Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO TAPPARELLI D' (FAMIGLIA); BIBLIOTECA CIVICA DI SAVIGLIA
anno
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1964
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pagina
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114
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IH
Libri e periodici
ora accado in Italia, Bono Lauta avidi che giungono sino a fora danno a loro medesimi col* l'cccedere nel gravare U popolo del quale si godono il lavoro .
vari anni dopo, al Pontoleoni che non condivideva certe sue manifestazioni di simpatia per i socialisti, egli rispondeva, nel 1897: Tu sostieni un paradosso, paragonando i crispini ai socialisti: 1) sai meglio di me che i crìspini tirano a rubare i quattrini dei contribuenti, e sinora i socialisti non hanno rubato nulla; 2) io conosco il Digny, il Torrigiani ed altri deputati crìspini o so che hanno interessi, non idee; conosco pure il Turati, il Colajanni ed altri socialisti e so che sono interamente di buone fede e che sono pronti a fare sacrifici per difendere le loro idee; 3) i socialisti hanno idee economiche sbagliate, ma hanno idee sociali ottime, cioè considerano che scopo ultimo e diretto di ogni provvedimento deve essere il bene dei più. Quindi, ' il prestigio della monarchia 4 la gloria militare ', * la grandezza della patria ecc. contano niente per loro, quando tutte quelle belle cose si devono comperare togliendo di bocca il pane al popolo. In Germania, in Francia, in Italia, i socialisti sono i soli che si oppongono sinceramente alla guerra, i soli che abbiano il coraggio di votare contro i bilanci della Guerra e della Marma .
Il socialismo, egli riteneva allora, rappresentava uno stadio necessario nell'educazione civile del popolo, e rappresentava quindi un fattore positivo. Nel dicembre 1897, scriveva: e Iu Italia i poveri sono oppressi, perchè non si sanno difendere, e non si sanno difendere perché ignoranti e viventi nel timore e nel rispetto dei ticchi e del governo. I socialisti li istruiscono ed insegnano loro a scuotere tale rispetto e tale timore. L'istruzione dei socialisti non è diretta, e indiretta. Non insegnano direttamente la verità (poiché in molte cose errano) ma fanno pensare alle quistioni economiche e sociali il popolo... In una materia qualsiasi si può stabilire la seguente gradazione: I. grado infimo: ignoranza completa, indifferenza per la materia; II. grado medio: ci occupiamo della materia, diciamo spropositi, facciamo errori, ma pensando e ragionando ci avviamo a conoscere la verità; HI. grado superiore: conosciamo la verità. Riguardo alle materie economiche, il popolo italiano è nel grado I. Preti, re, e signori vogliono che ci rimanga. I socialisti lavorano per farlo salire al II grado. 1 liberali (se ed fossero!) potrebbero farlo sabre al III.
Certo, nell'amicizia e nella stima del Pareto per uomini come Cavallotti e Colajanni, nel suo atteggiamento di sia pur controllata simpatia per il movimento socialista e per certi suoi dirigenti, come Filippo Turati, c'era anche quella sua fondamentale indifferenza per lo strumento politico, cui lo portava il considerare la battaglia liberista contro ogni forma di interventismo statale come fine essenziale e quasi esclusivo da perseguire. Non per nulla egli poteva pure scrivere tranquillamente che per difendere il libero scambio, io credo di potere scrivere dovunque, magari sub'Unità cattolica , cioè sul più importante quotidiano deDa reazione cattolica, per hi quale egb non nutriva certo soverchie simpatie. Ma in lui c'era anche la consapevolezza di trovarsi, con il socialismo, di fronte ad un clima morale assai diverso dall'affarismo, dall'egoismo brutale, dal meschino arrivismo politico, che caratterizzavano tonta porte della classe dirigente italiana d'allora. Il che non significa neppure, però, che Pareto volesse riversare sui governanti tutta la colpa delle tristi condizioni politiche e morali dell'Italia, quali a lui apparivano. La responsabilità era co rnunc a governanti e governati, e questi ultimi avevano tutto sommato quel che si meritavano: Non si deve confondere l'Italia col governo, egli scriveva per esempio qualche tempo dopo la definitiva caduta di Crispi ma nemmeno si deve dare colpa al governo di ciò che è colpa degli Italiani. Se l'Italia ha avuto un Crispi, è perché gli Italiani non sono gente morale. Ecco proprio la verità. In effetti, la critica acerba del carattere morale degli Italiani costituisce un motivo ricorrente nelle lettere qui pubblicate. A queste deficienze fondamentali di carattere, ch'egli sembra considerare alla*fine corno connaturate nella natura del popolo italiano, Pareto attribuisce, più ancora che alle strutture economiche ed alle istituzioni politiche, l'origine dei mali peggiori. Già in una delle sue prime lettere, nel 1891, egli aveva scritto: * Il vero male del nostro paese a me paro sia specialmente che inanelliamo di persone indipendenti ed energiche. Per tal modo nessuno reagisce contro il male. Si transige, si cerea di attenuarlo con sofismi, si scusa tutto e tutti. E non veggo, neppure molto lontano, alcuno speranza di migUoromento .