Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
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1964
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Libri, e periodici
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GIUSEPPE DALLA TORRE, l cattolici e la vita pubblica italiana, articoli* saggi, discorsi* a cura di GABRIELE DE UOSA, 2 voli.; Roma, Edizioni Cinque Lune 1962, in 8, pp. XXV-427,354. L. 6,000.
Una delle più spiccate personalità del movimento cattolico italiano da un sessantennio ad oggi e senz'altro quella del conte Giuseppe Dalla Torre. Cattolico osservante servi infatti gli ultimi sei pontefici in assoluta fedeltà, assumendo spesso in momenti assai delicati della vita italiana, della Chiesa e del movimento cattolico responsabilità di grande rilievo. Organizzatore apprezzato ed infaticabile ebbe parte attiva e uffici dì diretta responsabilità nell'Opera dei Congressi, nell'Unione Popolare o nell'Azione Cattolica, seguì insomma le sorti del movimento cattolico italiano per un cinquantennio e ne fu la guida per moltissimi anni: dalla crisi dell'Opera dei Congressi dopo i nuovi indirizzi al laicato cattolico di Pio X, alla radicale riforma dell'Unione Popolare voluta da Benedetto XV, la nascita del Partito Popolare, il fascismo, la politica antirazzista ed antinazista di Pio XI, quella pacifista di Pio XXL, all'ecumenismo di Giovanni XXIII e di Paolo VI. Le sue qualità politiche ed organizzative si rilevarono a Padova dove alla fine dello Ottocento si rese promotore di circoli cattolici e di resistenza cattolica contro l'insidia della propaganda ateista ed antipapale. Erano quelli tempi difficilissimi; l'anticlericalismo aveva fatto il suo tempo con il declino dell'età crispina. ma era tuttavia ancora aggressivo e fortemente radicato nella maggioranza della burocrazia e di parte della classe dirigente italiana. I cattolici italiani a loro volta erano dilaniati da gravi polemiche: transigenti ed intransigenti ed altre fazioni che ispiravano i loro programmi ad uomini ed idee nuove, alcune volte alla soluzione della questione romana, altre tese a sostenere l'inderogabile necessità di essere fedeli al non possumus, altre propugnavano la necessità di una effettiva politica sociale, che si ispirasse alla Rerum Novarum e che non doveva attuarsi solo per contrastare la nascente propaganda del socialismo. Vi era poi il mondo modernista, che nella stessa Opera dei Congressi aveva non pochi proseliti e fu di quel periodo la condanna del movimento innovatore da parte di Pio X, più tollerante in politica, ma decisamente energico in campo religioso. Tale era la situazione in campo cattolico quando il Dalla Torre iniziava le sue attività e le sue polemiche collaborazioni con i più noti giornali cattolici. Gli articoli, saggi e discorsi del Dalla Torre, pubblicate dalle edizioni Cinque Lune in una specifica collana e selezionati con competenza da Gabriele De Rosa, muovono appunto da questo primo periodo delle attività del Dalla Torre per poter offrire un panorama completo delle posizioni assunte dai cattolici e precipuamente dallo stesso Dalla Torre, che sin dall'inizio si rivela fedelissimo interprete del pensiero del pontefice, tanto da essere considerato, e lo fu fino a qualche anno fa, il portavoce ufficioso ed ufficiale della S. Sede. Il De Rosa nella sua introduzione, ampia e ricca di utilissime notizie, afferma che il Dalla Torre godette della piena fiducia di Pio X, anche perchè si tenne lontano da quei fogli cattolici, che animarono, con una polemica impetuosa e ricca di fermenti reazionari e romantici alla De Maistre, la stampa quotidiana e la vita pubblica dopo l'unificazione (p. X). Si differenziò dagli altri polemisti anche per lo stile, uno stile tutto proprio con periodi complessi, con quei ragionamenti fitti, fitti, infilati Pano dentro l'altro senza pause e senza ambizione di arte . Assunta la direzione del quotidiano padovano cattolico La Libertà, nato per tutelare gli interessi della Chiesa, interpretare fedelmente la volontà del Papa, il Dalla Torre, pur uniformandosi alla nuova atmosfera favorevole per ì rapporti Chiesa e Stato nel decennio giolittiuno, non mancò di tenere desti corti atteggiamenti polemici tanto cari agli intransigenti dell'età di Pio IX e di Leone XIII, come ad esemplo lo necessità del potere temporale della Chiesa perchè il papa apparisse veramente Ubero, indipendente e sovrano senza l'ombro di sospetto, e non per la tolleranza di un governo liberale e civile quanto si voglia (p. XIV). Questa 2 infatti la posizione che il Dalla Torre assume per moltissimi anni; si veda ad esempio l'articolo I diritti detta S. Sede scritto dal Dalla Torre in occasione dalla conferenza tenuta a Roma dal principe Alberto di Monaco e della visita che Io stesso principe fece al re a Castel Porzione e che la stampa governativa e laica considerò come mi precedente im-