quale sono noti gli altri contributi particolari nel campo degli studi sui partiti politici italiani, potrà darci, ove lo voglia, t così come noi lo desideriamo, una compiuta e dosata storia di tutti i partiti atessi: un prezioso servizio questo che potrebbe egli rendere agli studiosi. GASSANO FALZONE