Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
anno <1964>   pagina <113>
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Libri e periodici 113
l'indagine, ci sembra che la pubblicazione di questa ricca antologia sia assai opportuna, dato che nel pensiero del conte Giuseppe Dalla Torre è contenuto crucilo officiale delia Azione Cattolica e del Vaticano per i rapporti con l'Italia. L'opera poi è completa grazie al De Rosa, che non ai limita alla sola introduzione, ma presenta anche un particolareg­giato indice delle materie ed un indice onomastico. PIETRO BORZOMATI
V. PARETO, lettere a Maffeo Pantaleoni, 1890-1923, a cura di G. DE ROSA, 3 voli.; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1962, in 8, pp. XXIV-505, 469, 580. S.p.
Con questa raccolta, davvero monumentale, delle lettere fino a noi pervenute di Vilfredo Pareto a Maffeo Pantaleoni (e attualmente conservate nell'archivio della Banca Nazionale del Lavoro, che ha pure promosso la loro pubblicazione), viene messo a dispo­sizione degli studiosi del grande economista e sociologo uno strumento prezioso per una più approfondita e dettagliata conoscenza della sua opera e della sua personalità, di cui essi non potranno in avvenire non tenere il debito conto. Ciò anche grazie alla bibliografia degli scritti di Pareto, pubblicata in appendice, assai più ricca di quelle precedenti di Rocca e Spinedi.e : 6. H. Bousquet; il curatore della raccolta, infatti, sulla base delle numerose indicazioni contenute in queste lettere, ha potuto rintracciare gran copia di scritti minori del Pareto, dispersi in numerose riviste italiane e straniere, che finora erano sfuggiti ad ogni anche paziente ricerca.
Ma non soltanto il carattere ed il pensiero di Pareto vengono ad essere illuminati dal suo carteggio con Pantaleoni; sopra tutto per il periodo che va dal 1890 alla fine del secolo, le sne lettere contribuiscono, talora in maniera per nulla irrilevante, a chiarire numerosi aspetti e retroscena della vita politica italiana, del clima culturale e morale allora dominante, a far risaltare sotto una luce nuova caratteristiche di uomini e singo­larità di fatti. U quadro complessivo che ne esce è forse persino più tetro di quello che viene di solito tracciato dagli osservatori contemporanei e dagli storici posteriori anche più inclini alla critica demolitrice. U pessimismo con cui il Pareto guarda alla vita politica italiana e ancor più al carattere degli Italiani in generale è, si può dire, assoluto. Ma se talvolta gli si può anche imputare un'eccessiva unilateralità di giudizio ed una smodata acrimonia nel valutare uomini e cose, non si può negare, in generale, l'acutezza delle sue valutazioni, l'originalità della sua visione, la rettitudine sia pure un po' arida dei suoi sentimenti*
Gii anni che vanno dalle prime lettere del 1890 alla crisi del '98, vedono il Pareto, come del resto il Pantaleoni, impegnati in primo luogo nella pugnace ma anche sfortunata lotta antiprotezionista, a favore di un completo liberismo. Sono anche gli anni in cui Pareto si eente per più versi vicino a uomini ed a posizioni dell'estrema sinistra e vede il primo e più pericoloso nemico da combattere non tanto nel socialismo popolare, ma nel socialismo borghese, cioè il socialismo di fatto, avido e gretto, della borghesia industriale ed agraria, che si serve dell'intervento dello Stato nelle materie economiche, in particolare del protezionismo e del corso forzoso, per promuovere e difendere ad ogni costo i propri interessi. Io sono un pretto democratico egli scriveva nel 1891 in questo senso, che procurare la maggiore somma possibile di bene al maggiore numero d'uomini è lo scopo della vita. Non sono cieco pei difetti della democrazia, ma mi pare che il minor mole sia ancora da quella parte. Almeno ò cosa da provarsi, mentre la prova dei regimi aristocratici (nel senso proprio della parola: dei migliori) è stata fatta ed è riescila pessima. Io Mpero (non dico di essere certo) che i mali della democrazia si possano correggere colla libertà. Come già ti scrivevo, non contendo che i pochi sieno più istruiti dei molti ma il guaio sta che di quella loro istruzione si volgono pot appropriarsi e godersi i beni dei motti, onde non conviene affidare loro il potere. Se fossero moderati ncll'appropriarsi i boni al­trui, come in parte lo furono in Inghilterra, potrebbero fare ad un tempo il bene proprio e dell'intero paese. Ma disgraziatamente sono, questi, casi eccezionali; solitamente, come
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